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Benedetto XVI in Australia
Dossier Speciale

I PATRONI DELLA XXIII GMG 2008

 

Maria, «Croce del Sud»

 

Oltre a “Nostra Signora della Croce del Sud, Aiuto dei Cristiani”, la GMG 2008 per volere degli organizzatori avrà 10 Santi e Beati invocati come “patroni”. Maria Vergine è Patrona dell’Australia con il titolo di "Aiuto dei Cristiani", e patrona dell'arcidiocesi di Sydney la cui Cattedrale le è stata dedicata. Con il titolo di “Nostra Signora della Croce del Sud” è la patrona della diocesi di Toowoomba. Il titolo “Croce del Sud” trae origine dall'omonima costellazione visibile solo dall'emisfero meridionale. Nel 2001 l'arcivescovo Francis P. Carroll, allora Presidente della Conferenza episcopale australiana ha detto: "Siamo convinti che Maria, Madre di Gesù, sarà con noi a pregare per noi e a condurci da suo Figlio. Sotto l'ombra e con il potere dello Spirito Santo Maria ha concepito Gesù, lo ha allevato da bambino, lo ha cercato quando era sparito, ha ispirato il suo primo miracolo ed è rimasta ai piedi della croce fino alla fine. Era in compagnia degli Apostoli e dei Discepoli quando lo Spirito Santo discese con la potenza della Pentecoste per fondare la Chiesa”.

 

Beata Mary MacKillop (1842 – 1909)

Serva dei poveri e analfabeti (australiana)

 

Sor Mary of the Cross, Beata Mary MacKillop, morì l'8 agosto 1909 nel convento di Mount Street e qui è seppellita[34]. Mary MacKillop, prima beata australiana, serva dei poveri e analfabeti, fondò le Suore di St. Joseph. Fu beatificata da Giovanni Paolo II nel 1995 a Sydney. Qui, nel quartiere di North Sydney si trova il suo santuario. Mary MacKillop lascia un'incredibile eredità con la sua generosità e la determinazione a rispondere ai bisogni della carità di Cristo su tutto il grande continente. Il santuario è stato il primo luogo ad accogliere la Croce della GMG e l'Icona al loro arrivo in Australia, e sarà il punto di partenza del pellegrinaggio verso il Southern Cross Precinct per la Veglia e la Santa Messa Conclusiva con il Papa. La Beata Mary MacKillop, conosciuta come Madre Maria della Croce, nasce a Melbourne nel 1842 da una famiglia d’emigranti scozzesi. Quando nel 1861 Padre Julian Tennyson Woods[35] incontra Mary il suo desiderio di servire Dio e di rendere l'educazione cattolica accessibile a tutti i bambini lo ispirano profondamente. Insieme con Mary padre Julian fonda le Suore di San Giuseppe Sacro Cuore. Maria lavora al servizio di Cristo e della Sua Chiesa in tutta l'Australia e la Nuova Zelanda spostandosi a cavallo da un luogo all'altro: Penola, Adelaide, la campagna desertica e per finire Sydney. Adotta una bambina abbandonata di Penola, viaggia di notte per assistere una suora moribonda a Port Augusta e sfida le acque burrascose del Kincumber per raggiungere un bambino in fin di vita. La loro missione era di dare ai bambini un'istruzione con un'attenzione particolare alla formazione ed alla pratica religiosa. Nel secolo successivo, le «Josephite Sisters» aprono molte scuole in tutta l'Australia e in Nuova Zelanda. Le suore lavorano anche tra i poveri emarginati cercando di dar loro conforto in tutti i modi. Lo zelo dei santi spesso fa emergere contrasti e Mary è oggetto di critiche, di ambiguità e anche di gelosia da parte delle persone che la circondano, del clero locale e di alcune suore all'interno della sua comunità. Questo le costa la scomunica del vescovo di Adelaide. La reazione di Mary è di obbedienza diligente e fiducia nella Provvidenza divina. In seguito lo stesso vescovo, prima di morire, la riammetterà alla comunione con la Chiesa riconoscendo umilmente il suo grave errore. Con l'età, la salute di Mary si deteriora, ma questo non le impedisce di continuare la sua opera tra i poveri. Nel 1901, durante una visita alle comunità della Nuova Zelanda, Mary è colpita da infarto. Rientra a Sydney con una diagnosi severa: affetta di cardiopatia grave. Morirà l'8 agosto 1909. 

