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Benedetto XVI in Francia
Dossier Speciale

I PELLEGRINAGGI A LOURDES DI
GIOVANNI PAOLO II (1983 – 2004)

Gli ultimi viaggi apostolici internazionali di Giovanni Paolo II (2004) furono pellegrinaggi mariani: a Lourdes (14 e 15 agosto) e a Loreto (5 novembre). In questi due santuari Papa Wojtyla già era stato altre volte.

La prima volta che si recò a pregare alla Grotta di Massabielle, ai piedi della Madonna di Lourdes, fu il 14 e il 15 agosto 1983, e fu anche il primo Papa a compiere questo pellegrinaggio. Il secondo pellegrinaggio Papa Wojtyla lo fece 21 anni dopo, il 14 e il 15 agosto 2004. Papa Benedetto XVI sarà dunque il secondo Pontefice che va in pellegrinaggio a Lourdes. Papa Benedetto XVI sarà dunque il secondo Pontefice che va in pellegrinaggio a Lourdes.

Altri pontefici, prima di Giovanni Paolo II, hanno visitato i santuari di Lourdes: Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, ma tutti lo fecero quando non erano stati ancora eletti Vescovo di Roma.[77]

Primo pellegrinaggio a Lourdes

(14 - 15 agosto 1983)

 

Papa Giovanni Paolo II compì il suo primo pellegrinaggio a Lourdes nel contesto dell'Anno giubilare della Redenzione che egli stesso aveva inaugurato il 25 marzo 1983, con l’apertura della Porta Santa, il giorno della Solennità dell'Annunciazione del Signore.

Furono due giorni molti intensi spiritualmente e gli impegni del Papa si susseguirono, numerosi, uno dopo l’altro a partire dal suo incontro con il Presidente francese François Mitterrand nell’Aeroporto Internazionale Tarbes-Lourdes-Pyrénées (14 agosto 1983). Poi, seguirono l’incontro con il Sindaco di Lourdes, la Preghiera alla Grotta di Massabielle, la Recita del Santo Rosario, la Preghiera a Maria, “Nostra Signora di Lourdes” e, infine, il Saluto al termine della tradizionale processione «aux flambeaux».

 Il giorno dopo, il 15 agosto, festa dell’Assunta, nella Basilica di Nostra Signora del Rosario il Papa incontro i sacerdoti e le religiose. Poi celebrò la Santa Messa presso Grotta delle Apparizioni a Lourdes nella solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria. Dopo la recita dell’Angelus, il pranzo e un breve riposo. Al primo pomeriggio, presso la Basilica di San Pio X incontrò primo i giovani e successivamente i pellegrini malati. Prima della Cerimonia di congedo all'Aeroporto Internazionale, Giovanni Paolo II rivolse un messaggio ai cattolici di Francia.

 

DAL MAGISTERO DI GIOVANNI PAOLO II[78]

 

Questo luogo un punto d’incontro mondiale. Nel suo discorso all'arrivo, Giovanni Paolo II, dopo i saluti alle autorità civili e religiose, in particolare al Presidente F. Mitterrand, disse: "Il Signore mi permette di esaudire anche un desiderio che mi era assai caro da molti anni: un desiderio che molti cristiani desiderano realizzare nella loro vita, e a maggior ragione un Papa. Contando sulla fedeltà di un’umile fanciulla di questo Paese per trasmettere un messaggio venuto dall’alto, la Vergine ha fatto di questo luogo un punto d’incontro mondiale per coloro che credono nel Vangelo, per coloro che pregano, per coloro che soffrono, per coloro che vogliono essere liberati dal peccato, per coloro che aspirano a ritrovare nella Chiesa le radici della loro comunione nella fede e nella carità. Mi unirò dunque alla preghiera, ai gesti religiosi dei pellegrini di tutti i Paesi, riuniti qui. Ma so che la maggior parte di loro sarà venuta dalla Francia in coincidenza con il Pellegrinaggio nazionale annuale. Pregherò dunque particolarmente con il popolo cristiano di questo Paese, per le intenzioni dell’intera Nazione francese e per coloro che hanno l’incarico di governarla e di servirla. Conosco il suo passato, i suoi meriti e gli sforzi dei vostri concittadini - cristiani o non cristiani - oggi come ieri, affinché resti degna delle sue tradizioni di libertà e di fraternità e della sua giusta preoccupazione per la pace fra i diversi Paesi del mondo. Immagino, altresì, le difficoltà che essa incontra e alle quali ciascuno deve far fronte secondo le proprie responsabilità spirituali e civili. (,,,) È dunque un momento privilegiato quello che sto per vivere qui, per il progresso della Chiesa e per il bene della Francia, che chiedo a Dio di benedire per intercessione di “Nostra Signora”!

La trasformazione della città. Rivolgendosi a François Amadie, allora Sindaco di Lourdes, il Papa affermò: "Ma so quanto le autorità municipali di Lourdes e i vari servizi della città hanno saputo realizzare per far fronte all’enorme afflusso dei pellegrini, oggi come in altre circostanze. Poiché, senza dimenticare gli altri aspetti della vita della vostra città, si può ben dire che l’esistenza di Lourdes è stata sostanzialmente modificata da quando gli imprevedibili eventi del 1858 hanno attirato folle di credenti, sani e malati, da tutti i Paesi. La storia ci riferisce che, nella sua città, Bernadette Soubirous incontrò, da principio, molte difficoltà per essere fedele alla missione ricevuta da Maria; oggi la sua testimonianza, meglio documentata, è ancor più commovente. In ogni caso, da molto tempo, i responsabili della città hanno capito quali servizi i pellegrini attendevano da loro. (...) Dio ha dato a questa città una tanto nobile vocazione! Possano i suoi abitanti, che ne sono legittimamente fieri, rispondervi sempre altrettanto nobilmente! Che la Vergine vi aiuti! E dico ai lourdiani: che il Signore vi benedica, voi e le vostre famiglie!"

La preghiera del Papa alla Grotta di Massabielle. Quest’intervento pontificio è uno dei più singolari nel lungo pontificato di Giovanni Paolo II. Si trattò di un “discorso”, ma in realtà come egli stesso disse di una “preghiera” lunga, commovente e articolata, che si aprì così: “Dio sia benedetto! Sì, sia benedetto Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, per aver disposto qui, per la Bigorre e i Pirenei, per la Francia, per la Chiesa intera questo luogo di preghiera, di incontro di credenti, di riconciliazione! Dio sia benedetto per aver fatto qui scaturire, da 125 anni, insieme con la piccola sorgente di Massabielle, una fonte viva dove la fede si ritempra, dove i corpi e le anime guariscono, dove il senso della Chiesa si fortifica! Dio sia benedetto perché ha voluto ancora una volta realizzare tutto questo per mezzo della Vergine Maria, che qui attira le folle, come attirò Bernadette, per condurle a Cristo! Sia benedetta la Madonna, che ci ottiene tante grazie e che ha permesso anche a me, dopo l’attentato in cui sono stato salvato, di venire finalmente sin qui, per attingere a mia volta alla sorgente e qui radunare i fedeli, secondo la missione di Pastore universale affidata all’apostolo Pietro”.

· Con tutti voi mi sono fatto pellegrino anch’io! Su questa terra, in certo qual modo, siamo sempre pellegrini e viandanti, come diceva san Pietro (cf. 1 Pt 2, 11). E io desidero vivere con voi una tipica giornata di pellegrinaggio, molto semplicemente, con quelle espressioni e manifestazioni di pietà che ogni giorno qui dimostrano la loro autenticità evangelica ed ecclesiale, la loro adattabilità alle persone e alle folle, la loro fecondità spirituale. Avevo grandemente desiderato questo pellegrinaggio. Dio oggi in mezzo a voi mi esaudisce! Quale messaggio, quale Buona Novella confidarvi fin da questa sera, per orientare tutti i nostri passi? Vi dirò semplicemente: la Vergine senza peccato viene in aiuto dei peccatori!

