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Benedetto XVI in Francia
Dossier Speciale

LE 18 APPARIZIONI DELLA «SIGNORA»

 

Si tratta di una sintesi molto stringata degli avvenimenti dei 18 giorni in cui Bernadette vide la “Signora”. Per maggiore chiarezza abbiamo aggiunto anche il resoconto di alcuni giorni “senza apparizioni”, ma durante i quali sono accadute cose importanti per la comprensione dei fatti successivi. Va ricordato che fra la prima delle 18 apparizioni, l’11 febbraio, e l’ultima, il 16 luglio, sono passati 157 giorni che non solo sconvolsero la cittadina di Lourdes e anche Tarbes, ma la famiglia Soubirous, in particolare la piccola Bernadette, sottoposta a diversi interrogatori ostili e ad una perizia medico-psichiatrica. Intanto lei continuò a frequentare la scuola nonché il catechismo per fare la Prima Comunione (12 giugno). Continuò ugualmente, malgrado ciò che le stava accadendo, a dare una mano alla mamma nelle faccende di casa. In questo periodo morì anche un suo fratellino appena nato e lei stessa, di salute cagionevole, fu ricoverata a Cauterets 16 giorni (dall’8 al 22 maggio).

 

Prima Apparizione – giovedì 11 febbraio 1858

 

È giovedì grasso. Verso le 11 del mattino accompagnata da sua sorella Antonietta (detta “Toinette”) e da un'amica (Jeanne Abadie), Bernadette si reca a Massabielle, lungo il Gave, per raccogliere legna secca. Togliendo le calze per attraversare il canale, sente un rumore che somigliava a un colpo di vento, alza la testa verso la Grotta: “Vidi una Signora vestita di bianco: indossava un vestito bianco, un velo anch'esso bianco, una cintura azzurra e una rosa d'oro su ogni piede”. Fa il segno della Croce e recita il Rosario con la Signora. Terminata la preghiera, la Signora scompare.

Sabato 13 febbraio, Bernadette va a confidarsi dall’abate Bertrand-Marie Pomian (1822 – 1873), vice parroco nonché cappellano dell’Ospizio. Questi rimane tra il dubbio e lo scetticismo. In serata Pomian parla con il parroco don Peyramale, il quale non dà importanza al fatto.

 Seconda Apparizione – domenica 14 febbraio 1858

 

Bernadette sente una forza interiore che la spinge a tornare alla Grotta nonostante il divieto dei suoi genitori. Alla sua insistenza, la madre glielo permette; dopo la prima decina del Rosario, vede apparire la stessa “Signora”. Le getta dell'acqua benedetta. La “Signora” sorride e china la testa. Secondo afferma la Lettera pastorale diocesana[64] l’apparizione avviene tra le ore 12 e le ore 14.

Durante l’estasi di Bernadette interviene il mugnaio Antoine Nicolau richiamato dal pianto e dalle grida di stupore e paura dei presenti, nonché dalle richieste di sua madre e una zia. Nonostante la sua corporatura a fatica riesce a sollevare la ragazza e la porta al suo mulino, dove deve però affrontare la rabbia della mamma della ragazza, che nel frattempo era stata chiamata al mulino da Jeanne Abadie. Louise rimprovera severamente la figlia di trascinare della gente alla Grotta e Bernadette si difende dicendo di non averlo fatto mai. Interviene la moglie del mugnaio e apostrofa Louise: “Non sgridare tua figlia, non vedi che è un angelo del Paradiso!”

Lunedì 15 febbraio, le compagne di scuola di Bernadette raccontano le apparizioni a suor Damiana Calmels ed essa ne parla subito alla Superiora dell’Ospizio.

Martedì 16 febbraio, la signora Milhet interroga Bernadette sulle apparizioni. Dopo molte insistenze ottiene dai genitori della ragazza, Louise e François, il permesso perché la loro figlia possa recarsi nuovamente alla Grotta. Ciò però non accadrà subito.

 Terza Apparizione – giovedì 18 febbraio 1858

 

La Quaresima è appena iniziata. Bernadette va a Messa insieme con la signora Milhet ed alla signorina Peyret. Per la prima volta, la “Signora” parla. Bernadette le presenta una penna, un calamaio e un foglio di carta e le chiede: “Volete avere la bontà di scrivere il vostro nome?”. Lei le risponde: “Non è necessario”, e aggiunge: “Volete avere la gentilezza di venire qui per quindici giorni?”. Bernadette risponde di sì. La “Signora” dice: “Non vi prometto di essere felice in questo mondo, ma nell'altro”.

