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Benedetto XVI in Australia
Dossier Speciale

INTERVISTE

Intervista con il cardinale Stanisław Ryłko

Presidente Pontificio Consiglio per i Laici

 

D.    Tra qualche settimana si celebrerà a Sydney la XXIII Giornata mondiale della gioventù. Si ripete spesso che le GMG sono un dono provvidenziale per la Chiesa dei nostri tempi. Può spiegarci in che senso?

 

R.    Le GMG sono eventi ecclesiali che riguardano la Chiesa in tutte le sue componenti, e non solo i giovani. Come amava ripetere Giovanni Paolo II, grazie alle GMG la Chiesa torna a scoprire sempre di nuovo il suo volto giovane, l’affascinante bellezza di una fede giovane. E la diffusione di un cristianesimo stanco, scoraggiato, ci fa sentire forte il bisogno della testimonianza di fede piena di slancio e di entusiasmo che parte dalle Giornate mondiali della gioventù. In questo senso, esse sono veramente un dono provvidenziale per la Chiesa del nostro tempo. Nella situazione di grave crisi educativa in cui versa la società postmoderna, nella quale è sempre più arduo trasmettere alle giovani generazioni valori essenziali per la vita, le GMG sono inoltre diventate importanti laboratori di pastorale giovanile. Esse offrono, infatti, linee guida di grande utilità per la cura pastorale dei giovani, favorendo sia il rinnovamento dei metodi sia la rinascita delle strutture necessarie in seno alle Chiese particolari. L’esperienza delle GMG aiuta insomma a cogliere ciò che è essenziale nel progetto pastorale della Chiesa per i giovani. A questo riguardo papa Benedetto XVI, grande maestro, mette acutamente in risalto priorità rilevanti quali, la centralità di Dio nella vita dell’uomo, il principio di ragionevolezza della fede, la necessità di educare i giovani alle scelte esistenziali definitive (alle scelte vocazionali!), la scoperta della positività del cristianesimo come progetto di vita, vale a dire la scoperta della bellezza di essere cristiani. Ogni GMG interpella, infine, gli operatori di pastorale giovanile a costruire ponti tra la straordinarietà dell’evento che vede i giovani radunati attorno al Successore di Pietro e la quotidianità della pastorale giovanile nelle diocesi e nelle parrocchie.

 

D.    Ogni GMG ha un obiettivo specifico. Qual è l’obiettivo della GMG di Sydney?

 

R.    A scegliere il tema di ogni Giornata mondiale della gioventù è il Papa, che ne spiega sempre il significato nel  Messaggio indirizzato di volta in volta ai giovani del mondo. Il tema della GMG 2008 è costituito dalle parole di Cristo riportate negli Atti degli Apostoli: «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At 1, 8). Nel contesto dell’Australia, Paese-continente fortemente secolarizzato, nel quale i cattolici sono una minoranza (il 25% circa della popolazione), questa Giornata mondiale vuole essere come una nuova Pentecoste. Benedetto XVI invita i giovani a riscoprire nella propria vita la terza Persona della Santissima Trinità, cioè lo Spirito Santo, grande protagonista della storia della salvezza, anima e respiro vitale dei cristiani. È necessario che i giovani non solo lo conoscano meglio, ma che entrino in un rapporto personale con lui e da lui si lascino guidare nella vita. Questa GMG, allora, si prefigge soprattutto di aiutare i giovani a capire l’importanza della Confermazione, il sacramento mediante il quale lo Spirito Santo ci dà forza speciale per testimoniare la nostra fede nel mondo. Come si sa, tra i sacramenti dell’iniziazione cristiana il sacramento della Confermazione è forse il meno sentito dai giovani e quello che pone più problemi dal punto di vista pastorale. Non sono pochi i giovani che non lo ricevono, rimanendo per tutta la vita con una iniziazione cristiana sacramentale incompleta. Per questa ragione, durante l’Eucaristia conclusiva della Giornata mondiale il Santo Padre conferirà la Cresima a un gruppo di giovani, spiegandone il significato più profondo e invitando chi l’ha già ricevuta a fare memoria di questo sacramento. La Confermazione è il sacramento della testimonianza. E testimoniare la fede in maniera persuasiva nel mondo di oggi è una grande sfida, che è lanciata a tutti i cristiani: la fede non si può ingabbiare nello spazio angusto delle faccende private, è un tesoro da condividere con gli altri. La prossima GMG si profila dunque come scuola di giovani confessori della fede e missionari di Cristo.

