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Benedetto XVI in Australia
Dossier Speciale

BENEDETTO XVI E L’AUSTRALIA.

 

«SI È OTTENUTO MOLTO LUNGO IL CAMMINO DELLA RICONCILIAZIONE RAZZIALE, MA C'È ANCORA MOLTO DA FARE»

 

Lettera di Benedetto XVI al card. Edward Idris Cassidy in occasione del XX anniversario della visita di Giovanni Paolo II (22 settembre 2006)

 

Al mio Venerato Fratello il Cardinale Edward Idris Cassidy.

È con grande gioia che, attraverso di Lei, trasmetto i miei saluti al Rev.mo Edmund Collins, Vescovo di Darwin, e a tutti coloro che si incontrano ad Alice Springs dal 2 al 7 ottobre in occasione del XX anniversario della visita del mio amato predecessore Papa Giovanni Paolo II. La prego di essere certo delle mie preghiere e della mia vicinanza spirituale in questo momento di gioioso ricordo. L'arte di ricordare, vissuta nella speranza, non è soltanto un'occasione di mera commemorazione. Essa rinnova i propositi. Per le comunità degli aborigeni e degli isolani dello Stretto di Torres d'Australia riunite oggi, ciò viene espresso con il desiderio di riproporre le sfide con le quali Papa Giovanni Paolo II le incoraggiò ad essere "fedeli alle vostre degne tradizioni, e ad adattare la vostra cultura viva quando sia necessario...ma soprattutto siete chiamati ad aprire sempre più i vostri cuori al messaggio consolatore, purificatore ed esaltante di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, morto perché tutti abbiamo la vita e l'abbiamo in abbondanza" (Discorso agli Aborigeni e agli Isolani dello Stretto di Torres, Alice Springs, 29 novembre 1986, Insegnamenti IX, 2 1986, p. 1763).

In che modo è possibile affrontare queste sfide quando molte cose potrebbero portare allo scoraggiamento o perfino alla disperazione? Quando Gesù, nel periodo trascorso sulla terra, si spostava di villaggio in villaggio predicando la Buona Novella di verità e di amore, catturava l'attenzione di quanti lo ascoltavano. Diversamente dagli Scribi, che venivano rifiutati a causa della loro ipocrisia, ci viene detto che il Signore stupiva perché "insegnava loro come uno che ha autorità" (Mc, 1, 22). Infatti, ogni comunità umana ha bisogno, e quindi ne va alla ricerca, di responsabili forti ed ispiratori che guidino gli altri lungo un cammino di speranza. Dunque, molto importante è l'esempio degli anziani delle comunità. Li incoraggio a esercitare l'autorità in maniera saggia mediante la fedeltà alle loro tradizioni, ai loro canti, alle loro storie, alle loro pitture, alle loro danze, e in particolare mediante un'espressione rinnovata della loro consapevolezza profonda di Dio, resa possibile dalla Buona Novella di Gesù Cristo.

Eminenza, mediante Lei desidero rivolgermi direttamente ai giovani presenti: mantenete accesa la fiamma della speranza e "camminate a testa alta". Cristo è al vostro fianco! Anche nell'ora più buia la Sua luce continua a risplendere. Infatti, con il Salmista possiamo proclamare: "Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda; Ma io confido in te, Signore, dico: "Tu sei il mio Dio"" (Sal, 31, 13-15). Non permettete che il vostro "sognare" venga minato dalla vuota chiamata di quanti vi potrebbero attirare verso l'abuso di alcol e di droghe come promesse di felicità. Queste promesse sono false e portano soltanto a un circolo di miseria e schiavitù. Invece, vi esorto a promuovere l'incontro con il mistero dello spirito di Dio che opera in voi e nel Creato, indicandovi una vita con un scopo, una vita di servizio, di soddisfazione e di gioia.