La “Signora” parla in vernacolo lourdese (tipico della Bigorre).

 Quarta Apparizione – venerdì 19 febbraio 1858

 

Bernadette, accompagnata dalla madre e dalla zia Bernarde, si reca alla Grotta con un cero, dopo aver ascoltato la Messa. Si ritiene che l’apparizione sia avvenuta il mattino presto. Le persone presenti non erano più di 10.

 Quinta Apparizione- sabato 20 febbraio 1858

 

Una trentina di paesani si recano di buon mattino alla Grotta per vedere Bernadette in estasi. I presenti rimangono molto colpiti dalla sua serenità, dal fervore e dalla gioia che pervadono la ragazza. L’apparizione avviene verso le 6 del mattino, mentre erano presenti “alcune persone”.

Alcuni sostengono che nel corso di quest’apparizione la “Signora” abbia insegnato alla fanciulla “parola per parola” una preghiera “che era soltanto per lei e che avrebbe dovuto recitare ogni giorno”. La cosa non è certa, anche se, invece, sembra certo che Bernadette ha ricevuto una preghiera, ma ne ha portato nella tomba il segreto.

 Sesta Apparizione – domenica 21 febbraio 1858

 

Prima domenica di Quaresima. Ormai il numero dei curiosi cresce; si parla di una “folla consistente”. Sono presente la madre della ragazza Louise e la zia Bernarde. Intanto, la Polizia locale, già in allarme, vigila senza intervenire: sono presenti tre guardie. Dopo Bernadette va ai Vespri. Poi, viene condotta in Commissariato per essere interrogata dal Commissario Dominique Jacomet, (1821 – 1873). La ragazza risponde prudente e timorosa alle domande sull’identità della “Signora”: «Acherò» (“Quella” anche se la parola dialettale è neutra).

Si tratta del primo interrogatorio cui fu sottoposta Bernadette, che secondo padre René Laurentin, curatore della ricerca e ricostruzione storica più autorevole sino ad oggi, furono in totale 8. Bernadette però nel suo racconto autobiografico del 1966 accenna solo a due, forse perché riteneva che erano quelli più importanti.

Lunedì 22 febbraio, Bernadette torna ancora alla Grotta, seguita da due guardie (soluzione di compromesso concordata tra Jacomet e l’abate Pomian). È pomeriggio. La “Signora” non si “presenta”. La ragazza rimane un po’ sconvolta e si domanda: “In cosa ho mancato?”.

 Settima Apparizione – martedì 23 febbraio 1858

 

Alle 5.30 del mattino le persone presso la Grotta erano cento. Tra queste, oltre alla madre di Bernadette e due zie, c’era il capitano della gendarmeria del Castello, La Fitte, militare a riposo, l’avvocato Dufo, futuro Sindaco di Lourdes, il dottor Dozous e anche Jean-Baptiste Estrade, un funzionario delle imposte, notabile di Lourdes, un uomo critico e molto scettico. Con lui c’era anche sua sorella. Vedendo Bernadette in estasi diventa entusiasta e va in giro a raccontarlo in Paese. Molti restano allibiti: “Se lo dice Estrade qualcosa deve essere vero”, si commenta. Estrade, uomo convertito, sarà fino alla sua morte uno dei principali testimoni dei fatti di Lourdes.

La “Signora”, nel corso di questa VII Apparizione, avrebbe rivelato a Bernadette tre segreti. Almeno è ciò quanto racconta la tradizione. Non esiste nessuna certezza sulla data della rivelazione di tali segreti, che sicuramente furono trasmessi. Dal racconto autografo di Bernadette sappiamo quanto segue: “Durante i 15 giorni mi ha confidato tre segreti imponendomi di non rivelarli a nessuno”[65].

 Ottava Apparizione – mercoledì 24 febbraio 1858

 

Le persone sono 300 e come sempre Bernadette entra in estasi, ma i presenti vedono riflesso nel suo volto “un dolore e una tristezza indicibili”. La “Signora” dice a Bernadette: “Penitenza. Pregate Dio per la conversione dei peccatori. Baciate la terra in penitenza per i peccatori”.