 

D.    La globalizzazione crea legami soprattutto negli ambiti economici e culturali. E la mancanza di una “globalizzazione della solidarietà” è motivo di un crescente divario tra regioni ricche e regioni povere. Dal canto suo, il consumismo erige idoli, esalta l’individualismo, porta al disprezzo dell’umano. Le GMG possono contribuire alla crescita della solidarietà e della comunione? Come?

 

R.    Le Giornate mondiali rappresentano per i giovani soprattutto un’esperienza importante dell’universalità della Chiesa, che raduna in un’unica famiglia tanti popoli e culture diverse. E sono esperienza di una Chiesa vicina ai giovani, di una Chiesa che non ha paura dei giovani e che, nella persona del Successore di Pietro, li cerca, gli parla, li ascolta. Come diceva Giovanni Paolo II, «la Chiesa ha tante cose da dire ai giovani e i giovani hanno tante cose da dire alla Chiesa» (Christifideles laici, n. 46). Già per questo le GMG diventano scuola di una comunione e di una solidarietà basate sul fondamento della stessa fede in Gesù Cristo. Favoriscono inoltre la nascita di amicizie tra giovani dei vari continenti e la conoscenza dei rispettivi Paesi di provenienza. E l’espressione più concreta di questa comunione solidale è il “Fondo di solidarietà”, alimentato da anni dai giovani dei Paesi più ricchi per aiutare i loro coetanei dei Paesi più svantaggiati economicamente a coprire le spese di viaggio per partecipare alla GMG.

 

D.    Le GMG possono aiutare ad arrivare al cuore dei giovani che non si identificano con la comunità ecclesiale o che non si riconoscono pienamente in essa?

 

R.    Le Giornate mondiali della gioventù non sono pensate solo per i giovani credenti pienamente coinvolti nella vita della Chiesa. Esse sono pensate anche, e non da ultimo, per i giovani lontani dalla fede, che non di rado vi arrivano seguendo degli amici, secondo la regola evangelica del “Vieni e vedi...”. Non è infrequente che la partecipazione alla GMG rappresenti per loro una svolta determinante per la vita, significhi la riscoperta della fede, o perfino la decisione di farsi battezzare. Come è stato il caso di un giovane volontario tedesco durante la GMG di Colonia nel 2005. Destinato al servizio di uno dei vescovi catechisti, che accompagnava con la propria auto nei suoi spostamenti, alla fine della GMG gli ha parlato della sua decisione di seguire il corso di preparazione al Battesimo, confidandogli di aver scelto come nome di battesimo “Benedetto”, per simpatia verso il Santo Padre. La storia delle Giornate mondiali della gioventù è anche la storia dei tanti giovani che dopo questa esperienza tornano a casa profondamente cambiati dall’incontro con Cristo e iniziano una vita nuova.

 

D.    Ci può offrire qualche riflessione sul cammino di maturazione della responsabilità ecclesiale dei laici, in particolare dei giovani?

 

R.    Grazie alle GMG è nata e continua a consolidarsi una nuova generazione di giovani che si pongono interrogativi essenziali circa il senso più profondo della vita e che trovano  risposta nell’incontro con Cristo, in quella grande compagnia di fede a raggio planetario che è la Chiesa. A questa nuova gioventù, che ha iniziato il proprio itinerario di fede con Giovanni Paolo II e lo continua oggi con Benedetto XVI, corrisponde una nuova generazione di operatori di pastorale giovanile, che guardando proprio all’esempio di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI pone al centro del suo servizio ai giovani la persona di Cristo. Di conseguenza, nasce pure una nuova generazione di laici cattolici. Essi si sono formati nell’alveo di quella “nuova stagione aggregativa” dei fedeli che si esprime nella straordinaria fioritura di movimenti ecclesiali e nuove comunità, che è frutto provvidenziale del Concilio Vaticano II. Grazie a questi nuovi carismi tanti laici cristiani, uomini e donne, adulti e giovani, hanno scoperto e scoprono la bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo agli altri.  Personalmente, vedo uno stretto legame tra le GMG e la nuova stagione aggregativa dei fedeli laici, e mi pare un grande segno di speranza per la Chiesa dei nostri tempi.