· La donna rivestita di vita divina. La Vergine, Nostra Signora di Lourdes! Domani la celebreremo nella sua gloria di risuscitata, unita con il corpo e l’anima alla vita celeste del suo Figlio. La Donna rivestita di vita divina come del sole e coronata di stelle, per parlare come l’Apocalisse. A Bernadette Soubirous ella apparve appunto raggiante di questa felicità, ma ella rievocava piuttosto la giovane vergine dell’Annunciazione, giovane, sempre giovane, più giovane del peccato, come l’ha fatto ben capire un vostro scrittore, Georges Bernanos. Ella richiamava i preludi dell’Incarnazione di Cristo, la preparazione alla sua venuta con il Battesimo e la penitenza, l’Avvento. E soprattutto ella ricordava la grazia della sua Immacolata Concezione, che aveva fatto di lei il segno precursore dell’umanità riscattata da Cristo, preservandola dal peccato originale, e cioè da quella separazione da Dio, che colpisce tutti gli uomini all’inizio della vita e che lascia nel loro cuore una tendenza al sospetto, alla sfiducia, alla disobbedienza, alla ribellione, alla rottura con quel Dio che non ha mai cessato di amarli. La Vergine fu subito situata nel rapporto d’amore con Dio.

Il nostro mondo ha bisogno di conversione. Perché dunque la Vergine ha scelto questo volto e questo nome per rivelarsi qui? Diciamolo francamente: il nostro mondo ha bisogno di conversione. D’altra parte in ogni epoca ce n’è bisogno. Nel corso del 19° secolo, questo bisogno si manifestava in un modo particolare, con l’incredulità di alcuni ambienti scientifici, nell’esposizione di talune filosofie o nella vita pratica. Oggi il senso stesso del peccato è in parte scomparso, perché si perde il senso di Dio. Si è voluto costruire un umanesimo senza Dio e la fede rischia continuamente di apparire come un atteggiamento di originalità di qualcuno, privo di un ruolo necessario per la salvezza di tutti. Le coscienze si sono oscurate come al tempo del primo peccato, non distinguendo più il bene e il male. Molti non sanno più cos’è il peccato o non osano più saperlo, come se questa conoscenza potesse alienare la loro libertà. E tuttavia quali mirabili sforzi non fanno i nostri contemporanei per sviluppare le capacità umane che Dio ha dato loro e per creare meravigliose condizioni di vita per sé e per il prossimo! Ma rimane difficile convincere il mondo attuale sulla miseria del proprio peccato e sulla salvezza che Dio continuamente gli offre per mezzo della riconciliazione realizzata con la Redenzione. È questo il cammino che la Chiesa ha intrapreso durante l’Anno Giubilare della Redenzione.

· Perché, se Maria ha rappresentato l’avversario di Satana, l’opposto del peccato, qui si dimostra l’amica dei peccatori, come Cristo che mangiava e viveva in mezzo a loro, lui, il “Santo di Dio”. È la Buona Novella che ella ripete al mondo d’oggi e a ciascuno di noi. È possibile, è benefico, è vitale trovare e ritrovare il cammino di Dio. Sì, la presa di coscienza del peccato è possibile, insieme con la coscienza dell’amore misericordioso di Dio o piuttosto grazie a lui, perché è lui che converte il cuore del peccatore, lo illumina e lo spinge al pentimento. Ciò non è umiliante o traumatizzante: è liberante! Soltanto l’orgoglio gli può essere di ostacolo. E Bernadette ricorda, con tutta la sua vita, ciò che Maria aveva proclamato con il Magnificat: “Egli ha guardato l’umiltà della sua serva . . . Ha innalzato gli umili” (Lc 1, 48-52). Apparentemente gli ostacoli interni ed esterni alla conversione oggi potrebbero sembrare insormontabili. Ma a Dio tutto è possibile. Si tratta di un dono di Dio che dobbiamo chiedere. Avviene come per l’acqua che sgorgò imprevista tra le dita di Bernadette e che non cesserà più di scorrere. Bisogna lavarsi con essa. “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, essi diventeranno bianchi come neve” (Is 1, 18). E bisogna disporsi con l’umiltà, con atti di penitenza, con la preghiera, con la domanda di perdono: non ci sono altre vie; è ciò che annunziarono i Profeti che precedettero Gesù Cristo, specialmente Giovanni Battista; ciò che affermò Cristo stesso; ciò che ripetono la Chiesa e Maria, che ci portano il suo messaggio, e Bernadette che ce lo trasmette tanto fedelmente e tanto semplicemente.

· A Lourdes si comprende meglio la Redenzione. Questo cammino di conversione e di penitenza è particolarmente in armonia con questo Anno Santo, in cui celebriamo il Giubileo della Redenzione. Cristo è morto e risorto per strapparci alla condizione di peccatori e per comunicarci una vita nuova. In questo modo, egli ha restituito Dio all’uomo e l’uomo a Dio. Lourdes è un luogo dove si comprende certamente meglio che altrove tale Redenzione e dove milioni di pellegrini vivranno questo Giubileo. Inoltre, prossimamente si terrà a Roma il Sinodo dei Vescovi, che ho convocato per trattare il tema della Riconciliazione e della Penitenza e che attualmente viene preparato nelle diocesi. A mio parere, questo è un avvenimento di fondamentale importanza. E io vengo a Lourdes a pregare affinché questo Sinodo si svolga nel miglior modo e porti molti frutti in tutta la Chiesa. Affido questa intenzione all’Immacolata Concezione e la raccomando anche alle vostre preghiere.

· Mi sembra che a Lourdes ci sia una grazia speciale. Ringraziamo Dio per la grazia che egli ci fa in questo luogo. Da più di un secolo - sono passati infatti esattamente cento anni da quando fu posta la prima pietra dell’antica Basilica - il mondo intero ha gli occhi rivolti verso Lourdes. Certamente ogni Nazione ha i suoi celebri Santuari, dove la presenza di Maria è particolarmente onorata e invocata. Come pellegrino ne ho già visitato un certo numero, perché sono persuaso che la Chiesa debba attingere a queste fonti. Penso evidentemente a Czestochowa, ma anche a Guadalupe, a Efeso, a Fatima, a Knoch in Irlanda, a Aparecida in Brasile, a Montserrat e a Saragoza in Spagna, a Loreto e a Pompei in Italia. Ma mi sembra che a Lourdes ci sia una grazia speciale. Il messaggio è sobrio e chiaro ma fondamentale. Fu trasmesso in un modo particolarmente energico, puro e trasparente da una adolescente dall’anima limpida e coraggiosa. I segni sono semplici: il vento che evoca lo Spirito della Pentecoste, l’acqua della purificazione e della vita, la luce, il segno della croce, la preghiera del Rosario. Fin dall’inizio, i cristiani sono invitati a venire in folla, come Chiesa. E infatti è come se qui il rispetto umano e tutte le altre difficoltà - che troppo sovente bloccano la conversione e l’espressione religiosa - fossero naturalmente superate. Qui si prega, si vuole pregare, si desidera riconciliarsi con Dio, si ama adorare l’Eucaristia, si dà un posto d’onore ai poveri e ai malati. È un luogo eccezionale di grazia. Dio sia lodato!