 Nona Apparizione – giovedì 25 febbraio 1858

 

I presenti sono sempre moltissimi e tra loro non pochi notabili di Lourdes. C’è sempre la mamma Louise e le due zie e Lucilla. Si aspettano vedere Bernadette in estasi, invece la vedono camminare sulle ginocchia, mangiare l’erba, scavare il suolo all’interno della Grotta e tornare con il volto imbrattato di fango. Si mormora inorriditi: “È diventata pazza!”. Le cronache dell’epoca sfruttano subito quanto accaduto per beffarsi di Bernadette. La ragazza semplicemente aveva ubbidito alla “Signora” che le chiede dei gesti di penitenza: “Vada a bere alla sorgente e a lavarsi”. Su indicazione della “Signora”, Bernadette scopre una sorgente in fondo alla caverna, dalla quale, poco a poco, sgorgherà acqua pulita. “Era così sporca che la rigettai per tre volte, alla quarta potei berne”, racconterà Bernadette. Bernadette verso le ore 18 è chiamata a comparire davanti al Procuratore Imperiale Vital Dutour (1816 – 1887).

Fu un interrogatorio molto lungo, oltre due ore, alla presenza della madre che costretta stare sempre in piedi ad un certo punto accettò una sedia offertagli dalla moglie di Dutour. Bernadette si sedette per terra “per non sporcare le poltrone”. Sembra che Dutour abbia distrutto gli appunti dell’interrogatorio. Nel 1891 furono però ritrovati, ma non si sa se sono gli originali oppure una redazione successiva all’incontro. L’interrogatorio fu difficile per il Procuratore a causa delle grida di protesta che proveniva dall’esterno. “Era talmente nervoso che non riusciva nemmeno a centrare il calamaio con la penna”.

Venerdì 26 febbraio, all’ingresso della Grotta c’è una “folla molto numerosa”. Tra questi c’è ancora il dott. Dozous. Bernadette ripete i già visti atti di penitenza e recita il Rosario, ma la “Signora” non appare. Come in uno spettacolo promesso ma mancato, la folla protesta. Più tardi, nel suo racconto autobiografico Bernadette scrive: “Mi sono recata colà per 15 giorni. La visione mi è apparsa tutti i giorni. Ad eccezione di un lunedì e di un venerdì”: appunto, il 22 e il 26 febbraio.

 Decima Apparizione – sabato 27 febbraio 1858

 

La “Signora” chiede alla piccola Bernadette gli stessi gesti del 25 febbraio: bere l’acqua della sorgente e baciare la terra. “C’è molta gente” e anche zia Bernarde. È presente Antoine Clarens[66], direttore della Scuola superiore, un testimone che poi nella sua “Monografia” farà il primo racconto organico degli avvenimenti di Massabielle.

 Undicesima Apparizione- domenica 28 febbraio 1858

 

Alle 7 del mattino le persone sono oltre un migliaio. La Polizia è preoccupata e molto irritata. Sulla stampa regionale erano apparsi già i primi articoli, critici e increduli. Bernadette è chiamata in modo spregiativo: la “ragazza visionaria”, “pitonessa”, “sacerdotessa di babbei”. Ripete ancora i gesti di penitenza e molti dei presenti la imitano come già era accaduto prima. Qualcuno ride. Tra i presenti, per la prima volta, c’è anche un militare delle Forze armate: il comandante Renault, venuto da Tarbes. Anche lui scrive un rapporto che spedisce al Prefetto.

Poi, alla fine della Messa, Bernadette è invitata a comparire davanti al giudice istruttore Clemente Ribes. Di questo interrogatorio non è mai pervenuto nessun documento. Da testimoni presenti, il commissario Jacomet e la guardia Latapie, sappiamo che l’interrogatorio avvenne nella casa del Procuratore Imperiale Vital Dutour e che Ribes fu particolarmente sprezzante con Bernadette. Più di una volta la minacciò con mandarla in prigione.

 Dodicesima Apparizione – lunedì 1º marzo 1858

 

Sono le 7 del mattino e i presenti sono almeno 1.500. Ci sono i genitori della ragazza e l’abate Antoine Dèzirat di Bordes, che segue una parte importante dell’estasi. Questa volta però l’ambiente è di raccoglimento e stupore. Il silenzio è tale che si sente solo lo scorrere del Gave e il fruscio delle foglie. Bernadette rinnova i gesti di penitenza. Avviene però il primo miracolo per intercessione della Madonna. Una contadina, Catherine Latapie, spinta da un impulso inspiegabile, ma piena di fede e speranza, immerge nella sorgente il braccio lussato e paralizzato dal 1856 quando “cadde da una scala mentre raccoglievo ghiande per i maiali”[67], e guarisce all’istante.