Paolo VI si recò in pellegrinaggio alla tomba di Mary MacKillop il 2 dicembre 1970. Lo stesso fece Papa Giovanni Paolo II il 19 gennaio 1995. Benedetto XVI farà una Visita di preghiera alla “Mary MacKillop Memorial Chapel”  il 17 luglio.

 

Giovanni Paolo II (1920-2005)

Servo di Dio, “padre” della GMG

 

Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, “padre” della GMG, visitò l'Australia nel 1986 e nel 1995 e ancora oggi è fonte di ispirazione per una generazione di giovani che in occasione della GMG 2008 avranno la possibilità di sentire la sua presenza e cercare la sua intercessione. Karol Wojtyła, divenuto Giovanni Paolo II con la sua elezione alla Sede Apostolica il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, il 18 maggio 1920. Era l’ultimo dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia. Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania. A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia. Fu ordinato sacerdote il 1̊ novembre 1946. A Roma conseguì nel 1948 il dottorato in teologia, con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce. Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Papa Paolo VI, che lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967. Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. I Cardinali, riuniti in Conclave, lo elessero Papa il 16 ottobre 1978. Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è durato quasi 27 anni. I suoi viaggi apostolici nel mondo sono stati 104. In Italia ha compiuto 146 visite pastorali. Come Vescovo di Roma, ha visitato 317 parrocchie (su un totale di 333). Alle Udienze generali del mercoledì (1166 nel corso del Pontificato) hanno partecipato più di 17 milioni e 600 mila pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo. Numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato, come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri. Ha dato un impulso straordinario alle canonizzazioni e beatificazioni, per mostrare innumerevoli esempi della santità di oggi, che fossero di incitamento agli uomini del nostro tempo: ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni, per un totale di 482 santi. Scrisse 14 Lettere encicliche e pubblicò diversi libri. Ha proclamato Dottore della Chiesa santa Teresa di Gesù Bambino. Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio della Causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La Causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale per la diocesi di Roma.

Beata Madre Teresa di Calcutta (1910-1997)

Povera tra i poveri

 

Per molti, Madre Teresa di Calcutta, è il volto femminile della Chiesa cattolica dei nostri tempi. Al servizio degli emarginati della società, Madre Teresa, povera tra i poveri, è riuscita a mettere in azione l'amore. Il suo spirito caritatevole ha convinto molti a seguirla e certamente ispirerà i giovani del mondo "ad amare fino a soffrire", seguendo l'esempio di Gesù e mettendo la propria vita al servizio del prossimo. Non poneva limiti all'amore di Gesù Cristo che esprimeva assistendo i più poveri tra i poveri. Agnes Gonxha Bojaxhiu nasce il 26 agosto 1910 a Skopje in Macedonia da genitori albanesi. A 12 anni aveva già sentito la chiamata di Dio che chiedeva di donarGli la vita. Così a 18 anni abbandona la casa di famiglia ed entra nelle “Sorelle di Loreto”, un ordine irlandese di suore con una forte presenza in India. Nel 1931, dopo aver preso i voti, Teresa insegna qualche anno nella St Mary's High School. Ma è tra la povertà e la sofferenza degli slum di Calcutta che madre Teresa sente la sua vocazione e così istituisce una scuola a cielo aperto nei quartieri più poveri. Nel 1950, Madre Teresa riceve dal Vaticano il permesso di realizzare una congregazione diocesana con la missione di aiutare gli emarginati dalla società che soffrono fisicamente e spiritualmente. Nascono così le Missionarie della Carità e nel 1952 Madre Teresa apre la sua prima casa per malati e moribondi. Morì nel 1997 in India. È stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 con il nome di Beata Teresa di Calcutta.

