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Benedetto XVI in Australia
Dossier Speciale

 

APPUNTI SULLA GMG

 

La nascita della Giornata mondiale della gioventù (GMG)

Tutto cominciò 25 anni fa

 

· L’uomo di domani. Si potrebbe affermare che tutto è cominciato 25 anni fa, la domenica 22 maggio 1983 a Milano. Giovanni Paolo II si trovava in questa città nel contesto del suo 36mo viaggio apostolico in Italia. Era la Festa della Pentecoste e dopo il Regina Coeli, recitata dal balcone del Duomo di Milano, Giovanni Paolo II disse:

"Mi è grato cogliere l’occasione del collegamento televisivo con vari Paesi per rivolgere il mio invito ai giovani, di tutte le nazioni e i continenti, a partecipare allo speciale giubileo, programmato per essi a Roma dall’11 al 15 aprile dell’anno prossimo. Chi più di voi, giovani, può cogliere l’ampiezza e la profondità della speranza cristiana? Voi imparate, nel presente, l’edificazione di un futuro più giusto per l’uomo. Chi più di voi può sentire il bisogno di Qualcuno che liberi l’uomo dalle molteplici radici del male che è dentro di lui e che segna drammaticamente tanta parte del suo essere e del suo agire? Rivolgere lo sguardo a Cristo che ci ha liberato dal peccato e dal male; deporre davanti a lui la fragilità della nostra esperienza così come la certezza della sua vittoria, questo è lo scopo del grande raduno romano pensato appositamente per voi, giovani. Sarà un incontro di preghiera, di condivisione, di conversazione, di letizia. In una parola, un incontro di verità e di vita che ottenga per ciascuno e per tutti la pace operosa. Un incontro che vi renda edificatori di forme di vita nuove e più espressive del volto dell’uomo di oggi. E, soprattutto, di quello dell’uomo di domani che nei vostri volti già si prefigura".

· Il Giubileo della Redenzione. E undici mesi dopo, tra l’11 e il 15 aprile 1984, in occasione del Giubileo Straordinario della Redenzione (Anno Santo 1983-1984) si svolse a Roma il Giubileo internazionale dei giovani. Nelle parole del Papa, indirizzate ai giovani del mondo, c’era già tutta la ricchezza e significato di ciò che poi sarebbero diventate le GMG. “Quale meraviglioso spettacolo costituisce, nello scenario di questa piazza, disse il Papa, la vostra odierna assemblea! Chi ha detto che la gioventù di oggi ha perso il senso dei valori? È proprio vero che su di essa non si può contare? Ebbene, io dico che già l’esperienza di questi giorni - grandiosa e consolante esperienza di compattezza, di fraternità e di coraggio nell’aperta professione della fede - è di per sé una risposta a siffatte domande ed una smentita a quei dubbi!”.

Il nuovo invito di Giovanni Paolo II. La seconda volta l'invito del Papa - dopo la recita dell'Angelus da Piazza S. Pietro, il 25 novembre 1984 - è per la domenica delle Palme, "per celebrare, proclamare, testimoniare insieme che Cristo è la nostra pace" e con la richiesta agli Episcopati di tutte le Nazioni, ai movimenti e alle associazioni internazionali cattoliche di appoggiare l'iniziativa.

 

“Mi rivolgo ora in maniera particolare ai giovani, in questa festa in cui la Chiesa proclama il regno di Cristo, già presente, ma ancora in misteriosa crescita verso la sua piena manifestazione. Della dinamica del regno di Dio voi giovani siete insostituibili portatori, speranza della Chiesa e del mondo. Come è noto, il 1985 sarà l’Anno Internazionale della gioventù. La Chiesa, la quale incoraggia tutti i giovani alla costruzione di un mondo più degno dell’uomo, che rifletta la signoria del Signore, non può mancare all’appuntamento di tale anno, ma deve dare una testimonianza e un contributo originali, insieme a tutti quei giovani che hanno incontrato Cristo. Desidero, perciò, invitare i giovani di tutto il mondo a venire a Roma per un incontro col Papa, all’inizio della Settimana Santa, sabato e domenica delle Palme dell’anno venturo. Celebreremo, proclameremo, testimonieremo insieme che “Cristo è la nostra pace”, Signore della pace nel cuore degli uomini riconciliati e costruttori di pace. Chiedo agli episcopati di tutte le nazioni, ai movimenti e alle associazioni internazionali cattoliche di appoggiare questa iniziativa, favorire la partecipazione di molti giovani, e disporre incontri per approfondire il tema del raduno. L’incontro con la Città eterna darà espressione alla vitalità della Chiesa oggi”.