La presenza dell’abate Antoine Dèzirat è da sottolineare perché singolare: è il primo e unico, sacerdote a prendere parte personalmente alle apparizioni. Il vescovo di Tarbes, mons. Laurence e il parroco di Lourdes don Peyramale, avevano vietato espressamente a qualsiasi sacerdote di recarsi alla Grotta. Dèzirat non apparteneva alla diocesi e perciò non si riteneva legato a tale divieto. Questo sacerdote, che scrisse un resoconto dell’esperienza, anni dopo risponderà con molta precisione a due questionari che gli fece avere il gesuita p. Léonard Cros.[68]

 Tredicesima Apparizione – martedì 2 marzo 1858

 

I presenti sono 1600 e tra loro le zie di Bernadette, e Basilia. La “Signora” affida a Bernadette una missione: “Andate a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione e che si costruisca una cappella”.

Accompagnate dalle zie, Bernadette, trasmette parzialmente la richiesta al parroco don Dominique Peyramale (1811 – 1877), che l’incontra per la prima volta. Bernadette, in questo primo incontro della giornata, nulla dice al parroco sulla cappella che aveva chiesto la “Signora”. “Ma chi è questa Signora”, risponde infastidito don Peyramale e aggiunge: “Che dica il suo nome e dia un segno, facendo fiorire il rosaio in pieno inverno”.

Al pomeriggio, Bernadette, si fa accompagnare da Dominiquette Cazenave, vicina di casa, ancora dal parroco, poiché, confessa, mi sono dimenticata di parlargli della costruzione della cappella. Timorose della reazione del parroco entra per prima Dominiquette per avvertire il sacerdote che Bernadette deve completare ciò che aveva detto la Signora. Poi entra Bernadette. Erano le 19. In canonica oltre al parroco c’erano: l’abate Serres, il vicario Pène e l’abate Pomian. Senza alcun preambolo la ragazza esordì: “Signor curato, la visione vestita di bianco che mi appare alla Grotta mi ha detto di andare a dire ai sacerdoti di far costruire alla Grotta una cappella. Anche se sarà piccola, alla buona”.

Il curato, più sorpreso che mai, prima risponde che è assurdo e poi dice alla ragazza di chiedere alla “Signora” i soldi per costruire la cappella. La conversazione[69] si conclude con queste parole del parroco: “Domanda (alla visione) come si chiama e quando sapremo il suo nome le costruiremo una cappella. E bada, non sarà piccola, ma molto grande”.

 Quattordicesima Apparizione – mercoledì 3 marzo 1858

 

Sono le 7 del mattino, quando arriva Bernadette accompagnata dalla madre. Le persone riunite nella Grotta sono oltre 4mila, ma non accade nulla: la visione non si presenta. La ragazza va a scuola e dopo, al pomeriggio, torna alla Grotta accompagnata dallo zio André Sajous. La gente è poca. La “Signora” rinnova a Bernadette la sua richiesta.

In questa visione Bernadette è accompagnata anche dalla cugina Jeanne Vèderé, alla quale aveva permesso d’inginocchiarsi accanto a lei.

Il 3 marzo, verso le ore 23.00, le autorità procedono ad una minuziosa ispezione della Grotta. Partecipano il commissario Jacomet, il segretario sindaco sig. Joanas e Angla sergente della gendarmeria.

Quello stesso giorno il parroco Peyramale, sconvolto, si era recato a chiedere consigli a padre Dominique Ribes, rettore del Seminario maggiore di Tarbes.

Il 4 marzo, alle 4 del mattino le autorità tornano alla Grotta per un nuovo controllo, ancora più meticoloso di quello precedente. Sembra che cerchino qualcosa.