 

Santa Teresa di Lisieux (1873 -1897)

«Gentilezza e amore»

 

Santa Teresa di Lisieux, “dottore” della Chiesa è patrona dell'Australia. Come patrona delle missioni e suora carmelitana contemplativa, la sua vita è esempio del collegamento tra testimonianza generosa vissuta con il potere di Cristo e necessità di sentirsi come un bambino fiducioso davanti a Dio. Nel 2002 le sue reliquie sono state portate in giro per l'Australia confermando la sua grande popolarità in questa terra. Santa Teresa di Lisieux è nata in Francia nel 1873 da Louis e Zelie Martin. All'età di quattro anni Teresa perde la madre a causa di un cancro. A nove anni, l'amata sorella maggiore di Teresa, Pauline, entra nel monastero delle carmelitane di Lisieux. Sola e sconvolta, Teresa si ammala e soffre costantemente di emicranie, insonnia, febbre, delirio e allucinazioni. Le cure sembrano non avere effetto finché il 13 maggio 1883 avviene un miracolo. Aveva la testa rivolta verso una statua della Vergine Maria e pregava per la sua salute quando, improvvisamente, il volto di Nostra Signora s’illuminò di “gentilezza e amore”. Il sorriso della Beata Madre era stata la sua cura! Verso i dieci anni Teresa comprende la missione della sua vita: impegnarsi nella salvezza delle anime. Verso i 15 anni Teresa chiede di essere ammessa al convento delle Carmelitane ma senza successo. Non si perde d'animo e decide di andare a Roma per incontrare il Papa e chiedergli il permesso per diventare suora. All'inizio, il Papa era riluttante ma poi le accorda il permesso e un anno dopo Teresa entra in convento per trascorrere il resto della sua vita in clausura. Teresa percepiva Dio come un tenero e affettuoso Padre, felice anche per il più piccolo gesto di carità. Aveva una fiducia totale in Dio, una coraggiosa fiducia in Lui. Il 30 settembre 1897, a 24 anni, Teresa muore rassicurando le generazioni future che potrà fare molto di più per loro in paradiso. La vita di Teresa è la testimonianza della semplicità e della fede in Dio che, quando è ispirata dalla carità, riesce a sopraffare i sentimenti della rinuncia.

 

Santa Faustina Kowalska (1905 - 1938)

Testimone della misericordia e della compassione divine

 

Faustina Kowalska era una Suora polacca della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia. Gesù le chiese di diventare “apostolo della misericordia”; di essere un modello di misericordia verso il prossimo e un mezzo per dare rilievo al volere misericordioso di Dio per il mondo. Muore a 33 anni, eppure il suo diario "Misericordia Divina nella mia Anima" è un classico della moderna spiritualità. È stata la prima santa ad essere canonizzata nel terzo millennio! Santa Faustina, Helena Kowalska, nasce a Glogowiec, in Polonia il 25 agosto 1905, terza di dieci figli, da Marianna e Stanislaw Kowalski. Frequenta la scuola per appena tre anni e all'età di 15 anni abbandona la casa paterna e va a servizio presso alcune famiglie benestanti per aiutare economicamente i genitori. Fin dall’età di sette anni Faustina avverte nella sua anima la vocazione religiosa. A 18 anni i genitori le negano il permesso di entrare in convento che lei interpreta come un segno a reprimere la sua vocazione. Nonostante ciò Dio persiste. Un giorno, ad una festa, Faustina ha una visione del Signore sofferente che le dice "Quanto devo ancora seguirti e quante volte ancora mi respingerai?" Faustina riesce a sentire chiaramente la voce del Signore e, in questa circostanza Dio le chiede di partire per Varsavia ed entrare in convento. Viene respinta da molti conventi che mettono più volte alla prova la sua pazienza ma alla fine viene ammessa nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Dai 20 anni in poi, Faustina lavora al convento come cuoca, giardiniera e portinaia. Nonostante una vita alquanto ordinaria, Faustina intimamente parla con il Signore e la Madonna e annota le sue conversazioni in alcuni diari che saranno pubblicati solo dopo la sua morte. Affronta battaglie spirituali e fisiche. Le sue battaglie spirituali non nascono solo dai grandi dubbi sulla sua vocazione ma anche dall'intenso tormento spirituale che riguarda la sua fede. E questo le consente di crescere confidando in Dio e nell'amore per la Madonna. All'età di 31 anni si ammala di tubercolosi e con grande coraggio e fede in Dio riesce a usare la sua malattia per offrire la sua vita in sacrificio al posto degli inconsapevoli o di coloro incapaci di sacrificarsi per se stessi. Muore il 5 ottobre 1938. La sua missione in accordo con il nome del suo convento era stata quella di parlare agli altri della grande misericordia che Dio ha per noi.