 

D.    A suo avviso, che cosa portano i giovani del mondo a Sydney e che cosa riporteranno con sé da Sydney?

 

R.    Alla GMG di Sydney i giovani portano innanzi tutto la loro giovinezza, che è la loro più grande ricchezza e la più grande ricchezza della Chiesa e della società. E portano la loro fede giovane, da professare e celebrare con gioia, da condividere con entusiasmo con i loro coetanei convenuti da ogni parte del mondo. L’Australia ne è assetata! Portano le loro esperienze, gli interrogativi, i problemi che vivono nei loro Paesi, che potranno mettere a confronto con quelli degli altri giovani.... Da Sydney porteranno a casa l’esperienza entusiasmante della Chiesa come popolo radunato dalla stessa fede in Gesù Cristo e animato dal suo Spirito. E riporteranno, come bussola sicura che indica la strada, la parola forte del Successore di Pietro. Questa esperienza della fede vissuta in comunione con tanti altri giovani provenienti da continenti e culture diverse è oggi quanto mai importante. Perché il nostro mondo globalizzato diventa sempre più massificante e genera sempre più anonimato, solitudine. I giovani ne soffrono molto, e ne risente la loro vita di fede, considerata sempre più spesso alla stregua di quelle questioni strettamente private di cui non è educato parlare in pubblico. Per molti giovani cristiani le GMG sono diventate un importante serbatoio di coraggio nella fede. Un efficace antidoto per non sentirsi più soli, una volta tornati a casa, a vivere la fede in Gesù Cristo. Un altro frutto delle GMG sono poi le scelte vocazionali sia per il sacerdozio, sia per la vita consacrata, sia per il matrimonio e la famiglia. Ho conosciuto tanti sacerdoti e tante giovani coppie di sposi che hanno fatto la propria scelta di vita definitiva proprio durante la Giornata mondiale della gioventù. A Sydney i giovani potranno raccogliere frutti in abbondanza, ma questo dipenderà certamente anche dalla misura in cui ciascuno di loro saprà accogliere questo dono di grazia. Ecco perché è così importante prepararsi adeguatamente alla GMG. Ecco perché è così importante costruire ponti che assicurino una continuità pastorale tra l’evento straordinario vissuto attorno al Papa e la vita quotidiana dei giovani.

 

Intervista con mons. Josef Clemens,

Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici

 

D. La GMG 2008 in Australia sarà una grande occasione per conoscere quella Chiesa locale con tutte le sue specificità, ma anche le sfide organizzative che ha dovuto affrontare. Lei ha una notevole esperienza in questo campo: come vede l’incontro di Sydney da questo punto di vista? I partecipanti, provenienti da società diverse e da Chiese particolari differenti, come potranno vivere un’esperienza di comunione universale?

 

R. Nonostante il forte influsso del Regno Unito nella storia d’Australia, la Chiesa cattolica è ora, a causa della recente immigrazione da alcuni paesi asiatici, la confessione cristiana più numerosa. Questo vuole dire, in cifre concrete, che più di un quarto (27 %) dei circa 20,5 milioni di abitanti (2006) sono cattolici, cioè ca. 5.4 milioni, divisi in 32 diocesi. Il carattere multi-etnico del cattolicesimo australiano porta in sé una grande opportunità per i giovani partecipanti alla GMG, che potranno sperimentare la vera cattolicità e conoscere, oltre la tradizione cattolica di origine europea (irlandese, italiana, tedesca), il cattolicesimo asiatico (filippino, vietnamita, cinese), che è molto vivace ma, a causa delle grandi distanze, poco noto in altre parti del mondo. Il Cardinale-Arcivescovo di Sydney George Pell attribuisce alla Chiesa australiana in genere un grande dinamismo e una grande creatività, che sono presupposti importanti per adempiere in un mondo secolarizzato il mandato missionario di Gesù. La grande metropoli di Sydney offre con il suo porto, il famoso Opera House e la Harbour Bridge una cornice bellissima per questo incontro mondiale. Naturalmente non erano poche le sfide organizzative da superare, ma il comitato australiano è riuscito ad assolvere questo compito con grande bravura e professionalità. Oltre all’enorme impegno della Chiesa stessa, c’è da rilevare anche la disponibilità delle autorità pubbliche dello Stato del New South Wales e del Governo Federale di Canberra, che sono state di grande aiuto nell’affronto dei problemi logistici.