 

Quindicesima Apparizione – giovedì 4 marzo 1858

 

Ormai la situazione è incontrollabile: i presenti sono 7mila. I quotidiani francesi, alcuni anche di tiratura nazionale, ne parlano ampiamente. Il servizio d’ordine in Paese e nella Grotta è impressionante. Regna un’atmosfera singolare: tutti si aspettano un evento straordinario. Tra i presenti da buon mattino c’era ancora Jacomet e la cugina Jeanne Vèderé che, insieme alle due zie, verso le 6.30 del mattino aveva accompagnato a Messa la ragazza. All’improvviso, Bernadette, esce dalla chiesa e si dirige determinata verso la Grotta. La seguono a vista due guardie. La visione e l’estasi si prolungano per 45 minuti circa. La ragazza chiede ancora una volta il nome alla “Signora”, ma Lei non risponde. Sorride amorevolmente e basta.

La sera, sempre in compagnia di Dominiquette Cazenave, Bernadette torna per la terza volta da don Peyramale e gli rinnova quanto aveva già detto sulle richieste della “Signora”. Il parroco, da parte sua, con garbo ma fermo, insiste per sapere il nome di “colei” che appare nella Grotta.

Dal 5 al 24 marzo, Bernadette, senza spiegazione alcuna, non torna alla Grotta. Frequenta la scuola e si prepara per la Prima Comunione.

Il 18 marzo, è sottoposta a un nuovo interrogatorio, ma questa volta da una commissione di funzionari: il Procuratore imperiale Dutour, il commissario Jacomet, il sindaco Anselmo Lacadé, accompagnato dal cancelliere Joanas, che redige il verbale.

Il 23 marzo, si organizza una processione alla Grotta e poi viene collocata nella nicchia delle apparizioni una piccola statua di gesso della Madonna.

 Sedicesima Apparizione – giovedì 25 marzo 1858

 

Dopo venti giorni Bernadette sente il bisogno di tornare alla Grotta e lo fa alle 5 del mattino in compagnia della zia Lucilla. Per tre volte chiede alla “Signora” il nome. “Alla quarta volta, racconterà dopo, levò gli occhi al cielo unendo le mani all’altezza del petto e mi disse: «Que soy era Immaculada Councepciou».

Bernadette corre dal parroco ripetendo tra sé e sé queste parole che non comprende. Don Peyramale, commosso, riconosce nel racconto la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione definito da Pio IX quattro anni prima.

Dal 26 marzo a 6 aprile, non accade nulla nella Grotta. Neanche Bernadette fa ritorno.

Il 27 marzo, su ordine del Prefetto di Tarbes, Oscar Massy (1810 – 1862), che voleva internare la ragazza perché colpita da “squilibri mentali”, fa sottoporre Bernadette ad un esame medico-psichico da parte di tre medici.

 Diciassettesima Apparizione – mercoledì 7 aprile 1858

 

È giorno di Pasqua. I presenti sono migliaia e non solo di Lourdes. Molti vengono dalle altre 7 frazioni che circondano il Paese. C’è tumulto. Sono le 7 del mattino. Molti vogliono toccare Bernadette. Bernadette entra in lungo estasi e la folla segue in silenzio quanto sta accadendo. La ragazza ha in mano un grosso cero. Ad un certo punto le fiamme lambiscono le mani di Bernadette, ma essa non manifesta dolore, e non fa nulla per scansare il fuoco. Tra i presenti c’è uno dei medici del Paese, il dott. Dozous. Finita l’apparizione esamina le mani della ragazza, e resta colpito perché sono sane, senza ustioni.

Dall’8 aprile al 15 luglio, non ci sono apparizioni e Bernadette non si reca alla Grotta.

 Diciottesima Apparizione – venerdì 16 luglio 1858

 

Festa di Nostra Signora del Monte Carmelo. La Grotta è sbarrata per ordine delle autorità. È quasi notte, quando Bernadette avverte nel suo intimo “l’irresistibile invito” della Vergine. Accompagnata dalla zia Lucilla, e da altre poche persone, prende la strada per recarsi a Pau, ma ad un certo punto devia improvvisamente e si reca alla prateria “Ribère”, di fronte alla Grotta, dall’altra sponda del Gave. Tra l’altro era vietato andare alla Grotta e la gendarmeria era lì a far rispettare il divieto. Bernadette si mette in ginocchio e incomincia a recitare il rosario. Da qui, in queste circostanze, vedrà e parlerà per l’ultima volta con l’Immacolata Concezione. Dirà più tardi: “Mai l’avevo vista così bella!”