 

Santa Maria Goretti (1890-1902)

Testimone della castità e del perdono

 

Maria Goretti era una giovane italiana che per difendere la sua purezza dalle minacce di un libidinoso amico di famiglia fu uccisa brutalmente. Convertito al Cristianesimo grazie alla testimonianza di Maria, il suo assassino sedette accanto alla madre alla cerimonia di beatificazione. Nel 20° secolo, come martire o "testimone" della castità, Maria è un esempio della semplice e potente vittoria di Cristo in un mondo che ha tanto bisogno di testimonianze come la sua. Patrona della gioventù, Maria Teresa Goretti nasce nel 1890 a Corinaldo in Italia da Luigi Goretti e Assunta Carlini, gente semplice di campagna in lotta contro la povertà. Nel 1899 Luigi Goretti si trasferisce con la famiglia a Ferriere di Conca, vicino Latina, dove condividono un edificio con Giovanni Serenelli e suo figlio adolescente Alessandro. A nove anni, dopo la perdita del padre causata dalla malaria, Maria sviluppa grande forza e maturità. Si occupa della casa e dei suoi cinque fratelli minori mentre sua madre va a lavorare nei campi. La sua volontà ferrea diventa un aspetto fondamentale del suo santo martirio, come il consiglio di sua madre di cui fece sempre tesoro nella sua anima "non commettere mai peccato, a nessun costo". Il 5 luglio del 1902, Maria, undicenne, stava badando alla sua sorellina Teresa quando Alessandro Serenelli entrò in casa sua. Voleva obbligarla ad un rapporto sessuale, ma all'ennesimo rifiuto di Maria, il suo aggressore decise di ucciderla. Maria cercò di convincerlo senza successo che con il suo atteggiamento rischiava l'eterna dannazione. Alessandro soffocò Maria che continuava a resistergli e che preferiva morire piuttosto che cedere. Accecato dalla rabbia la pugnalò per 11 volte. In fin di vita, Maria strisciò verso la porta mentre il suo aggressore la pugnala altre tre volte. Maria fu operata ma le ferite erano troppo gravi. Il giorno successivo, il parroco di Nettuno le porta il Viaticum chiedendole di perdonare Alessandro. "Si! Si!" rispose lei, "Per amore di Gesù lo perdono; voglio che venga con me in Paradiso!" Il 6 luglio, dopo 20 ore di penosa agonia, Maria muore. Alessandro Serenelli viene condannato a 30 di carcere, di cui i primi otto passati senza il minimo rimorso per il crimine commesso. Il 10 ottobre 1910 Alessandro dichiara che in prigione, steso sulla brandina, ha avuto una visione di Maria che gli porgeva dei gigli bianchi che una volta nelle sue mani prendevano fuoco. Immediatamente confessa le sue colpe e riconosce la virtù e l'innocenza della sua vittima. Il 24 giugno 1950 Maria viene beatificata da Papa Pio XII alla presenza di sua madre e del suo assassino.