Alla comunità più ampia desidero ripetere ciò a cui ho già fatto riferimento in un mio discorso all'inizio di quest'anno all'Ambasciatore della vostra nazione presso la Santa Sede. Si è ottenuto molto lungo il cammino della riconciliazione razziale, ma c'è ancora molto da fare. Nessuno può esimersi da questo processo. Sebbene nessuna cultura possa utilizzare i danni subiti in passato come pretesto per evitare di affrontare le difficoltà insite nel soddisfacimento delle esigenze sociali contemporanee del proprio popolo, è anche vero che solo attraverso la disponibilità ad accettare la verità storica è possibile acquisire una sana comprensione della realtà contemporanea e aderire alla visione di un futuro armonioso. Quindi, incoraggio di nuovo tutti gli australiani ad affrontare con compassione e determinazione le cause profonde della piaga che affligge ancora così tanti cittadini aborigeni. L'impegno per la verità apre la via alla riconciliazione duratura attraverso un processo di guarigione che implica il chiedere e il concedere il perdono, due indispensabili elementi di pace. In tal modo, la nostra memoria viene purificata, il nostro cuore reso sereno e il nostro futuro riempito di una speranza ben fondata sulla pace che scaturisce dalla verità. Con questi sentimenti di orante sollecitudine e fiducioso nell'amore di Cristo che ci spinge (Cfr 2 Cor 5, 14), imparto di cuore a voi e a tutti i presenti la mia Benedizione Apostolica che estendo ai loro familiari ovunque essi siano. BENEDICTUS PP. XVI

 

«L’IMPEGNO NELLA VERITÀ APRE LA STRADA ALLA RICONCILIAZIONE DURATURA ATTRAVERSO IL PROCESSO SALVIFICO DELLA RICHIESTA E DELLA CONCESSIONE DEL PERDONO»

 

Discorso durante la presentazione delle Lettere credenziali del nuovo ambasciatore dell’Australia presso la Santa Sede (18 maggio 2006)[60]

 

Gentile Signora Ambasciatrice,

è un piacere per me rivolgerLe un cordiale benvenuto oggi, nel momento in cui accetto le Sue Lettere credenziali che La accreditano come Ambasciatore straordinario e plenipotenziario dell’Australia presso la Santa Sede. La ringrazio per i saluti che mi ha trasmesso da parte del Governatore generale, del governo e del popolo australiano. La prego di trasmettere loro la mia sincera riconoscenza e di assicurare loro le mie preghiere per il benessere della nazione.

La ferma risoluzione della Santa Sede nel promuovere la causa della pace è posta al centro della sua attività diplomatica. Con profonda convinzione e in uno spirito di servizio, essa ricorda a tutti i popoli che se si vuole una pace autentica e duratura, è necessario che essa si basi sui fondamenti della verità su Dio e sull’uomo. Di conseguenza, l’aspirazione inarrestabile alla pace presente nel cuore di tutte le persone, qualunque sia la loro identità culturale particolare, può essere soddisfatta solo se essa è intesa come il frutto di un ordine fissato e voluto dall’amore di Dio, instaurato nella società umana dal suo Fondatore divino e rispettato da uomini che aspirano sempre ad una giustizia perfetta. (cf. Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2006, n. 3).

Lei, Eccellenza, ha giustamente indicato che l’impegno concreto per assicurare l’autorità della giustizia e la promozione della pace rappresenta un tratto caratteristico della vostra popolazione. Un segno tangibile di ciò si può trovare nel ruolo di primo piano che il vostro Paese gioca nelle operazioni di mantenimento della pace, negli aiuti generosi ai progetti di assistenza e nella disponibilità a contribuire alle esigenze della stabilità e della sicurezza internazionali, necessari al progresso sociale ed economico del mondo. Le missioni dell’Australia nelle Isole Salomone, a Timor Est e in Afghanistan sono oggetto di grande rispetto da parte della Comunità internazionale e rappresentano una nobile testimonianza della verità secondo cui tutti i popoli sono membri di una sola ed unica famiglia umana, ricevono la loro dignità comune ed essenziale da Dio e sono in grado di trascendere tutte le frontiere sociali e culturali (cf. Centesimus annus, n. 38)

La decisione encomiabile di operare per la pace a livello internazionale deve muoversi di pari passo con una determinazione altrettanto profonda di raggiungere la giustizia a livello locale. So che il Suo governo ha espresso assiduamente le sue preoccupazioni riguardo l’accoglienza dei rifugiati, al fine di garantire che gli aspetti umanitari siano presi in considerazione e debitamente controllati all’interno delle politiche di detenzione degli immigrati.