 

D. Le GMG sono un’espressione della vita e del cammino dei giovani nell’ambito della Chiesa universale. Come sono stati organizzati i momenti dello scambio di esperienze e, sopratutto, la sintesi di tante diversità nell’unica e sola comunione attorno a Cristo?

 

R. Lo svolgimento della GMG di Sydney segue il modello ormai collaudato delle GMG, e i momenti più importanti di scambio di esperienze sono le catechesi, -che saranno date in trenta lingue nelle mattinate di mercoledì, giovedì e venerdì alle quali i giovani partecipano suddivisi in ca. 250 gruppi - e la seguente celebrazione dell’Eucaristia. Inoltre, il programma pomeridiano del «Youth Festival» offre un’altra grande possibilità di conoscere l’enorme varietà del mondo cattolico, ma sempre unito nella stessa fede. La naturale spontaneità dei giovani permetterà di costruire tanti «ponti» di conoscenza e anche di durevoli scambi di aiuto reciproco. La sintesi di tante diversità nell’unica e sola comunione attorno a Cristo diviene visibile e «sperimentabile» nelle grandi celebrazioni liturgiche, come la S. Messa di apertura del martedì, la Via Crucis del venerdì, la veglia del Sabato sera e la solenne Celebrazione eucaristica di chiusura domenica 20 luglio, durante la quale il S. Padre conferirà il sacramento della cresima a ventiquattro giovani provenienti da tutto il mondo, dall’Europa, Asia, Africa, America del Nord e Sud, dall’Oceania e Australia. Fin dall’inizio della preparazione della GMG di Sydney mi ha molto impressionato, leggendo la storia della scoperta del continente australiano, la spedizione del capitano portoghese a servizio della corona spagnola Pedro Fernández De Quirós (Évora 1565 - Panama 1615): questi, nel 1606, sbarcò su una grossa isola delle Nuove Ebridi, che ritenne facesse parte del continente meridionale, e chiamò questa regione del Pacifico «Terra Australis dello Spirito Santo». Ecco le sue parole: “I cieli, la terra, le acque con tutte le loro creature e tutti coloro qui presenti siano testimoni che io, Capitano Pedro Fernández De Quirós, nel nome di Gesù Cristo, isso l’emblema della Santa Croce su quale Gesù Cristo fu crocifisso e dove Egli diede la Sua vita per il riscatto e il rimedio dell’uma-nità, in questo giorno di Pentecoste, 14 maggio 1606, prendo possesso di tutta questa parte del Sud fino al polo nel nome di Gesù Cristo e d’ ora in avanti sarà chiamata la terra del sud dello Spirito Santo e questo da ora e per sempre fino alla fine e che il santo, sacro Vangelo possa essere predicato con zelo e apertamente a tutti in nativi, in tutte le terre suddette.”[54] Il capitano De Quirós era un uomo di fede e di grande zelo missionario. Sembra quasi un compimento della sua visione programmatica che dopo 402 anni lo Spirito Santo stia al centro del più grande raduno dei cattolici nella storia di questo continente. Anzi, la sua presenza sarà l’elemento unificante più forte, perché lo Spirito di Dio edifica l’unità nell’unico Signore Gesù Cristo. Lo Spirito Santo non ci disperde ma ci raduna, perché la verità unisce e l’amore unisce. Il nostro S. Padre Benedetto XVI dice: “Lo Spirito nei suoi doni è multiforme … Ma in lui molteplicità e unità vanno insieme.”[55] La GMG di Sydney ci ricorda la nostra vocazione a far parte, pur nella diversità, dell’unico popolo di Dio.

 

D. A suo avviso, come questo scambio di diversità nell’unità può e deve servire alla maturazione della responsabilità ecclesiale dei giovani nei loro paesi al ritorno dalla GMG?