Maria, Madre degli uomini e dei popoli. Successivamente, Giovanni Paolo II, con brevi riflessioni introdussi i Misteri gloriosi del Rosario e, alla fine, pronunciò la sua Preghiera a “Maria, Nostra Signora di Lourdes”. “Innanzi a te, o Madre di Cristo, innanzi al tuo cuore immacolato, desidero oggi unirmi di nuovo al nostro Redentore, che si è offerto per gli uomini, allo scopo di rigenerarli con il perdono e di nutrirli con la sua vita. Tu ti sei unita alla sua offerta per la salvezza del mondo più di chiunque altro. E tu ci supplichi, con la voce di Bernadette, di accogliere l’invito alla penitenza, alla conversione, alla preghiera. Non permettere che percorriamo la nostra strada dimenticando il tuo appello. Madre degli uomini e dei popoli, tu che conosci le loro sofferenze e le loro speranze, che maternamente senti le conseguenze delle loro lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, ascolta la nostra preghiera, vieni in soccorso ai tuoi figli nella prova. A Lourdes io ti rinnovo per tutta la Chiesa la preghiera che amo rivolgerti nei grandi Santuari che nel mondo ti sono dedicati. E qui, su questa terra di Francia, affido in modo speciale al tuo amore materno i figli e le figlie di questo popolo. Essi non hanno mai cessato di onorarti, nelle loro tradizioni, con l’arte delle loro cattedrali, con i pellegrinaggi, nella pietà popolare come pure con la devozione degli autori spirituali, sicuri di trovarsi vicini a Cristo contemplandoti, ascoltandoti, pregandoti. Molti si sono onorati di consacrarsi a te, compresi anche dei re, come fece Luigi XIII in nome del suo popolo. Tu stessa, hai fatto sentire a Bernadette Soubirous l’esperienza della tua dolce presenza, incaricandola di un messaggio che è l’eco della parola di Dio affidata alla Chiesa. L’offerta che facciamo di noi stessi davanti a te, Nostra Signora, deve essere un atto personale di ognuno, di ogni famiglia, di ogni comunità ecclesiale ed è bene rinnovarla ad ogni generazione, nella forma che meglio esprime questo fiducioso affidamento. Compio oggi questo gesto insieme con tutti coloro che in questa Nazione lo desiderano, affinché la loro fede cristiana trionfi su tutte le insidie, sia fedelmente trasmessa e sia accolta totalmente dalle giovani generazioni. Affinché siano assidui nel pregarti. Affinché sorgano sempre dei cristiani convinti, dei santi, che trascinino i loro fratelli in una vita ardente di amore a Dio e al prossimo e di zelo missionario. Affinché la carità e l’unità, la gioia e la speranza dimorino sempre in questa Chiesa. Affinché la sua testimonianza favorisca nell’intera Nazione il vero progresso che tu per essa desideri. O Maria, Nostra Signora di Lourdes, ottieni per questi fratelli e per queste sorelle di Francia i doni dello Spirito Santo, per donare una nuova giovinezza, la giovinezza della fede, a questi cristiani e alle loro comunità, che io affido al tuo cuore immacolato, al tuo amore materno. Amen!

Coloro che soffrono per la loro fede. Al termine della tradizionale processione «aux flambeaux», Giovanni Paolo II parlò ampiamente della libertà religiosa. "C’è una miseria spirituale particolarmente evidente su cui concentreremo la nostra attenzione e la nostra preghiera, quella di coloro che soffrono per la loro fede. Noi che possiamo esprimere qui, senza alcun ostacolo, la nostra fede e la nostra preghiera, guardiamoci dal dimenticare questi fratelli e queste sorelle! E soprattutto in questo santuario di Lourdes verso cui i cristiani del mondo intero volgono lo sguardo dal momento in cui la Vergine Maria vi ha fatto brillare la speranza! Come Papa, portando la sollecitudine di tutte le Chiese e spesso informato della loro situazione, vi invito a meditare con me su questo mistero della persecuzione dei credenti, riprendendo, con Maria, le parole di Gesù. (...) Nel corso dei secoli, in luoghi diversi, sono scoppiate persecuzioni contro la Chiesa, e coloro che credevano al Cristo donarono la loro vita per la fede e subirono le peggiori torture. Il martirologio della Chiesa è stato scritto secolo dopo secolo. Oggi, giorno del mio pellegrinaggio a Lourdes, vorrei riabbracciare con il pensiero e con il cuore della Chiesa tutti coloro che subiscono persecuzioni nella nostra epoca. Vorrei abbracciare tutti, attraverso il cuore della Chiesa, con il cuore materno della Madre di Dio che la Chiesa venera come Madre e come Regina dei martiri. (...)  In tutte le epoche della sua storia, la Chiesa ha circondato di un’attenzione e di un ricordo particolari, di un amore speciale coloro che “soffrono in nome di Cristo”. V’è qui da parte della Chiesa un ricordo imperituro e una costante sollecitudine. Il nostro incontro di oggi, ai piedi della Madre Immacolata di Cristo a Lourdes, ci permette di dare un’espressione particolare a questo ricordo così durevole. Preghiamo per tutti coloro che in qualsiasi luogo e in qualsiasi maniera sono perseguitati a causa della fede. (...) O Madre del Cristo, tu che stai ai piedi della Croce del tuo Figlio, sii vicina a tutti coloro che, nel mondo di oggi, subiscono delle persecuzioni! Che la tua presenza materna li aiuti a sopportare le sofferenze e a conseguire la vittoria attraverso la Croce!

Correnti di pensiero che relativizzano il peccato. Rivolgendosi ai sacerdoti nella Basilica di Nostra Signora del Rosario a Lourdes (15 agosto 1983), Giovanni Paolo II sottolineò: “O Cristo, ravviva in noi, ravviva in tutti i sacerdoti del mondo, questo dono veramente pasquale! Questo dono, destinato a far passare l’umanità, sempre spinta nel peccato, dalla morte alla vita! In quella sera di Pasqua, tu vedevi già, Signore, l’uso che noi avremmo fatto di questo dono sgorgato dal tuo cuore, come gli altri sacramenti. Tu già sapevi le ore di gioia e di fatica che noi avremmo consacrato a questo ministero così sublime e così umano. Attualmente esistono delle correnti di pensiero che relativizzano la nozione di peccato, e da questo fatto svalutano il potere, conferito attraverso l’ordinazione, di perdonarlo. Qui, Maria ha fatto trasmettere da Bernadette l’invito a fare penitenza; e un meraviglioso movimento di conversioni non ha più cessato di svilupparsi. Quanti uomini e quante donne, nella cappella delle confessioni o altrove in questi santuari, hanno ritrovato, grazie al nostro ministero, la pace di un cuore purificato e il coraggio di una fedeltà al Vangelo!”.

Voi siete nel mondo. Nella Basilica di Nostra Signora del Rosario a Lourdes (15 agosto 1983) Giovanni Paolo II così si rivolse alle religiose Così il Papa nel suo discorso alle religiose. “La vostra vita religiosa è principalmente una vita consacrata a Dio. E direi che una manifestazione di questa consacrazione è la gratuità nell’amore. Voi siete nel mondo, innanzitutto, le testimoni privilegiate di questa gratuità dell’amore, ed è certamente questo che Dio desidera di più per questo mondo prima di considerare la vostra “utilità” nell’ambito della società; è questo che la Chiesa attende da voi, per la sua testimonianza, prima di esaminare i vostri molteplici, utili ed efficaci servizi. In effetti, prima di tutto, la vocazione che avete sentito e che è stata messa alla prova dalla vostra Congregazione è un dono gratuito dell’amore di Dio. Perché voi, e non per esempio la vostra sorella o la vostra amica: Maria è stata scelta gratuitamente da Dio. E Bernadette lo è stata ugualmente per portare il suo messaggio. Siete voi, come loro, sufficientemente riconoscenti al Signore di questo inaudito dono?”

Pellegrini a Lourdes per essere vicini a Maria. Spiegando il motivo della sua visita a Lourdes, nella omelia della Santa Messa alla Grotta delle Apparizioni a Lourdes nella solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto 1983), Giovanni Paolo II disse: “Oggi, per la festa dell’Assunzione al cielo, veniamo in pellegrinaggio a Lourdes, dove Maria disse a Bernadette: “Io sono l’Immacolata Concezione” (Que soy era Immaculada Councepciou). Siamo venuti qui a motivo del Giubileo straordinario che caratterizza l’Anno della Redenzione. Vogliamo vivere questo Giubileo vicino a Maria. Lourdes è il luogo adatto per tale vicinanza. Qui, tempo fa, la “Bella Signora” parlava con una semplice adolescente di Lourdes, Bernadette Soubirous, recitava con lei il Rosario, la incaricava di alcuni messaggi. Venendo in pellegrinaggio a Lourdes desideriamo entrare nuovamente nel quadro di questa straordinaria vicinanza che qui non è mai cessata, anzi si è consolidata. La vicinanza di Maria è come l’anima di questo santuario. Noi veniamo in pellegrinaggio a Lourdes per essere vicini a Maria. Veniamo in pellegrinaggio a Lourdes per avvicinarci al mistero della Redenzione. Nessuno più di Maria si è immerso nell’intimo del mistero della Redenzione. E nessuno più di lei può riavvicinare a noi questo mistero. Maria si trova nel cuore stesso del mistero. Noi desideriamo che durante l’anno del Giubileo straordinario pulsi più fortemente in noi il cuore stesso del mistero della Redenzione. È per questo che siamo qui! Ci troviamo a Lourdes nella solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, quando la Chiesa proclama la gloria della sua nascita definitiva al cielo. Vogliamo partecipare a questa gloria, specialmente per mezzo della liturgia. E tramite la gloria della sua nascita in cielo, vogliamo in pari tempo venerare il felice momento della sua nascita in terra. L’Anno della Redenzione 1983 orienta i nostri pensieri e i nostri cuori verso questo felice momento. Prima di tutto la nascita al cielo, l’Assunzione al cielo. Si può dire che la liturgia ci delinei l’Assunzione di Maria al cielo sotto tre aspetti”.