 

L'APPROVAZIONE DELLA CHIESA

Entrando alla Basilica Superiore, sulla parete destra in basso, si può leggere incisa nel marmo la dichiarazione solenne del Vescovo, Mons. Laurence, sulle Apparizioni: “Riteniamo che Maria Immacolata, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernadette Soubirous, l'11 febbraio 1858 ed i giorni seguenti, in numero di diciotto volte, nella Grotta di Massabielle, nei pressi della città di Lourdes; che questa apparizione riveste tutti i caratteri della verità, e che i fedeli hanno ragioni fondate a crederla certa. Sottoponiamo umilmente il nostro giudizio al giudizio del Sovrano Pontefice, che è incaricato di governare la Chiesa universale". Questa dichiarazione del Vescovo di Tarbes è capitale: 4 anni dopo le apparizioni, il 18 gennaio 1862, le riconosce autentiche in nome della Chiesa”.

 

Chi era Bernadette Soubirous?

 

Su Bernadette si sono scritte centinaia di biografie e su di lei sappiamo tutto. Anzi, sappiamo di più: poche persone sono state sottoposte a tanti interrogatori civili ed ecclesiastici che ci hanno lasciato, tra l’altro, una biblioteca di rapporti su di lei, sulle sue visioni, sul suo modo d’essere, su suoi progetti. Bernadette visse pochissimo: appena 35 anni e gran parte della sua vita, dopo alcuni anni di clamore non voluto, la passò nella riservatezza di un convento dove morì quasi 130 anni fa. Tutto quello che sappiamo delle apparizioni e del messaggio di Lourdes viene da Bernadette. Ogni cosa dipende dalla sua testimonianza. Non ci sono altre fonti. Chi è dunque Bernadette Soubirous?

Per facilitare la comprensione si può dividere metodologicamente la vita di santa Bernadette in tre periodi: gli anni dell’infanzia e della povertà, gli anni in cui la sua vita viene sconvolta dalle apparizioni e, infine, gli anni silenziosi del convento dove lavora intensamente e si prepara alla morte.

 

Dal 7 gennaio 1844 al 10 febbraio 1858:

i 14 anni dell’infanzia

 

Un matrimonio per amore e 9 figli. Bernadette nacque il 7 gennaio 1844 quando la Francia, l’Europa e l’Occidente, facevano i conti con i nuovi progressi della Rivoluzione industriale, si consolidavano le nuove borghesie nazionali, sulla scena politica di molte nazioni irrompevano i motti popolari, la scienza si presentava come il punto d’arrivo definitivo del percorso umano e la ragione assurgeva a criterio unico e ultimo della verità. Certo, negli Alti Pirenei, Lourdes era ancora fuori da questi sconvolgimenti. Qui, tutto aveva ancora il sapore e la cadenza di tempi passati, almeno per la stragrande maggioranza della popolazione. I genitori di Bernadette si erano sposati per amore. Louise Castérot (1825 – 1871) e François (1807 – 1871) si sposarono il 9 gennaio 1843. Dal matrimonio nacquero 9 figli, ma solo 4 sopravvissero[70]. Bernadette è la primogenita. All’anagrafe fu registrata come Bernarde-Marie, ma nel registro ecclesiastico del battesimo appare come Marie-Bernarde. Il battesimo fu lo stesso giorno in cui Louise e François compivano il primo anno di matrimonio.

La crisi economica e la povertà. È vero come si scrive e si racconta che Bernadette visse in una famiglia povera, a volte poverissima, al confine con la miseria fisica. È ugualmente vero che non sempre fu così poiché i primi 9 anni di vita nella sua famiglia, molto unita e religiosa, “focolare amorevole di preghiera”, c’era un tenore di vita umile ma dignitoso e il duro lavoro dei genitori garantiva un’esistenza serena e decente. Le cose cambiano drasticamente in un secondo momento, quando Bernadette è già ragazzina. Il padre, mugnaio del mulino di Boly[71], deve abbandonare il posto di lavoro e la proprietà perché il vapore sta sostituendo i mulini tradizionali e l’affare non rende. La famiglia è costretta a traslocare a casa Laborde, dove si sistemano come inquilini. Era il 24 giugno 1854. Bernadette aveva 10 anni, ma capì subito ciò che stava accadendo, in particolare fu addolorata nel vedere il padre mugnaio, piccolo e modesto imprenditore, diventare operaio alla giornata.