 

R. Molti giovani sperimenteranno per la prima volta la cattolicità della Chiesa, che si compone di popoli provenienti da tutto il mondo (cfr. la GMG 2005 di Colonia con la presenza di 194 nazioni), con lingua, cultura e mentalità diverse. Molti verificheranno, forse per la prima volta, che non sono soli, ma che sono uniti con tantissimi giovani di tutto il mondo nell’unica comunità di credenti. Sono convinto che molti giovani si ricorderanno degli impegni presi nel ricevere il sacramento della cresima, e ad altri sarà ricordato di non lasciare da parte i sette doni che vengono offerti loro in questo sacramento dell’iniziazione cristiana. Il motto della GMG ricorda l’avvenimento della Pentecoste nel cenacolo di Gerusalemme che ha trasformato gli apostoli interiormente, gli ha dato una nuova forza e li ha fatti capaci di annunciare la buona novella «fino agli estremi confini della terra» (cfr. Atti 1,8). L’esperienza della cattolicità e il radicamento nell’autentica fede della Chiesa favoriscono senza dubbio l’impegno missionario. La GMG di Sydney vuole dare un forte slancio ai suoi giovani partecipanti, affinché non tengano per sé questa esperienza, ma abbiano a diffonderla presso gli altri, negli ambienti della scuola e del lavoro, fra gli amici e anche nella propria famiglia testimoniando la «buona novella» della fede, della speranza e della carità.

 

D. Quali sono i suoi suggerimenti per i giornalisti della RV e dei media per quanto riguarda la comunicazione, affinché sia capace di dare le informazioni adeguate e di trasmettere il senso vero e profondo dell’evento?

 

R. Il mio suggerimento più vivo ai giornalisti è di non lasciarsi “dominare” dagli aspetti secondari, ma di concentrarsi nell’informazione sui due grandi temi della GMG, cioè lo Spirito Santo e la Missione. Questo impegno si può realizzare tramite la massima diffusione e analisi delle allocuzioni e delle omelie del S. Padre, che saranno sicuramente molto profonde e penetranti. La GMG di Sydney non deve rimanere un «grande evento», ma deve causare una «Nuova Pentecoste» (Benedetto XVI) nel paese ospitante e provocare uno slancio missionario duraturo nei giovani partecipanti provenienti da tutto il mondo. Per questo, la Radio Vaticana e gli altri media dovrebbero per esempio cercare qualche «voce giovane» che possa commentare le parole del Papa e dei vescovi catechisti con le proprie esperienze e impressioni sulla GMG di Sydney. I media in Germania erano molto sorpresi durante la GMG ’05 di Colonia dall’entusiasmo e dalla spontanea disponibilità a testimoniare la fede davanti a milioni di telespettatori e radioascoltatori. Dando eco ai giovani, la Radio del Papa e gli altri mezzi di comunicazione partecipano attivamente al mandato missionario universale di Cristo.

 

D. Eccellenza, ecco i microfoni della Radio del Papa per trasmettere, se desidera, il messaggio che Lei ritiene opportuno alla vigilia del grande evento giovanile con Benedetto XVI.

 

R. Le GMG fanno vedere davanti a tutto il mondo che la Chiesa di Cristo è giovane e crede nei giovani e che investire nelle giovani generazioni è il miglior investimento possibile per il futuro della Chiesa e di tutta l’umanità! Ai giovani voglio ricordare le parole conclusive del Messaggio (2008) del Santo Padre: “La Chiesa ha fiducia in voi! Noi Pastori, in particolare, preghiamo perché amiate e facciate amare sempre più Gesù e lo seguiate fedelmente”.[56]

 

INTERVISTA CON S. Em. CARD. GEORGE PELL, ARCIVESCOVO DI SYDNEY

Conversazione con Charles Collins,

giornalista della Radio Vaticana

 

· Annunziare Cristo ovunque. Nel lungo incontro radiofonico con Charles Collins, sotto lo stimolo delle numerose domande del giornalista, il cardinale George Pell, nell’aprile scorso, tracciò un’ampia panoramica sulla Chiesa australiana a cominciare dalla sfida principale: “la nuova evangelizzazione, compito di fronte al quale esiste grande sensibilità da parte di tutti e nel quale s’impegnano molti fedeli laici. Lo stesso accade con i nostri seminaristi. Per esempio, i seminaristi di Sydney, che stanno sotto la mia responsabilità, sono chiamati periodicamente ad organizzare momenti di missione nelle parrocchie, per strada o nei centri commerciali. Abbiamo molta fiducia nei sacerdoti giovani e nella loro sensibilità perché sono consapevoli del loro dovere: annunziare Cristo sempre”.