Il cammino di Cristo è esigente. Giovanni Paolo II rivolgendosi ai giovani nella Basilica di San Pio X a Lourdes (15 agosto 1983) ricordò: “Il cammino dell’amore secondo Cristo è un cammino difficile, esigente. Bisogna essere realistici. Coloro che non vi parlano altro che di spontaneità, di facilità, vi ingannano. Il dominio progressivo della nostra vita, imparare ad essere ciò che Dio vuole, richiede già uno sforzo paziente, una lotta su noi stessi. Siate uomini e donne di coscienza. Non soffocate la vostra coscienza, non la deformate, chiamate col loro nome il bene e il male. Inevitabilmente conoscerete le contraddizioni di una società di cui ben si conoscono i vizi. Senza staccarsi dalla carità, ma con coraggio, bisogna anzitutto costruire in noi stessi la forma della società che vogliamo per domani. La fede è un rischio. Il Cristo è stato un segno di contraddizione, egli ha offerto, sino alla morte la sua amicizia a tutti, con Maria ai piedi della croce. Anche Bernadette ha conosciuto la contraddizione e la sofferenza. Non è solo per gli altri che ella aveva trasmesso la parola della Vergine: “Penitenza”. Ella stessa era stata avvertita da Maria della durezza del cammino: “Non ti prometto di essere felice in questo mondo ma nell’altro”. Non temiamo: rispondere a questa esigenza ci unisce veramente a Cristo che offre la sua vita, è una sorgente di gioia interiore e una condizione di efficacia della Chiesa nel mondo”.

Trarre il bene dal male. Lo stesso 15 agosto, rivolgendosi ai pellegrini malati, Giovanni Paolo II disse: “La sofferenza è sempre una realtà, una realtà dai mille volti. Penso alle indigenze provocate da certi fenomeni geologici abbastanza imprevedibili, alle miserie morali che si moltiplicano in una società che credeva di sconfiggerle. Penso a tutte le infermità e le malattie: alcune guaribili a scadenza, altre purtroppo ancora incurabili. La sofferenza è certamente oggettiva; ma essa è ancor più soggettiva, unica nel senso che ogni persona, afflitta o malata, davanti alla stessa malattia, reagisce in modo diverso, talvolta in modo molto diverso. È il mistero della sensibilità di ognuno, che è imponderabile. Nell’ambito segreto delle coscienze, si arriva addirittura al punto che alcune persone soffrono inquietudini e rimorsi senza reale fondamento. (...) Cari ammalati, vorrei lasciare nel vostro ricordo e nel vostro cuore tre piccole luci che mi sembrano preziose. Prima di tutto, qualunque sia la vostra sofferenza, fisica o morale, personale o familiare, apostolica e perfino ecclesiale, è necessario che voi ne prendiate lucidamente coscienza, senza minimizzarla e senza esagerarla, con tutti i turbamenti che essa genera nella vostra sensibilità umana: scacco, inutilità della vostra vita, ecc. Poi, è indispensabile procedere sulla via dell’accettazione. Sì, accettare che sia così non con rassegnazione più o meno cieca, ma perché la fede ci assicura che il Signore può e vuole ricavare il bene dal male. Quanti qui presenti potrebbero testimoniare che la prova, accettata con fede, ha fatto rinascere in loro la serenità e la speranza … Se vuole trarre il bene dal male, il Signore vi invita ad essere voi stessi attivi, per quanto vi è possibile, nonostante la malattia, e se siete handicappati a responsabilizzare voi stessi, con le forze e i talenti che disponete, nonostante l’infermità. Coloro che vi assistono con il loro affetto e con il loro aiuto, e anche le Associazioni di cui fate parte, come le Fraternità dei malati, cercano giustamente di farvi amare la vita e di svilupparla anche in voi, per quanto è possibile, come un dono di Dio”.

Avete ereditato un grande patrimonio di fede. Ai cattolici di Francia (15 agosto 1983). “Cattolici di Francia, come Pastore universale ma in accordo con i cari fratelli nell’Episcopato, i vostri Vescovi, io vi esorto a mantenervi in missione. Ogni Nazione ha la sua caratteristica storia di uomini. Ma i popoli che hanno ricevuto un’eredità spirituale assai ricca, devono preservarla come la pupilla dei loro occhi. E, in concreto, queste Nazioni non mantengono tale eredità che vivendola integralmente e trasmettendola coraggiosamente. O terra di Francia! Terra di san Fotino e di santa Blandina, di san Dionigi e di san Luigi, di sant’Ivo de Tréguier e di san Bertrando di Comminges, di santa Giovanna d’Arco, di san Francesco di Sales e di santa Giovanna di Chantal, di san Vincenzo de’ Paoli e di santa Luisa di Marillac, di san Giovanni Eudes e di santa Margherita Maria, di santa Margherita Bourgeoys e della beata Maria dell’Incarnazione, di san Francesco Régis e di san Luigi Grignion di Montfort, di santa Giovanna Delanoue e della beata Giovanna Jugan, di san Giovanni Battista de la Salle e di san Benedetto Labre, di molti missionari come sant’Isacco Jogues, il beato Teofano Vénard e san Pietro Chanel, del santo Curato d’Ars, di santa Teresa di Lisieux, di Federico Ozanam e di Carlo de Foucauld, di san Michele Guarricoïts di questa regione, di santa Bernadette, canonizzata proprio cinquant’anni fa, durante il precedente Anno della Redenzione! Cattolici di Francia, voi avete ereditato un patrimonio considerevole di fede e di tradizione cristiana. È il tesoro per il quale i santi della vostra Nazione hanno sacrificato tutto “per impadronirsene”, come richiede il Vangelo, talmente erano convinti che l’uomo completo è costituito dal rapporto con l’Assoluto e dall’ardente carità!

I migliori voti per la Chiesa e il popolo. Durante la Cerimonia di congedo all'Aeroporto Internazionale Tarbes-Lourdes-Pyrénées (15 agosto 1983) così salutò Giovanni Paolo II: “Come dicevo ieri, sono soddisfatto di aver infine potuto aggiungere Lourdes alla catena dei santuari mariani che mi è stato dato di visitare attraverso il mondo per pregarvi con i miei fratelli cristiani. Si tratta di una devozione fondamentale nella mia vita e vorrei coinvolgere la Chiesa tutta nella preghiera, nella preghiera mariana. La preghiera è il primo compito e il primo annuncio del Papa; essa è la prima condizione del mio servizio nella Chiesa e nel mondo. Ed è bene, per questo, che anch’io mi inginocchi davanti alla Grotta di Massabielle, e che mi faccia in tutto pellegrino di Lourdes. Ho potuto nello stesso tempo avere un incontro fruttuoso con le folle venute da tutta la Francia e con i sacerdoti, le religiose, i giovani, i malati, le famiglie, e anche le autorità di questo Paese. Ne sono molto felice. Ritengo che la Francia sia assai fortunata di possedere in questa regione un simile luogo sacro! Non, per la verità, di possederlo, poiché esso è stato dato come pura grazia; ed essa non ne dispone come di un antico tesoro, né come di un’attrattiva turistica, ma come di una fonte misteriosa che attira le anime per rinnovarle, e che essa deve offrire ai viandanti del mondo intero. Io sono stato uno di questi viandanti, e ho portato con me i ringraziamenti e le intenzioni di tutta la Chiesa. Ho formulato i migliori voti per la Chiesa in Francia, così come per tutto il popolo di questo Paese e per coloro che hanno grandi responsabilità al servizio del bene comune”.