 

San Pietro Chanel (1803-1841)

Testimone del coraggio e della bontà

 

Pietro Chanel era un prete missionario francese martirizzato sull'isola Wallis e Futuna. Il suo corpo è stato esposto nella cappella di Villa Maria a Sydney per due settimane prima di fare ritorno in Francia. Come "protomartire dell'Oceania" è giustamente tra i patroni della prima GMG d'Oceania, ed è un modello di ispirazione per essere testimoni di Gesù "fino agli estremi confini della terra" (Atti 1,8). Pietro Chanel nacque il 12 luglio 1803 a Cuet in Francia. La pietà e l'intelletto che lo caratterizzavano attirarono l'attenzione del prete di Cuet. Ammesso a frequentare un programma di istruzione finanziato dalla Chiesa nel 1827 entra in seminario e viene consacrato sacerdote. Nel 1831, Pietro entra nella società dei maristi ai quali era affidata l'evangelizzazione dell'Oceania. Pietro insegna per cinque anni al Seminario di Belley e poi nel 1836 viene nominato padre superiore del gruppo di Missionari Maristi del Sud-Ovest del Pacifico. Il gruppo parte il 24 dicembre 1836 insieme al vescovo Jean-Baptiste-François Pompallier che di li a poco diventa primo vescovo della Nuova Zelanda. Pietro viene mandato sull'isola Futuna and Wallis. Arrivato li realizza che le guerre tra tribù e la pratica del cannibalismo avevano ridotto il numero di abitanti a poche migliaia e i sopravvissuti erano monopolizzati da una religione che celebrava il culto del terrore e adorava divinità maligne. Pietro lavora con fede, impara la lingua nativa, cura i malati, battezza i morenti guadagnandosi la reputazione di puro di cuore. Il messaggio di bontà di Pietro e la dimostrazione d'amore incondizionato per i nativi fu inizialmente accettato dal re Niuliki. Poi successe che Niuliki vide nel cristianesimo una minaccia per i suoi diritti di “sacerdote supremo”, e si accorse che quella religione allontanava i nativi dagli idoli. All'alba del 28 aprile 1841 Pietro viene picchiato e torturato dal guerriero favorito del re, Musumusu e da un gruppo di capi che aveva tramato per mettere fine alla sua influenza. Pietro muore per una ferita da ascia alla testa. La salma, portata in Francia e a Roma passando per la Nuova Zelanda e l'Australia, fu esposto per due settimane a Villa Maria a Sydney. Pietro fu dichiarato martire e beatificato nel 1889. Papa Pio XII lo ha canonizzato nel 1954. Dopo qualche anno dalla morte di San Pietro Chanel molti abitanti dell'isola di Futuna si convertirono al cattolicesimo.

 

Beato Pietro To Rot (1912-1945)

Testimone del dono spirituale della generosità

 

Pietro To Rot era un laico sposato nativo di Papua Nuova Guinea. Catechista brillante e intuitivo, padre di tre figli, fu torturato e ucciso a soli 33 anni "per ragioni di fede " in un campo di concentramento giapponese alla fine della II Guerra Mondiale. Il Beato Pietro To Rot, nasce a Rakuna in Papua Nuova Guinea nel 1912 ed è il primo abitante di questo paese ad essere stato beatificato. Suo padre Angelo To Puia, capo di una tribù della Melanesia e su madre Maria La Tumul appartenevano alla prima generazione di cristiani della regione. Sin da giovane Pietro possedeva una forte spiritualità oltre ad essere un brillante studente. Per questa ragione il sacerdote locale, Padre Emilio Jakobi, credette subito nella vocazione di Pietro al sacerdozio. Ma Dio aveva altri piani. Desiderava che Pietro lo seguisse intimamente ma in un modo diverso. Su richiesta del padre, Pietro studia catechismo fino a 18 anni rendendosi in questo modo utile ai missionari e quasi subito assume naturalmente il ruolo di leader. Grazie alla sua vocazione riusciva ad avvicinare la gente a Dio. A Rakunai organizzò catechesi, classi di dottrina e preghiera. Amava la gente e desiderava vivere con loro le situazioni e le difficoltà quotidiane. A 24 anni Pietro sposa Paula La Varpit dalla quale avrà tre figlie. Nel 1942 i giapponesi occuparono la Papua Nuova Guinea. Missionari e personale delle missioni furono deportati nei campi di concentramento. Non essendo propriamente un missionario Pietro riesce a restare a Rakunai dove lavorare ancora di più per la Chiesa, servendo messa, diffondendo la dottrina e il catechismo, amministrando il battesimo e soprattutto preservando l'Eucaristia per i malati e i moribondi. All'inizio, i giapponesi non bandirono completamente le pratiche religiose cattoliche ma in seguito decisero di proibire categoricamente qualunque forma di riunione e adorazione religiosa. Per accattivarsi i capitribù locali ristabilirono la pratica della poligamia. Pietro che affermava la santità del matrimonio, e il suo significato nel volere di Dio, non si oppose solo ai giapponesi ma contestò pubblicamente anche suo fratello Joseph per aver accettato il ritorno alla poligamia. Pietro viene arrestato per le sue opinioni e nonostante i vari tentativi di liberarlo di alcuni membri della comunità nel 1945 Pietro fu ucciso con un'iniezione letale diventando martire della nostra fede. Pietro fu beatificato da Giovanni Paolo II nel «Sir John Guise Stadium» di Port Moresby (Papua Nuova Guinea) il 17 gennaio 1995.