· Le sfide del secolarismo. Descrivendo l’odierna realtà australiana, alla domanda sulla secolarizzazione delle società avanzate, l’arcivescovo di Sydney precisa: “Vi sono differenze importanti al riguardo tra le diverse società occidentali. Da un’ottica sociologica possiamo collocare l’Australia accanto a situazioni simili a quelle che si registrano negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Vi sono però delle differenze poiché in Australia il secolarismo non è arrivato così lontano né tanto in profondità come, per esempio, in Gran Bretagna. Da noi, nei confronti della religione esiste meno ostilità di quanto si registra negli Stati Uniti. C’è però meno entusiasmo religioso, questo sì. Per noi il problema è l’indifferenza e non tanto l’ostilità. In questo senso il lavoro pastorale è difficile: si tratta di trovare il modo di passare dall’indifferenza o ignoranza, ripeto non ostilità, al coinvolgimento. I giovani, per esempio, sono interessati a ciò che abbiamo da dire e trasmettere. Le giovani generazioni sono meno religiose dei loro nonni, ma molto più religiose dei loro genitori, almeno nel mio Paese.  Perciò, ritengo, che la GMG 2008 ci offre in quest’ambito una grande occasione. Ci aiuterà molto. Poi, la presenza del Papa, sarà rilevante. Lui è un grande maestro e ha molte cose importanti da dire e trasmettere”.

· La speranza. Motivo di grande speranza allora, Eminenza? “Sì, proprio così! Ogni volta che c’è una persona disposta ad ascoltare dobbiamo sapere che siamo di fronte ad una speranza. Per questa ragione sono fra coloro che più hanno incoraggiato e spinto perché la GMG 2008 fosse assegnata all’Australia. Il messaggio cristiano se viene ascoltato non lascia mai indifferente. È sempre un momento d’insegnamento. Penso poi che la Via Crucis che si terrà durante la GMG sarà, in questo senso, molto suggestiva per milioni di australiani, ma anche per il mondo intero”.

· Ecumenismo. Riflettendo sul movimento ecumenico in Australia il cardinale Pell ricorda la grande tradizione ecumenica della città di Melbourne, ove risiede una delle più importanti comunità greco-ortodosse. Poi aggiunge: “Questi rapporti in generale sono molto buoni. Ricordo spesso, per esempio, l’arcivescovo anglicano di Sydney, del quale sono amico. Sulla teologia dei Sacramenti ovviamente le nostre posizioni sono diverse, ma non posso negare che lui sia un vero uomo di fede, una figura morale esemplare. Nella ricerca dell’unità voluta da Cristo ci sono molte cose che ci accomunano. Anche con la Chiesa greco-ortodossa ci sono buoni rapporti anche se ci dispiace che esistano pochi contatti regolari. A volte non sembrano molto interessati. Noi siamo consapevoli dell’importanza della comunità greco-ortodossa come quella di Melbourne”.