 

Secondo pellegrinaggio a Lourdes
(14 - 15 agosto 2004)

 Otto mesi prima della sua morte, Giovanni Paolo II, già molto malato e con notevole difficoltà per parlare, vuole tornare a Lourdes, a 21 anni di distanza del suo primo pellegrinaggio (1983). Il Papa, arrivò all'aeroporto di Tarbes il 14 agosto 2004 e subito dopo il discorso di Benvenuto sostò in preghiera presso la Grotta di Massabielle e poi rivolse un commosso saluto agli ammalati. Lo stesso giorno pronunciò le parole d’introduzione e la preghiera finale durante la recita del Santo Rosario e la processione. Io giorno dopo, 15 agosto, Festa dell’Assunta, Giovanni Paolo II presiedette la processione aux flambeaux dalla Grotta delle Apparizioni di Massabielle alla Basilica di Santa Messa nella Prairie del Santuario di Lourdes. Oltre all’omelia del rito eucaristico Giovanni Paolo II recitò alla fine anche l’Angelus Domini.

 

DAL MAGISTERO DI GIOVANNI PAOLO II[79]

 

150mo anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione. «Benedico il Signore che mi permette di fare ritorno, ancora una volta, in quest'amata terra di Francia e di venire incontro a tutti voi con un augurio cordiale di grazia e di pace». Così Giovanni Paolo II, sabato 14 agosto 2004, nel suo discorso all’arrivo all’aeroporto di Tarbes. Poi, il Papa aggiunse: «Il motivo della mia odierna visita è la celebrazione del 150.mo anniversario della definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Intendo unirmi con intimo trasporto ai milioni di pellegrini che da ogni parte del mondo giungono ogni anno a Lourdes, per affidare alla Madre del Signore le intenzioni che portano nel cuore e chiedere il suo aiuto e la sua intercessione».

Terra di grandi tradizioni cristiane. «Ricordo con gioia le altre mie precedenti visite in Francia, e colgo volentieri anche questa occasione per rendere omaggio al grande patrimonio di cultura e di fede che ne ha segnato la storia. Non posso dimenticare, infatti, i grandi Santi di questa vostra Terra, gli illustri maestri del pensiero cristiano, le scuole di spiritualità, i numerosi missionari che hanno lasciato la patria per portare in tutto il mondo l'annuncio di Cristo Signore. E guardo con fiducia alla comunità cristiana di oggi, che accoglie con generosità l'invito ad animare questo nostro tempo con la sapienza e la speranza che vengono dal Vangelo».

Il contributo della Chiesa. «Nel rispetto delle responsabilità e delle competenze di ciascuno, la Chiesa cattolica desidera offrire alla società un suo specifico contributo nell'edificazione di un mondo in cui i grandi ideali di libertà, di uguaglianza e di fraternità possano costituire la base del vivere sociale, nella ricerca e nella promozione instancabile del bene comune».

Condivido con voi un tempo della vita segnato dalla sofferenza fisica.  Dopo la sosta di preghiera alla Grotta di Massabielle, Giovanni Paolo II, rivolse questo breve saluto ai malati; «Giungendo alla Grotta di Massabielle, desidero rivolgere il mio primo saluto ai malati, che sempre più numerosi vengono in questo santuario, a quanti li accompagnano, a coloro che se ne prendono cura e alle loro famiglie. Sono con voi, cari fratelli e sorelle, come un pellegrino presso la Vergine; faccio mie le vostre preghiere e le vostre speranze; condivido con voi un tempo della vita segnato dalla sofferenza fisica, ma non per questo meno fecondo nel disegno mirabile di Dio. Insieme a voi prego per coloro che si sono affidati alla nostra preghiera. Ho sempre avuto grande fiducia, per il mio ministero apostolico, nell’offerta, nella

PREGHIERA A CONCLUSIONE
DEL ROSARIO

Ave Maria, Donna povera ed umile,
benedetta dall'Altissimo!
Vergine della speranza, profezia dei tempi nuovi,
noi ci associamo al tuo cantico di lode
per celebrare le misericordie del Signore,
per annunciare la venuta del Regno
e la piena liberazione dell’uomo.
Ave Maria, umile serva del Signore,
gloriosa Madre di Cristo!
Vergine fedele, dimora santa del Verbo,
insegnaci a perseverare nell'ascolto della Parola,
ad essere docili alla voce dello Spirito,
attenti ai suoi appelli nell'intimità della coscienza e alle sue manifestazioni negli avvenimenti della storia.
Ave Maria, Donna del dolore,
Madre dei viventi!
Vergine sposa presso la Croce,
Eva novella,
sii nostra guida sulle strade del mondo,
insegnaci a vivere e a diffondere l'amore di Cristo, a sostare con Te presso le innumerevoli croci sulle quali tuo Figlio è ancora crocifisso.
Ave Maria, Donna della fede,
prima dei discepoli!
Vergine Madre della Chiesa,
aiutaci a rendere sempre
ragione della speranza che è in noi,
confidando nella bontà dell'uomo e nell'amore del Padre.
Insegnaci a costruire il mondo dal di dentro:
nella profondità del silenzio e dell'orazione,
nella gioia dell'amore fraterno,
nella fecondità insostituibile della Croce.
Santa Maria, Madre dei credenti,
Nostra Signora di Lourdes,
prega per noi.
Amen.

preghiera e nel sacrificio di quanti sono nella sofferenza. Vi domando di unirvi a me,durante questo pellegrinaggio, per presentare a Dio, per intercessione della Vergine Maria, tutte le intenzioni della Chiesa e del mondo».

Sento di aver raggiunto la meta del mio pellegrinaggio. Durante la recita del Santo Rosario e della Processione, Giovanni Paolo II, il 14 agosto, intervenne primo leggendo un'Introduzione e poi con la Preghiera finale. «Inginocchiandomi qui, presso la Grotta di Massabielle, sento con emozione di aver raggiunto la meta del mio pellegrinaggio. Questa Grotta, dove apparve Maria, è il cuore di Lourdes. Fa pensare alla caverna del monte Oreb, dove Elia incontrò il Signore, che gli parlò nel “mormorio di un vento leggero” (1 Re 19,12). Qui la Vergine invitò Bernadette a recitare il Rosario, sgranando Lei stessa la corona. Questa Grotta è diventata così la cattedra di una singolare scuola di preghiera, in cui Maria insegna a tutti a contemplare con ardente amore il volto di Cristo. Per questo Lourdes è il luogo dove i credenti di Francia, e di tante altre nazioni dell’Europa e del mondo, in ginocchio, pregano. Pellegrini a Lourdes, vogliamo anche noi questa sera ripercorrere pregando, insieme con la Madre, i “misteri” nei quali Gesù si manifesta “come luce del mondo”. Ricordiamo la sua promessa: “Chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Vogliamo imparare dall'umile serva del Signore la disponibilità docile all'ascolto e l'impegno generoso nell’accogliere l'insegnamento di Cristo nella nostra vita».

“Que soy era Immaculada Councepciou”. A Prairie de la Ribère, domenica 15 agosto 2004, Giovanni Paolo II così aprì la sua omelia della Santa Messa: “Que soy era Immaculada Councepciou”. Le parole che Maria rivolse a Bernadette il 25 marzo 1858 risuonano con intensità tutta particolare nel corso di questo anno, nel quale la Chiesa celebra il 150° anniversario della solenne definizione del dogma, pronunciata dal Beato Pio IX con la Costituzione apostolica Ineffabilis Deus. Ho desiderato vivamente di compiere questo pellegrinaggio a Lourdes, per ricordare un evento che continua a rendere gloria alla Trinità una e indivisa. La concezione immacolata di Maria è il segno dell'amore gratuito del Padre, l'espressione perfetta della redenzione operata dal Figlio, l’inizio di una vita totalmente disponibile all'azione dello Spirito”. 

