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Benedetto XVI in Australia
Dossier Speciale

LA CHIESA CATTOLICA

IN AUSTRALIA

 

Secondo i dati ufficiali del governo australiano[17] nel Paese ci sono 12.658.800 cristiani (63,9%), 1.105.100 non-cristiani (5,6%) e 5.930.600 cittadini che non dichiarano la fede religiosa o dicono di non avere nessuna (29.9%). I cattolici, confessione religiosa maggioritaria, rappresentano il 25,8% (5.126.900).[18]

 

La vicenda religiosa dell’isola-continente coincide in buona parte con la storia delle immigrazioni. Durante il XIX secolo, i colonizzatori europei impiantarono in Australia le Chiese da cui provenivano: la Chiesa di Inghilterra (anglicana), poi la Chiesa cattolica[19] e altre comunità: metodisti, presbiteriani, congregazionisti, luterani e battisti. I primi cristiani arrivarono a bordo della flotta guidata da Arthur Phillip. Un decimo dei deportati giunti a «Botany Bay» nel 1788 era nato in Irlanda, dunque di religione cattolica.

La prima Messa e la cura pastorale della minoranza cattolica. Notizie precise si hanno riguardo alla prima Messa cattolica nel Paese. Essa avvenne il 15 maggio 1803 e a celebrarla fu un sacerdote irlandese detenuto (per un reato non commesso): padre James Dixon (1758 - 1840), a cui il Governatore della colonia affidò la cura della piccola comunità cattolica. Ogni anno la Chiesa australiana ricorda l'avvenimento come l'inizio della libertà di culto concessa ai cattolici.[20]

La prima evangelizzazione in Australia dovette fare i conti con la precedente e forte presenza della Chiesa Anglicana. Fin dall'arrivo della prima flotta britannica l'anglicanesimo era l'unica religione ammessa. Più volte si tentò di portare dei preti cattolici nella colonia, ma senza successo. I pochi cattolici delle colonie penali erano costretti a partecipare alla Messa domenicale anglicana per non subire la riduzione della razione quotidiana. Nel 1792 la petizione per garantire un prete cattolico ufficiale per la colonia non portò frutti e i cattolici continuarono a rivolgersi ai cappellani anglicani per cerimonie come battesimo, matrimoni e funerali. Nel 1802 erano oltre 1700 i cattolici in Australia, ma il Paese non aveva neanche un prete. Bisognò aspettare fino a maggio del 1803 perché il Governatore autorizzasse la celebrazione della prima Messa per un gruppo di deportati a «The Rocks», evento commemorato in una vetrata artistica all'interno della Cattedrale di St. Mary.[21] Nel 1819, dopo le numerose richieste e una Commissione d’indagine, due sacerdoti furono autorizzati ufficialmente dal governo della colonia a prendersi cura dei cattolici del Nuovo Galles del Sud.

LA CARTINA DI PADRE VITTORIO RICCIO

La cartina, custodita nell’Archivio Storico della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, racconta la storia della missione cattolica in quella terra immensa. Dai primi insediamenti di coraggiosi missionari, all’istituzione delle prime Prefetture Apostoliche, grazie allo sforzo, allo zelo apostolico e alla dedizione dei missionari Maristi, Picpussiani, Carthusiani, Cappuccini e di molti altri ordini religiosi che nei secoli sono approdati nel Pacifico e che hanno contribuito ad evangelizzare lo sterminato continente oceanico.

Il sogno di padre Vittorio Riccio. Il primo accenno all’evangelizzazione dell’Australia, e di buona parte dell’Oceania, ha però oltre 330 anni: si tratta di un documento del sacerdote italiano dell’Ordine dei Predicatori, padre Vittorio Riccio, che con una commovente lettera e una piantina geografica da lui disegnata, chiede a Propaganda Fide l’autorizzazione per guidare una missione “nella Terra Australe”.[22]

Mons. Polding, il primo vescovo. Il 12 maggio 1834 fu istituito il Vicariato Apostolico di New Holland. Padre John Bede Polding fu nominato Vicario Apostolico con giurisdizione su quel territorio, noto oggi come Commonwealth of Australia. John Bede Polding (1794-1877)[23], monaco benedettino inglese, fu anche il primo vescovo cattolico australiano. Il suo sogno era di istituire una Chiesa fondata sugli ideali monastici inglesi, ma i sacerdoti di padre Polding erano in maggioranza preti secolari irlandesi e avevano altri progetti. I loro sforzi e quelli dei vescovi irlandesi assegnati alle nuove diocesi, grazie alle particolari caratteristiche geografiche e sociali dell'Australia, sovvertirono la visione di Polding. Il clero irlandese dominò la vita cattolica del Paese fino al 1930, quando i sacerdoti australiani divennero più numerosi[24]. Gli anni '50 registrarono un vero e proprio boom per l'Australia cattolica. Il numero di cattolici si moltiplicò rapidamente, incrementando la percentuale e la presenza dei cattolici nella popolazione australiana e furono istituite nuove parrocchie. La comunità cattolica era cresciuta realizzando il sogno di quei vescovi irlandesi, che, nel secolo precedente, si erano impegnati allo scopo di creare una Chiesa solida sul modello di quell’irlandese. Gli imponenti cambiamenti sociali nell'Australia degli anni '60 e '70 ed i flussi migratori del dopoguerra provenienti da Italia, Libano, Vietnam ed altri paesi modificarono la situazione. I nuovi arrivati volevano seguire la Messa nella loro lingua madre e chiedevano scuole per i loro figli. La Chiesa richiese sacerdoti dai paesi d'origine degli emigranti e costruì nuove scuole e nuove chiese. Un aspetto importante dell'istruzione cattolica degli ultimi trent'anni è stato iscrivere studenti di famiglie di lingua non inglese. Nel sistema scolastico di Sydney, per esempio, il 50% degli alunni ha almeno un genitore di lingua madre non inglese. Le nuove generazioni di cattolici australiani provenienti da paesi e aree come Libano, Corea, Filippine, Hong Kong, Sudamerica, Sudest asiatico e più recentemente Sudan, hanno mantenuto la tradizione di dare ai propri figli un'istruzione cattolica. A tutte queste comunità, e sono moltissime, piccole e grandi, la Chiesa cattolica australiana presta molta attenzione pastorale e, in pratica, ciascuna è seguita da uno o più cappellani membri della medesima. Le comunità d’immigrati più numerose si trovano principalmente a Sydney e Melbourne.

 

 







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