Neonata lontana dalla mamma. Nei suoi primi anni di vita si erano presentati già altri momenti di sofferenza: una salute malferma con ricorrenti crisi d’asma e poi una separazione dalla mamma e dal papà. Nel novembre 1844, quando Bernadette aveva 10 mesi, la madre si brucia una mammella con una candela di resina che appicca il fuoco ai suoi vestiti. Dopo qualche mese perde il latte. Intanto Marie Aravant, sposata Laguës, amica dei Soubirous, residente a Bartrès perde il figlio di 18 mesi nel medesimo tempo dell’incidente di Louise e perciò si offre per allattare la piccola Bernadette. Allora i genitori decidono mandare la bambina presso la casa di Marie e là restò per quasi 15 mesi in cambio di 5 franchi al mese. Tornò a Lourdes quando aveva due anni circa.

L’epidemia di colera arriva a Lourdes. Nell’autunno 1855, quando Bernadette aveva 11 anni, un’epidemia di colera invade Lourdes e i morti sono più di 30, tra cui la nonna Chiara Castèrot. Anche la piccola si contagia. Nel Paese scatta il panico: fuggono tutti e nessuno è disposto ad aiutare le famiglie colpite. Restano solo il commissario Jacomet, il nuovo parroco don Peyramale e qualche altra “anima buona”. Bernadette, come gli altri contagiati, si sottopone alla cura del momento, terribile: le ferite degli appestati vengono frizionate con strofinacci di paglia. La ragazzina si salva, ma la sua salute è consumata: l’asma è ancora più grave e arriva anche una tubercolosi ossea alle gambe.

L’abisso della miseria. Erano gli anni del brusco peggioramento della situazione economica familiare. Papa François ci prova in diversi modi a risalire la china: fa l’operaio occasionale, si arrangia come straccivendolo, va in depressione, per un periodo si lascia tentare dall’alcol, con 900 franchi lasciati in eredità dalla suocera Chiara prende in affitto il mulino Sarrabeyrouse, ma alla fine non riesce a tirar fuori la famiglia dalla crisi. I clienti sono pochi, pagano con ritardo, o semplicemente non pagano. Mulino vecchio, superato dal progresso industriale, poca farina perché circola poco denaro, il conto è fatto: centinaia di persone vengono mandate alla fame e alla miseria. Non è papà François il problema; è la crisi del cambiamento che piomba su una struttura sociale già ingiusta. Pagano i deboli. Lourdes è anche, in questi tempi, un paradigma di quanto accadeva a milioni di famiglie europee.

L’arresto di François. Molte famiglie vanno in frantume e i figli si disperdono. Le società europee registrano sfaldamenti sociali impressionanti. Quella di Bernadette resiste, eccome! Louise e François non mollano. Difendono soprattutto l’unità del nucleo familiare sino allo stremo. Per quest’unità, ricorderà poi Bernadette, si pregava ogni sera in casa Soubirous. E sulla disgrazia piomba un’altra: nel 1857 François viene arrestato con l’accusa “di aver rubato alcuni sacchi di farina”. Certo, deve essere lui! È povero, disoccupato, con tante bocche da sfamare …È carestia nera. Il gran-turco è salito in poche settimane da 13 a 27 franchi … il grano addirittura di 42 franchi. Dopo 8 giorni, il giudice Clemente Ribes, che poi avrà a che fare con Bernadette per via delle apparizioni, lo lascia in libertà. Motivo? “L’infondatezza dell’accusa”. Ora però François oltre ad essere povero, come prima, è anche persona non raccomandabile.

Una ragazzina “cap-bourrut”. Bernadette soffre, ma non solo per la situazione familiare: cresce poco (non supererà mai il metro e 40), l’asma cronica non le dà tregua, è colpita spesso di altre malattie, indigestione, infezioni, dolori alle gambe. Come i genitori, lei è anche “figlia della Bigorre”, una testa dura (“cap-bourrut”) e resiste. Cresce allegra, vivace, tenace e loquace (lo impareranno dopo le tante persone che la interrogheranno …) A 10 anni Bernadette è dotata di una personalità forte, decisa e testarda, ma senza istruzione. Niente scuola: per aiutare la famiglia lavora e spesso sostituisce la mamma a casa. Il suo desiderio di frequentare il catechismo per fare la Prima Comunione è sempre rimandato. A 14 anni in pratica non sa leggere né scrivere. Lei però non dispera. Nel 1855 viene mandata a casa della zia Bernarde Castèrot, rimasta vedova da poco e risposata con Gian Maria Nicolau (detto Estrade). Qui in parte fa la serva nella casa della zia e in parte la cameriera presso la taverna ereditata dal marito scomparso. Sono tempi difficili per Bernadette che fra casa e taverna lavora oltre 15 ore al giorno, ma i testimoni la ricordano sempre allegra, disponibile e generosa.