“L’anima mia magnifica il Signore…”In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna…” (Lc 1,39). Le parole del racconto evangelico ci hanno fatto rivedere con gli occhi del cuore la giovane fanciulla di Nazaret in cammino verso quella “città di Giuda” ove abitava la cugina, per offrirle i suoi servizi. Ci colpisce in Maria innanzitutto l’attenzione colma di tenerezza verso la parente anziana. Il suo è un amore concreto, che non si limita a parole di comprensione, ma si fa carico in prima persona della fatica dell’assistenza. Alla cugina la Vergine non dona semplicemente qualcosa di sé; dona se stessa, senza nulla chiedere in cambio. Ha perfettamente capito che il dono ricevuto da Dio più che un privilegio è un compito, che la impegna verso gli altri con la gratuità che è propria dell’amore.  “L’anima mia magnifica il Signore…” (Lc 1,46). I sentimenti che Maria vive nell’incontro con Elisabetta erompono con forza nel cantico del Magnificat. Sulle sue labbra s’esprime l’attesa piena di speranza dei “poveri del Signore” e insieme la consapevolezza del compimento delle promesse, perché Dio “s’è ricordato della sua misericordia” (cfr Lc 1,54) “.

I due dogmi. “Con le sue parole e col suo silenzio la Vergine Maria sta davanti a noi come modello per il nostro cammino. È un cammino non facile: per la colpa dei progenitori, l'umanità porta in sé la ferita del peccato, le cui conseguenze continuano a farsi sentire anche nei redenti. Ma il male e la morte non avranno l'ultima parola! Maria lo conferma con tutta la sua esistenza, quale vivente testimone della vittoria di Cristo, nostra Pasqua. I fedeli lo hanno capito. Per questo accorrono in folla presso questa Grotta per ascoltare i moniti materni della Vergine, riconoscendo in lei “la donna vestita di sole” (Ap 12,1), la Regina che risplende accanto al trono di Dio (cfr Sal. resp.) ed intercede in loro favore. Oggi la Chiesa celebra la gloriosa Assunzione al Cielo di Maria in corpo e anima. I due dogmi dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione sono tra loro intimamente legati. Entrambi proclamano la gloria di Cristo Redentore e la santità di Maria, il cui destino umano è già da ora perfettamente e definitivamente realizzato in Dio. “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”, ci ha detto Gesù (Gv 14,3). Maria è il pegno del compimento della promessa di Cristo. La sua Assunzione diventa così per noi “segno di sicura speranza e di consolazione” (cfr Lumen gentium,68)”.

Mettiamoci in ascolto!Da questa Grotta di Massabielle la Vergine parla anche a noi, cristiani del terzo millennio. Mettiamoci in ascolto! Ascoltate innanzitutto voi, giovani, che cercate una risposta capace di dare senso alla vostra vita. Qui la potete trovare. È una risposta esigente, ma è la sola pienamente appagante. In essa sta il segreto della gioia vera e della pace. Da questa Grotta parte uno speciale appello anche per voi, donne. Apparendo nella Grotta, Maria ha affidato il suo messaggio ad una ragazza, quasi a sottolineare la particolare missione che spetta alla donna in questo nostro tempo, tentato dal materialismo e dalla secolarizzazione: essere nella società di oggi testimone di quei valori essenziali che si vedono solo con gli occhi del cuore. A voi, donne, il compito di essere sentinelle dell'Invisibile! A tutti voi, fratelli e sorelle, lancio un pressante appello perché facciate tutto ciò che è in vostro potere affinché la vita, tutta la vita, sia rispettata dal concepimento sino alla sua fine naturale. La vita è un dono sacro, di cui nessuno può farsi padrone. La Vergine di Lourdes ha infine un messaggio per tutti. Eccolo: siate donne e uomini liberi! Ma ricordate: la libertà umana è una libertà ferita dal peccato. Ha bisogno essa stessa di essere liberata. Cristo ne è il liberatore, Lui che “ci ha liberati perché restassimo liberi” (Gal 5,1). Difendete la vostra libertà!

L'Angelus. Alla fine della Santa Messa, durante l'Angelus, Il Papa recitò: "Dalla roccia di Massabielle, la Vergine Santa venne incontro a Bernadette rivelandosi come Colei che è ricolma della grazia di Dio, e le domandò penitenza e preghiera. Le indicò una sorgente di acqua, e le chiese di bere. Quell’acqua che sgorga sempre fresca è diventata uno dei simboli di Lourdes: simbolo della vita nuova, che Cristo dona a quanti si convertono a lui. Sì, il Cristianesimo è sorgente di vita, e Maria è la prima custode di questa fonte.”.

 

A CENTO ANNI DELLA LEGGE DEL 1905
SULLA SEPARAZIONE TRA LE CHIESE E LO STATO,
CHE SOSTITUIVA IL CONCORDATO DEL 1801
11 febbraio 2005