Per quanto riguarda il popolo aborigeno del Suo Paese, resta ancora molto da fare. La loro situazione sociale è causa di grande sofferenza. Io incoraggio Lei ed il Suo governo a continuare ad esaminare con compassione e determinazione le cause profonde che sono alla base delle sofferenze del popolo aborigeno. L’impegno nella verità apre la strada alla riconciliazione duratura attraverso il processo salvifico della richiesta e della concessione del perdono, che sono due elementi indispensabili alla pace. In questo modo, la nostra memoria viene purificata, i nostri cuori sono rasserenati ed il nostro avvenire si riempie di una speranza fondata sulla pace che scaturisce dalla verità (cf. Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2006).

Nell’accogliere Sua Eccellenza in Vaticano, i miei pensieri vanno con gioia alla visita che compirò, se Dio vuole, a Sydney, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù 2008. A questo riguardo, desidero ringraziare il popolo australiano, ed in particolare il Primo Ministro ed il governo, per l’assistenza pratica che è già stata apportata alla sua organizzazione. Più che un evento, la Giornata Mondiale della Gioventù è un momento di profondo rinnovamento ecclesiale, in particolare tra i giovani, i cui frutti andranno a beneficio di tutta la vostra società. In un Paese come il vostro, in cui i processi inquietanti di secolarizzazione guadagnano rapidamente terreno, molti giovani stanno realizzando che è l’ordine trascendente a guidare tutta la vita lungo il cammino della libertà e della felicità autentica. Al contrario del relativismo morale che, non riconoscendo nulla come definitivo, rinchiude le persone nelle pieghe della ricerca futile e insaziabile della novità, le giovani generazioni stanno riscoprendo la ricerca soddisfacente di ciò che è buono e vero. Facendo ciò, i giovani si rivolgono ai responsabili religiosi e civili per dissipare tutta l’eclisse del senso di Dio e per permettere alla luce della verità di brillare, dando un senso a tutte le vite e rendendo la gioia e la soddisfazione possibili per tutti.

È questo stesso rispetto per l’ordine trascendente che ha condotto gli Australiani a riconoscere l’importanza fondamentale del matrimonio e della vita famigliare stabile nel cuore della società, e di aspettarsi dalle forze politiche e sociali – ivi compresi i media e l’industria dell’intrattenimento - il riconoscimento, il sostegno e la protezione del valore insostituibile della famiglia. Essi riconoscono che le pseudo-forme di matrimonio deformano il disegno del Creatore e minano la verità della nostra natura umana, confondendo un falso senso di libertà con la vera libertà di scegliere il dono definitivo del “sì” eterno che gli sposi si promettono reciprocamente. Incoraggio, quindi, il popolo dell’Australia a continuare ad affrontare la sfida di creare uno stile di vita, tanto sul piano individuale che su quello collettivo, che sia in armonia con il disegno benevolo di Dio per tutta l’umanità.

Da parte sua, la Chiesa cattolica in Australia continua a sostenere il matrimonio e la via famigliare, ed a difendere le basi cristiane della vita civile. Essa partecipa attivamente alla formazione spirituale ed intellettuale dei giovani, in particolare attraverso le sue scuole. Inoltre, il suo apostolato di carità si estende alle comunità di immigrati ed a coloro che vivono ai margini della società e, attraverso la sua missione di servizio, essa risponderà in modo generoso alle nuove sfide che si presentano all’orizzonte.

Eccellenza, sono certo che la Sua missione rafforzerà ulteriormente i legami d’amicizia che esistono già tra l’Australia e la Santa Sede. Nel momento in cui Lei assume il nuovo incarico, stia sicura che i diversi dicasteri della Curia romana sono a Sua completa disposizione per assisterLa nel compimento della Sua missione. Su di Lei, sulla Sua famiglia e su tutti i Sui concittadini, invoco cordialmente la Benedizione di Dio Onnipotente.

(Ttraduzione nostra a cura di Isabella Piro)

 







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