 

Beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925)

Una vita caritatevole al servizio della giustizia

 

Beato Pier Giorgio Frassati è molto amato dai giovani per la sua personalità dinamica ed il suo impegno caritatevole nell'amore di Gesù. Il suo amore per lo sport, per gli amici e per i poveri ne fanno un modello ideale. Morto precocemente, aveva 24 anni, al suo funerale centinaia di famiglie furono la testimonianza del suo impegno personale. La sua dedizione verso la giustizia sociale come studente universitario è per i giovani pellegrini un esempio eroico. Pier Giorgio Frassati nasce in Italia, a Torino, il 6 aprile 1901. Sin da giovane si fa conoscere per la sua profonda vita spirituale che esprime attraverso la sua intensa opera caritatevole. Ci sono vari aneddoti sulla generosità del giovane Pier Giorgio e sulla sua intima comprensione della virtù della carità: una volta regalò le sue scarpe ad un ragazzo scalzo che aveva bussato alla porta di casa sua chiedendo l'elemosina, un'altra volta tornò a casa correndo perché aveva donato il suo biglietto del treno. Verso gli ultimi anni di scuola le opere caritatevoli di Pier Giorgio s’intensificano. In occasione del diploma riceve dal padre una somma di denaro. Pier Giorgio, utilizza quella somma per prendere in affitto una camera per una donna anziana sfrattata dal suo appartamento, procurare un letto per un uomo ammalato di tubercolosi e per i tre figli di una vedova malata ed addolorata. Nel 1918, a 17 anni, Pier Giorgio entra nella Società di San Vincenzo de' Paoli e dedica la maggior parte del suo tempo libero ai malati e ai bisognosi. Nel 1919 entra nella Federazione degli Studenti Cattolici e nel Partito Popolare, un'organizzazione politica impegnata a divulgare gli insegnamenti della Chiesa cattolica. Pier Giorgio dedica il suo tempo alla fondazione di un giornale cattolico “Momento” basato sui principi dell'enciclica sulla vita socio-economica di Papa Leone XIII, Rerum Novarum. L'apertura della sua fede ha un grande seguito per le vite spirituali dei suoi studenti sempre invitati a partecipare ai ritiri annuali organizzati dai Gesuiti. Nel 1922, Pier entra nel Terz'Ordine Domenicano prendendo il nome di Girolamo, predicatore domenicano e riformatore nel periodo del Rinascimento fiorentino e suo eroe personale. A fine giugno 1925 Pier Giorgio è colpito da un attacco acuto di poliomielite che, secondo i dottori, aveva contratto dai malati di cui si occupava. La malattia è ad uno stadio troppo avanzato per essere curata: il 4 luglio 1925 Pier Giorgio muore. In migliaia partecipano al suo funerale, molte persone intervenute erano proprio i poveri ed i bisognosi di cui si era occupato in maniera così altruista. Furono queste persone a chiedere all'arcivescovo di Torino di avviare la causa per la sua canonizzazione. Il processo si aprì nel 1932 e la sua beatificazione avvenne il 20 maggio 1990.

 







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