 Lettera di Giovanni Paolo II a Mons. Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux, Presidente della Conferenza dei vescovi di Franciae a tutti i vescovi di Francia A Monsignor Jean-Pierre Ricard Arcivescovo di Bordeaux e Presidente della Conferenza Episcopale di Francia e a tutti i Vescovi francesi  1. Nel corso delle vostre visite ad limina, cari Fratelli nell'Episcopato, avete condiviso con me le vostre preoccupazioni e le vostre gioie di Pastori, manifestando i buoni rapporti che intrattenete con i Responsabili della società civile, per la qual cosa non posso che gioire. Durante i nostri incontri ho avuto l'opportunità di affrontare con voi la questione dei rapporti con le Autorità civili, nell'ottica del centenario della legge sulla separazione tra le Chiese e lo Stato. Ho inoltre ricordato direttamente la questione della laicità nel discorso che ho indirizzato ai Vescovi della Provincia di Besançon, il 27 febbraio 2004. 2. Nel 1905, la legge sulla separazione tra le Chiese e lo Stato, che sostituiva il Concordato del 1801, fu un evento doloroso e traumatizzante per la Chiesa in Francia. Regolava il modo di vivere in Francia il principio di laicità e, in quel contesto, manteneva solo la libertà di culto, relegando allo stesso tempo la dimensione religiosa alla sfera del privato e non riconoscendo alla vita religiosa e all'Istituzione ecclesiale un posto all'interno della società. Il cammino religioso dell'uomo era allora considerato come un semplice sentimento personale, ignorando in tal modo la natura profonda dell'uomo, essere al contempo personale e sociale in tutte le sue dimensioni, compresa quella spirituale. Tuttavia, dal 1920, si è grati al Governo francese per aver riconosciuto in un certo modo il ruolo della dimensione religiosa nella vita sociale, il cammino religioso personale e sociale e la struttura gerarchica della Chiesa, costitutiva della sua unità. Il centenario di questa legge può essere oggi l'occasione per riflettere sulla storia religiosa in Francia durante il secolo scorso, considerando gli sforzi compiuti dalle diverse parti presenti per conservare il dialogo, sforzi coronati dal ripristino delle relazioni diplomatiche e dall'intesa raggiunta nel 1924, sottoscritta dal Governo della Repubblica, poi descritta nell'Enciclica del mio predecessore Papa Pio XI, il 18 gennaio di quell'anno, Maximam gravissimamque. A partire dal 1921, dopo anni difficili, su iniziativa del Governo francese, erano già stati avviati nuovi rapporti tra la Repubblica francese e la Sede Apostolica, aprendo così la via al negoziato e alla cooperazione. In tale contesto si è potuto intraprendere un processo di pacificazione, nel rispetto dell'ordine giuridico, sia civile sia canonico. Questo nuovo spirito di reciproca comprensione permise allora di trovare una soluzione a un certo numero di difficoltà e di far concorrere tutti gli sforzi del Paese al bene comune, ognuno nel campo che gli era proprio. In certo modo, si può quindi affermare che era così già stata raggiunta una sorta di intesa giorno per giorno, che apriva la strada a un accordo consensuale di fatto sulle questioni istituzionali di importanza fondamentale per la vita della Chiesa. Questa pace, acquisita progressivamente, è divenuta ormai una realtà alla quale il popolo francese è profondamente legato. Essa permette alla Chiesa che è in Francia di compiere la propria missione con fiducia e serenità e di prendere sempre più parte attiva alla vita della società, nel rispetto delle competenze di ciascuno.3. Il principio di laicità, al quale il vostro Paese è molto legato, se ben compreso, appartiene anche alla Dottrina Sociale della Chiesa. Esso ricorda la necessità di una giusta separazione dei poteri (cfr Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 571-572), che fa eco all'invito di Cristo ai suoi discepoli:  "Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio" (Lc 20, 25). Da parte sua, la non confessionalità dello Stato, che è una non ingerenza del potere civile nella vita della Chiesa e delle diverse religioni, come pure nella sfera spirituale, permette a tutte le componenti della società di lavorare insieme al servizio di tutti e della comunità nazionale. Allo stesso modo, come il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ricordato, la Chiesa non è chiamata ad amministrare l'ambito temporale, poiché "in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico" (Costituzione pastorale Gaudium et spes, n. 76; cfr n. 42). Allo stesso tempo, è però importante che tutti lavorino nell'interesse generale e per il bene comune. È così che si esprime anche il Concilio:  "La comunità politica e la Chiesa... anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti, in maniera tanto più efficace quanto meglio coltivano una sana collaborazione fra di loro" (Ibidem, n. 76). 4. L'applicazione dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa ha permesso, tra le altre cose, nuovi sviluppi nei rapporti tra Chiesa e Stato in Francia, fino ad arrivare, in questi ultimi anni, alla creazione di un organismo di dialogo al più alto livello, aprendo la strada da una parte alla risoluzione delle questioni in sospeso o delle difficoltà che possono presentarsi nei diversi campi, e, dall'altra alla realizzazione di un certo numero di collaborazioni nella vita sociale in vista del bene comune. Si possono così sviluppare rapporti di fiducia che permettono di trattare le questioni istituzionali, per ciò che concerne le persone, le attività e i beni, in uno spirito di cooperazione e di rispetto reciproco. Rendo omaggio anche a tutte le forme di collaborazione che esistono in modo sereno e fiducioso nelle municipalità, nelle collettività locali e all'interno delle regioni, grazie all'attenzione delle persone elette, del clero, dei fedeli, e degli uomini e delle donne di buona volontà. Conosco la stima che nutrite per i responsabili della Nazione e i legami che vi uniscono a loro, essendo sempre pronti ad apportare la vostra collaborazione alla riflessione nei campi che riguardano il futuro dell'uomo e della società, e per un più grande rispetto delle persone e della loro dignità. Insieme a voi, incoraggio i fedeli laici nel loro desiderio di servire i fratelli e le sorelle con una partecipazione sempre più attiva alla vita pubblica, poiché, come dice il Concilio Vaticano II, la comunità dei cristiani "si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia" (Costituzione Pastorale Gaudium et spes, n. 1). I cattolici di Francia, in ragione del loro statuto di cittadini, come tutti i loro connazionali, hanno il dovere di partecipare, secondo le proprie competenze e nel rispetto delle proprie convinzioni, ai diversi settori della vita pubblica. 5. Il cristianesimo ha svolto e svolge ancora un ruolo importante nella società francese, nei campi politico, filosofico, artistico e letterario. La Chiesa in Francia ha avuto parimenti, nel ventesimo secolo, grandi Pastori e grandi Teologi. Si può dire che è stato un periodo particolarmente fecondo, anche per la vita sociale. Henry de Lubac, Yves Congar, Marie-Dominique Chenu, Jacques et Raïssa Maritain, Emmanuel Mounier, Robert Schuman, Edmond Michelet, Madeleine Delbrêl, Gabriel Rosset, Georges Bernanos, Paul Claudel, François Mauriac, Jean Lacroix, Jean Guitton, Jérôme Lejeune, tanti nomi che hanno contrassegnato il pensiero e la prassi francesi, e che restano grandi figure riconosciute non soltanto dalla comunità ecclesiale, ma anche dalla comunità nazionale.Queste persone, come pure numerosi altri cattolici, hanno avuto un'influenza decisiva sulla vita sociale del vostro Paese, e alcuni sulla costruzione dell'Europa. Tutti hanno fondato il loro cammino intellettuale e il loro operato sui principi evangelici. Poiché amavano Cristo, amavano anche gli uomini e s'impegnavano a servirli. Spetta oggi ai cattolici del vostro Paese seguire la via aperta dai loro predecessori. Non si può neanche dimenticare il ruolo importante dei valori cristiani nella costruzione dell'Europa e nella vita dei popoli del continente. Il cristianesimo ha in gran parte plasmato il volto dell'Europa e spetta agli uomini di oggi edificare la società europea sui valori che hanno presieduto alla sua nascita e che fanno parte della sua ricchezza. La Francia non può che rallegrarsi di avere al suo interno uomini e donne che attingono dal Vangelo, nel proprio cammino spirituale e nella loro vita cristiana, elementi e principi antropologici promuovendo un'idea nobile dell'uomo, principi che li aiutano a compiere la loro missione di cittadini, a tutti i livelli della vita sociale, per servire i propri fratelli in umanità, per partecipare al bene comune, per diffondere la concordia, la pace, la giustizia, la solidarietà e la buona intesa tra tutti, in definitiva per offrire con gioia la propria pietra all'edificazione del corpo sociale. A questo proposito, oggi è opportuno che vi adoperiate per sviluppare sempre più la formazione dei fedeli nella Dottrina Sociale della Chiesa e in una riflessione filosofica seria, specialmente la formazione dei giovani che si preparano a svolgere incarichi importanti in posti decisionali in seno alla società; essi avranno allora a cuore di far risplendere i valori evangelici e i saldi fondamenti antropologici nei diversi campi della vita sociale. È così che, nel vostro Paese, la Chiesa sarà presente all'appuntamento con la storia. I cristiani sono consapevoli di avere una missione da compiere al servizio dei propri fratelli, come dice uno dei più antichi testi della letteratura cristiana:  "Dio ha assegnato loro un posto così sublime, e a essi non è lecito abbandonarlo" (Lettera a Diogneto, VI, 10). Questa missione comporta anche per i fedeli un impegno personale, poiché presuppone la testimonianza con le parole e con le opere, vivendo i valori morali e spirituali e proponendoli ai propri concittadini, nel rispetto della libertà di ciascuno. 