 

“DILECTI AMICI”

 

 

Il 26 marzo 1985, cinque giorni prima della domenica delle Palme, nel contesto dell'Anno Internazionale della Gioventù, indetto dall'Organizzazione delle Nazione Unite, si pubblica la Lettera apostolica “Dilecti amici” del Santo Padre "Ai giovani e alle giovani del mondo". Nella lettera di accompagnamento del Papa ai vescovi di tutto il mondo, del 31 marzo 1998 Giovanni Paolo II auspica iniziative concrete nel campo della pastorale giovanile, a livello nazionale, diocesano, parrocchiale, nell'ambito delle singole associazioni e dei singoli movimenti apostolici che raggruppano la gioventù.[61]

La giovinezza è un bene dell’umanità. Giovanni Paolo II apre la sua Lettera con questa singolare riflessione: “Se l'uomo è la fondamentale ed insieme quotidiana via della Chiesa (Redemptor hominis, 14), allora si comprende bene perché la Chiesa attribuisca una speciale importanza al periodo della giovinezza come ad una tappa-chiave della vita di ogni uomo. Voi, giovani, incarnate appunto questa giovinezza: voi siete la giovinezza delle nazioni e delle società, la giovinezza di ogni famiglia e dell'intera umanità; voi siete anche la giovinezza della Chiesa. Tutti guardiamo in direzione vostra, poiché noi tutti, grazie a voi, in un certo senso ridiventiamo di continuo giovani. Pertanto, la vostra giovinezza non è solo proprietà vostra, proprietà personale o di una generazione: essa appartiene al complesso di quello spazio, che ogni uomo percorre nell'itinerario della sua vita, ed è al tempo stesso un bene speciale di tutti. E' un bene dell'umanità stessa”.

Cristo parla con i giovani. Il Papa prosegue: “Il primo e principale augurio che la Chiesa fa a voi giovani, per mia bocca, in quest'Anno dedicato alla Gioventù è: siate «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15). Queste parole, scritte un tempo dall'apostolo Pietro alla prima generazione cristiana, sono in rapporto con tutto il Vangelo di Gesù Cristo. Avvertiremo questo rapporto in modo forse più distinto, quando mediteremo il colloquio di Cristo col giovane, riferito dagli evangelisti (cfr. Mc 10,17-22; Mt 19,16-22; Lc 18,18-23). Tra i molti testi biblici è questo prima di tutto che merita di essere qui ricordato. Alla domanda: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?», Gesù risponde prima con la domanda: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo». Poi continua dicendo: «Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre» (Mc 10,17-19). Con queste parole Gesù ricorda al suo interlocutore alcuni dei comandamenti del Decalogo. Ma la conversazione non finisce qui. Il giovane, infatti, afferma: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora - scrive l'evangelista - «Gesù, fissatolo, lo amò» e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (Mc 10,20s). A questo punto cambia il clima dell'incontro. L'evangelista scrive che il giovane «rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni» (Mc 10,22)”.