· I popoli aborigeni. Di fronte alla domanda che ricorda la recente richiesta di perdono ai popoli aborigeni da parte del nuovo governo australiano, l’arcivescovo di Sydney precisa: “I vescovi australiani, dieci anni fa, hanno chiesto scuse a questi popoli e oggi lo fa anche il governo seguendo circa la stessa linea. I responsabili cattolici sono stati sempre grandi difensori degli aborigeni, in particolare mons. John Bede Polding, il primo vescovo cattolico in Australia. Ci sono testi che dimostrano quanto sia stato esplicito nel condannare le violenze subiti dagli aborigeni così come il sequestro, senza compenso, delle loro terre. Oggi, purtroppo, in molti luoghi del Paese gli aborigeni sono sprofondati in una cultura di dipendenza, quasi di disintegrazione. Lo vediamo nelle grandi città e in diverse località dell’entroterra. Da parte del governo, e anche da parte delle Chiese, ci sono stati molti interventi, a volte con l’aiuto dell’esercito, per rinforzare l’educazione, per stimolare la frequentazione scolastica dei più piccoli, per combattere l’uso di droghe, l’alcol e la pornografia nonché gli abusi sessuali sui bambini all’interno delle comunità. Insomma, direi che esiste buona volontà e non pochi soldi, ma rimangono ancora molte sfide da superare e, soprattutto, occorre migliorare i risultati. Ci sono stati importanti progressi come, per esempio, un aumento delle frequentazioni scolastiche. Sono sorti nuovi e importanti leader, come Noel Pearson e Warren Mundine, che a mio avviso hanno dato un contributo rilevante in questo senso. Lo stesso si può dire di un gruppo di donne aborigene che hanno assunto una leadership molto forte e buona. Una situazione dunque in movimento: sfide formidabili e crescenti speranze”.

· La missione fra gli aborigeni. Completando la sua risposta precedente il cardinale George Pell ricorda che in Australia i cattolici sono tra il 26 e il 27% circa e poi aggiunge: “Penso che fra gli aborigeni questa percentuale è superiore, anche se evidentemente non sono persone che frequentano la Messa ogni giorno. In passato, come si sa, la Chiesa cattolica era responsabile di molte missioni nell’entroterra del Paese, tra i popoli aborigeni.  Poi, negli anni ’70 alla Chiesa australiana è stata tolta questa possibilità perché ritenuta un’opera «paternalistica». Recentemente alcuni leader aborigeni hanno detto pubblicamente, ed era politicamente incorretto da parte loro dirlo anche se del tutto vero, che la situazione degli aborigeni nelle missioni oggi è molto peggio di come era ai tempi in cui la direzione e responsabilità erano nelle mani delle Chiese. Noi, all’interno dell’episcopato, abbiamo un Comitato di vescovi molto attivo e un Consiglio di indigeni cattolici. Queste due istanze s’incontrano spesso, lavorano insieme, alla ricerca costante dei migliori risultati del lavoro fatto insieme”.

· La Giornata mondiale della gioventù. Ovviamente un tema centrale della conversazione con il cardinale Pell è stata la XXIII GMG, i cui preparativi, ha detto, “ormai sono ultimati. Tutto sta andando molto bene. Ci aspettiamo, per esempio, un’alta partecipazione di giovani asiatici anche perché le distanze sono minori rispetto ad altri luoghi del mondo. Per molti dei giovani asiatici c’è però il problema della modestia delle risorse. Perciò la Chiesa australiana ha fatto il possibile per venire incontro ai pellegrini della Papua Nuova Guinea e di moltissime isole del Pacifico. Loro hanno pagato una quota d’iscrizione più bassa, e molte parrocchie locali si sono organizzate per dare una mano dal punto di vista economico. I giovani provenienti da queste due aree saranno molti di più di quanto è stato previsto. Intanto a Sydney cresce l’interesse da parte della città, anche se ogni tanto si sente di qualche preoccupazione per via del blocco parziale di alcune strade o altre misure di questo tipo. Sembra chiaro, per tutti, che la città registrerà una presenza di stranieri e ospiti ben superiore a quanto accade durante i Giochi Olimpici del 2000. Certo, la GMG è un evento specificamente cattolico, ma come sempre accade con le cose cattoliche sono proposte aperte a tutti e noi stessi, a Sydney, ci siamo mossi così nell’estendere a tutti, in particolari a tutti i giovani, il nostro invito a partecipare. Abbiamo avuto particolare attenzione verso quel settore giovanile che cerca, che s’interroga, che pone domande senza avere un retroterra religioso sufficiente. Tutti saranno sempre e comunque benvenuti. Parlando con i capi delle altre confessioni religiose abbiamo registrato simpatia ed interesse. Quando ho incontrato, per esempio, i capi copto-ortodossi mi hanno chiesto se loro potevano partecipare e, naturalmente, la mia risposta è stata un “sì” entusiasta”.

 







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