6. La crisi dei valori e la mancanza di speranza che si osservano in Francia, e più in generale in Occidente, fanno parte della crisi di identità che le società moderne attuali attraversano. Queste ultime molto spesso propongono solo una vita fondata sul benessere materiale, che non può esprimere il senso dell'esistenza né offrire i valori fondamentali per compiere scelte libere e responsabili, fonte di gioia e di felicità. La Chiesa si interroga su tale situazione e auspica che i valori religiosi, morali e spirituali, che fanno parte del patrimonio della Francia, che hanno plasmato la sua identità e forgiato generazioni di persone fin dai primi secoli del cristianesimo, non cadano nell'oblio.Invito dunque i fedeli del vostro Paese, sulla scia della Lettera ai Cattolici di Francia che avete loro indirizzata qualche anno fa, ad attingere dalla loro vita spirituale ed ecclesiale la forza per partecipare alla res publica, e per conferire un nuovo slancio alla vita sociale e una rinnovata speranza agli uomini e alle donne del nostro tempo. "Legittimamente si può pensare che il futuro dell'umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza" (Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale Gaudium et spes, n. 31). In questa prospettiva, rapporti e collaborazioni di fiducia tra Chiesa e Stato non possono che avere effetti positivi per costruire insieme ciò che Papa Pio XII chiamava già "la legittima e sana laicità" (Allocuzione alla colonia delle Marche a Roma, 23 marzo 1958: La Documentation Catholique 55 (1958), col. 456) che non sia, come ho ricordato nell'Esortazione Apostolica post sinodale Ecclesia in Europa, un "tipo di laicismo ideologico o di separazione ostile tra le istituzioni civili e le confessioni religiose" (n. 117). Così, anziché porsi in antagonismo, le forze sociali saranno sempre più al servizio dell'insieme della popolazione che vive in Francia. Confido nel fatto che un tale processo permetterà di far fronte alle nuove situazioni della società francese attuale, in particolare nel contesto multietnico, pluriculturale e pluriconfessionale degli ultimi anni. Riconoscere la dimensione religiosa delle persone e dei componenti della società francese, significa volerla associare alle altre dimensioni della vita nazionale, affinché apporti il suo dinamismo all'edificazione sociale e affinché le religioni non tendano a rifugiarsi in un settarismo che potrebbe rappresentare un pericolo per lo Stato stesso. La società deve poter ammettere che le persone, nel rispetto altrui e delle leggi della Repubblica, possano manifestare la loro appartenenza religiosa. In caso contrario, si corre sempre il rischio di un ripiegamento identitario e settario e di un acuirsi dell'intolleranza, realtà che possono solo ostacolare la pacifica convivenza e la concordia in seno alla Nazione. A motivo della vostra missione, siete chiamati a intervenire regolarmente nel dibattito pubblico sulle questioni importanti della società. Allo stesso modo, in nome della loro fede, i cristiani, personalmente o in associazioni, devono poter prendere la parola pubblicamente per esprimere le loro opinioni e per manifestare le loro convinzioni, apportando così il proprio contributo ai dibattiti democratici, interpellando lo Stato e i concittadini sulle loro responsabilità di uomini e di donne, in particolare nel campo dei diritti fondamentali della persona umana e del rispetto della sua dignità, del progresso dell'umanità che non può realizzarsi a qualunque prezzo, della giustizia e dell'equità, così come della tutela del pianeta, tutti campi che riguardano il futuro dell'uomo e dell'umanità e la responsabilità di ogni generazione. È a questa condizione che la laicità, lungi dall'essere un luogo di scontro, è realmente l'ambito per un dialogo costruttivo, nello spirito dei valori di libertà, di uguaglianza e di fraternità, ai quali il popolo francese è giustamente molto legato. 7. So che voi siete molto attenti alla presenza della Chiesa nei luoghi in cui si pongono le grandi e temibili questioni del senso dell'esistenza umana. Penso - per nominarne solo alcune particolarmente significative - al settore ospedaliero in cui l'assistenza spirituale ai malati e al personale costituisce un aiuto di primo piano, al campo educativo in cui è importante aprire i giovani alla dimensione morale e spirituale della vita, per permettere loro di sviluppare la propria personalità integrale. In effetti, l'educazione non si può limitare a una formazione scientifica e tecnica, ma deve prendere in considerazione tutto l'essere del giovane. È in questa prospettiva che opera l'Insegnamento cattolico, del quale voi siete responsabili nelle vostre Diocesi. Conosco la sua sollecitudine nel collaborare al processo educativo di cui le Autorità civili sono responsabili, ma anche il suo desiderio di mantenere nel corpo docente e nel suo insegnamento la specificità che gli è propria.Spetta allo Stato, nel rispetto delle regole stabilite, garantire alle famiglie che lo desiderano la possibilità di far impartire ai propri figli la catechesi di cui hanno bisogno, prevedendo a tal fine orari adeguati. D'altra parte, senza dimensione morale i giovani non possono che essere tentati dalla violenza e da altri comportamenti che non sono degni di loro, come regolarmente si osserva. A tale proposito, vorrei rendere omaggio ai numerosi santi e sante educatori, che hanno segnato la storia delle vostre Chiese particolari e della società francese. Desidero ricordare i due ultimi vostri concittadini che ho avuto l'occasione di canonizzare, Marcelin Champagnat, che ha ampiamente contribuito all'educazione della gioventù nelle campagne francesi, e Léonie Aviat, che si è adoperata per aiutare i poveri e che ha creato scuole per giovani ragazze nelle città. So che vi preoccupate di formare sacerdoti, religiosi e religiose e laici affinché siano testimoni e compagni dei loro fratelli, attenti ai loro interrogativi e capaci di sostenerli nel loro cammino umano e spirituale. A questo proposito, rendo omaggio al lavoro coraggioso degli insegnanti e degli educatori fra i giovani del vostro Paese, in quanto conosco la delicatezza e l'importanza della loro missione. 8. Ho auspicato che il 2005 sia per tutta la comunità ecclesiale un Anno dell'Eucaristia. Nella Lettera Apostolica che ho scritto su questo argomento, ricordo che "la "cultura dell'Eucaristia" promuove una cultura del dialogo, che trova in essa forza e nutrimento. Ci si sbaglia a ritenere che il riferimento pubblico alla fede possa intaccare la giusta autonomia dello Stato e delle Istituzioni civili, o che addirittura possa incoraggiare atteggiamenti di intolleranza" (Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine, n. 26). Vi invito tutti dunque, cari Fratelli nell'Episcopato, insieme al clero e ai cattolici francesi, ad attingere dall'Eucaristia la forza per rendere una rinnovata testimonianza degli autentici valori morali e religiosi, per perseguire un dialogo fiducioso e collaborazioni serene con tutti in seno alla società civile e per mettersi al servizio di tutti. Al termine di questa Lettera, desidero esprimere a voi e a tutti i vostri concittadini la mia riconoscenza per quanto è già stato realizzato nel campo sociale e la mia fiducia nel futuro di una buona intesa tra tutti i componenti della società francese, intesa di cui voi siete già i testimoni. Che i vostri connazionali sappiano che i membri della comunità cattolica in Francia desiderano vivere la loro fede fra i propri fratelli e le proprie sorelle, e mettere a disposizione di tutti le loro competenze e i loro talenti! Che nessuno abbia paura del cammino religioso delle persone e dei gruppi sociali!Vissuto nel rispetto della sana laicità, esso non può che essere fonte di dinamismo e di promozione dell'uomo. Incoraggio i cattolici francesi a essere presenti in tutti i campi della società civile, nei quartieri delle grandi città come pure nella società rurale, nel mondo dell'economia, della cultura, delle arti, come pure della politica, nelle opere caritative e nel sistema educativo, sanitario e sociale, con la sollecitudine di instaurare un dialogo sereno e rispettoso con tutti. Auspico che tutti i francesi lavorino mano nella mano alla crescita della società, affinché tutti ne possano beneficiare. Prego per il popolo francese; il mio pensiero va in particolare alle persone e alle famiglie vittime delle difficoltà economiche e sociali. Che una solidarietà sempre più grande possa instaurarsi affinché nessuno venga escluso! Che in questo periodo maggiore attenzione sia rivolta alle persone che non hanno né un tetto né cibo! Serbo il ricordo delle diverse visite che ho avuto la gioia di compiere nell'amata terra di Francia, e soprattutto il mio indimenticabile pellegrinaggio a Lourdes, luogo particolarmente caro ai fedeli del vostro Paese, e più in generale a tutte le persone che desiderano affidarsi a Maria. Ho potuto constatare la profondità umana e spirituale del comportamento di uomini, donne e bambini francesi che si recano alla Grotta di Massabielle, rendendo così testimonianza del lavoro pastorale che realizzate nelle vostre Diocesi, con i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici impegnati nella missione della Chiesa. Nell'affidarvi all'intercessione di Nostra Signora di Lourdes, che onoriamo in modo particolare in questo giorno e che è venerata in numerosi santuari della vostra terra, e di tutti i santi del vostro Paese, imparto a Voi e a tutti i fedeli delle vostre Diocesi, una affettuosa Benedizione Apostolica. (Dal Vaticano, 11 febbraio 2005)  Nota del curatore. Il cardinale Jean-Louis Tauran, nel 2005, analizzando quando era accaduto con il nuovo corpo legale diceva: «Questa legge venne percepita come un’aggressione nei confronti della Chiesa cattolica, nella misura in cui ha spogliato la Chiesa di tutte le sue proprietà e ha tentato di organizzarla secondo un modello politico democratico, chiedendo la formazione delle cosiddette “Associazioni cultuali” composte da laici a cui anche i vescovi avrebbero dovuto essere subordinati. Fu un provvedimento gravissimo che però si iscriveva in una storia che era cominciata durante la Rivoluzione, con la costituzione civile del clero del 1790, e che era continuata negli ultimi decenni dell’Ottocento con una imponente legislazione anticlericale: soppressione del riposo domenicale, soppressione delle scuole cattoliche, soppressione degli ordini religiosi. Non solo. Émile Combes pretendeva nominare i vescovi da solo, senza il Papa! Quando poi il socialista Jean Jaurès chiese a Jules Ferry, il grande architetto della laicizzazione del sistema scolastico francese, quale fosse il suo programma, la risposta fu illuminante: organizzare l’umanità senza Dio. Ferry parlò anche della grande diocesi del libero pensiero. La laicità diventa un’ideologia di ricambio. Sempre Ferry disse: abbiamo promesso la neutralità religiosa, ma non abbiamo promesso la neutralità filosofica né quella politica». (Intervista a 30Giorni, 2005)

 


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