Una risposta che riguarda tutta la vita. Dobbiamo però chiedere: questa ricchezza, che è la giovinezza, deve forse allontanare l'uomo da Cristo? L'evangelista certamente non dice questo; l'esame del testo permette, piuttosto, di concludere diversamente. Sulla decisione di allontanarsi da Cristo hanno pesato in definitiva solo le ricchezze esteriori, ciò che quel giovane possedeva («i beni»). Non ciò che egli era! Ciò che egli era, proprio in quanto giovane uomo - cioè la ricchezza interiore che si nasconde nella giovinezza umana - l'aveva condotto a Gesù. E gli aveva anche imposto di fare quelle domande, in cui si tratta nella maniera più chiara del progetto di tutta la vita. Che cosa devo fare? «Che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Che cosa devo fare, affinché la mia vita abbia pieno valore e pieno senso? La giovinezza di ciascuno di voi, cari amici, è una ricchezza che si manifesta proprio in questi interrogativi. L'uomo se li pone nell'arco di tutta la vita; tuttavia, nella giovinezza essi si impongono in modo particolarmente intenso, addirittura insistente.. Ed è bene che sia così. Questi interrogativi provano appunto la dinamica dello sviluppo della personalità umana, che è propria della vostra età. Queste domande ve le ponete a volte in modo impaziente, e contemporaneamente voi stessi capite che la risposta ad esse non può essere frettolosa né superficiale. Essa deve avere un peso specifico e definitivo. Si tratta qui di una risposta che riguarda tutta la vita, che racchiude in sé l'insieme dell'esistenza umana”.

Dio è amore. Cristo risponde al suo giovane interlocutore nel Vangelo. Egli dice: «Nessuno è buono, se non Dio solo». Abbiamo già sentito che cosa l'altro aveva domandato: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Come agire, affinché la mia vita abbia senso, pieno senso e valore? Noi potremmo tradurre così la sua domanda nel linguaggio della nostra epoca. In questo contesto la risposta di Cristo vuol dire: solo Dio è il fondamento ultimo di tutti i valori; solo lui dà il senso definitivo alla nostra esistenza umana. Solo Dio è buono, il che significa: in lui e solo in lui tutti i valori hanno la loro prima fonte e il loro compimento finale: egli è «l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine» (Ap 21,6). Solo in lui essi trovano la loro autenticità e la loro conferma definitiva. Senza di lui - senza il riferimento a Dio - l'intero mondo dei valori creati resta come sospeso in un vuoto assoluto. Esso perde anche la sua trasparenza, la sua espressività. Il male si presenta come bene e il bene viene squalificato. Non ci indica questo l'esperienza stessa dei nostri tempi, dovunque Dio sia stato rimosso oltre l'orizzonte delle valutazioni, degli apprezzamenti, degli atti?

Perché solo Dio è buono? Perché egli è amore. Cristo dà questa risposta con le parole del Vangelo e, soprattutto, con la testimonianza della propria vita e morte: «Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16). Dio è buono proprio perché «è amore» (1Gv 4,8.16). L'interrogativo sul valore, l'interrogativo sul senso della vita - abbiamo detto - fa parte della ricchezza singolare della giovinezza. Esso erompe dal cuore stesso delle ricchezze e delle inquietudini, legate a quel progetto di vita che si deve assumere e realizzare. Ancor più, quando la giovinezza è provata dalla sofferenza personale o è profondamente cosciente della sofferenza altrui; quando sperimenta una forte scossa di fronte al male multiforme, che è nel mondo; infine, quando si pone a faccia a faccia col mistero del peccato, dell'iniquità umana «mysterium iniquitatis» (cfr. 2Ts 2,7). La risposta di Cristo suona così: «Solo Dio è buono»; solo Dio è amore. Questa risposta può sembrare difficile, ma nello stesso tempo essa è ferma ed è vera: essa porta in sé la soluzione definitiva. Quanto prego affinché voi, giovani amici, udiate questa risposta di Cristo in modo veramente personale, affinché troviate la strada interiore per comprenderla, per accettarla e per intraprenderne la realizzazione! Tale è Cristo nella conversazione col giovane. Tale è nel colloquio con ciascuno e con ciascuna di voi. Quando voi gli dite: «Maestro buono ...», egli domanda: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo». E dunque: il fatto che io sono buono dà testimonianza a Dio. «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Così dice Cristo, maestro e amico, Cristo crocifisso e risorto: sempre lo stesso ieri, oggi e nei secoli (cfr. Eb 13,8)”.

La risposta di Gesù

Cari giovani amici! La risposta, che Gesù dà al suo interlocutore del Vangelo, è rivolta a ciascuno e a ciascuna di voi. Cristo vi interroga circa lo stato della vostra consapevolezza morale, e vi interroga, al tempo stesso, circa lo stato delle vostre coscienze. Questa è una domanda-chiave per l'uomo: è l'interrogativo fondamentale della vostra giovinezza, valevole per tutto il progetto di vita, che appunto deve formarsi nella giovinezza. Il suo valore è quello più strettamente unito al rapporto che ognuno di voi ha nei confronti del bene e del male morale. Il valore di questo progetto dipende in modo essenziale dall'autenticità e dalla rettitudine della vostra coscienza. Dipende anche dalla sua sensibilità.In tal modo ci troviamo qui in un momento cruciale, in cui ad ogni passo temporalità ed eternità si incontrano ad un livello che è proprio dell'uomo. E' il livello della coscienza, il livello dei valori morali: questa è la più importante dimensione della temporalità e della storia. La storia, infatti, viene scritta non solo dagli avvenimenti, che si svolgono in un certo qual senso «dall'esterno», ma è scritta prima di tutto «dal di dentro»: è la storia delle coscienze umane, delle vittorie o delle sconfitte morali. Qui trova anche il suo fondamento l'essenziale grandezza dell'uomo: la sua dignità autenticamente umana. Questo è quel tesoro interiore, per il quale l'uomo supera di continuo se stesso nella direzione dell'eternità. Se è vero che «è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta», è anche vero che il tesoro della coscienza, il deposito del bene e del male, l'uomo lo porta attraverso la frontiera della morte, affinché, al cospetto di colui che è la santità stessa, trovi l'ultima e definitiva verità su tutta la sua vita: «Dopo di che viene il giudizio» (Eb 9,27)”.

 

L’ANNUNCIO DELL’ISTITUZIONE DELLE GMG

 

L'annuncio dell'istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù è avvenuto nel corso dell'allocuzione di Giovanni Paolo II al Collegio dei Cardinali e alla Curia Romana del 20 dicembre 1985: "Il Signore ha benedetto quell'incontro (con i giovani - la vigilia della domenica delle Palme - il 30 marzo 1985) in modo straordinario, tanto che, per gli anni che verranno, è stata istituita la Giornata Mondiale della Gioventù, da celebrare la Domenica delle Palme, con la valida collaborazione del Consiglio per i Laici".

 

1986: LA PRIMA GMG

 

E così nacque la prima GMG che attorno al tema “Sempre pronti a testimoniare la speranza che è in voi” (1 Pt 3,15) radunò migliaia e migliaia di giovani la domenica 23 marzo 1986 a Roma. Si trattò di un processo in cui, col tempo, è maturato un anelito annidato nel cuore dei giovani. Nessuno ha “inventato” le Giornate mondiali della gioventù. Quando ci cerca si trova, non si inventa. Nel suo libro, “Varcare la soglia della speranza” (1994), Giovanni Paolo II lo spiega con chiarezza totale:

 

Ogni parroco di Roma sa che la visita alla parrocchia deve concludersi con l'incontro del Vescovo di Roma con i giovani.  E non soltanto a Roma, ma ovunque il Papa si rechi, cerca i giovani e ovunque dai giovani viene cercato.  Anzi, in verità non è lui a essere cercato. Chi è cercato è il Cristo, il quale sa «quello che c'è in ogni uomo» (Gv 2, 25), specialmente in un uomo giovane, e sa dare le vere risposte alle sue domande! E anche se sono risposte esigenti, i giovani non rifuggono affatto da esse; si direbbe, piuttosto, che le attendono”.

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Si ringrazia la collaborazione di Georges Cheung sj. e Isabella Piro.

Luglio - 2008

 







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