Trasloco al “cachot”. Per la famiglia di Bernadette, le cose peggiorano ancora. Non sono più in grado di pagare l’affitto della casa Laborde. Prima traslocano in subaffitto alle stanze di un tale Soubius che pagava un canone al proprietario Rives. Poi senza più nulla, tranne che poche cose, vestiti, pentole e coperte, si sistemano nel “cachot”, una fetida stanza dell’ex prigione del Paese, da tempo abbandonata. Prima, nel settembre 1857, Marie Laguës, la nutrice di Bernadette, da Bartrès chiede aiuto ai Soubirous: è morto il marito, Nicolau. Cerca qualcuno che sappia fare tutto: pascolare il gregge, servizi di casa e badare al piccolo figlio di due anni. Bernadette parte per la seconda volta per Bartrès e sospende la scuola e il catechismo che era riuscita a frequentare con tanta fatica. Marie Laguës s’improvvisa “maestra”. Un disastro! In cambio trova sì un piatto di minestra, ma anche tanto lavoro, solitudine, ostilità e umiliazioni. La ragazza, tramite un conoscente, manda richiesta di aiuto ai suoi genitori. È sfinita e sente di non essere più in grado di reggere la situazione. Desidera tornare presto tra i suoi. Il 21 gennaio 1858, meno di un mese dalla prima apparizione, torna definitivamente a Lourdes, al “cachot”, tra i suoi cari che adora e senza i quali non può stare.

 

Dal 11 febbraio 1858 al 15 luglio 1860:

i 2 anni del clamore pubblico

 

Questo è il periodo della svolta e comincia l’11 febbraio 1858. La prima parte, quella delle 18 apparizioni tra l’11 febbraio e il 16 luglio, si prolungherà 157 giorni. La seconda parte si snoda per due lunghi anni fino al giorno in cui Bernadette viene sottratta alla curiosità della gente, dei popolani della Bigorre, ma anche della Francia e delle regioni confinanti. In questi mesi è oggetto d’indagini e di curiosità benevola, ma anche cattiva. Sulla stampa dell’epoca non si risparmiano gli attacchi contro la sua persona, a volte anche ingiuriosi (tanto, una povera non avrà il denaro per difendersi con avvocati e querelle). Senza volerlo entra in una tormenta mediatica, forse una delle prime. Si rifiuta di benedire santini e di vendere medaglie. Per “dieci soldi” (tanto “io valgo dieci soldi”, dirà) accetta farsi fotografare per raccogliere soldi e costruire una cappella alla “Signora”. Un giorno rimprovera severamente un fratello, quando viene a conoscenza che con la vendita di santini sfrutta la sua immagine. Alla fine, con il consenso dei genitori, a sorpresa si attua il piano di don Peyramale e del sindaco Lacadé, desiderosi di proteggere Bernadette: il 15 luglio 1860 entra come “ammalata indigente” all’Ospizio delle Suore di Nevers[72], dove bada alla sua fragile salute, e nonostante i suoi 16 anni, impara a curare e assistere malati. Conclude con successo la sua istruzione di base (negli anni successivi scriverà diversi resoconti e lettere, anche ai Pontefici) e, soprattutto, dedica parte importante della sua giornata alla preghiera.

 

Dal 16 luglio 1860 al 16 aprile 1879:

i 19 anni del silenzio e della preghiera

 

A Nevers, Bernadette, dirà: “Sono venuta qui per nascondermi”. Tranne due volte, molto speciali, Bernadette non tornerà mai più a Lourdes e i suoi pellegrinaggi alla Grotta di Massabielle saranno quotidiani, ma solo spirituali. “La mia missione a Lourdes è finita”, dirà più di una volta. Nell’Ospizio matura la sua vocazione religiosa.

A Nevers, oggi luogo di pellegrinaggio (ogni anno almeno 500mila visitatori), Bernadette, anche se la decisione l’aveva presa nel 1864, entra nella Congregazione delle Suore della Carità nel 1866: aveva 22 anni ed era la sera del 7 luglio, quando attraversò per sempre la porta del convento. Lo stesso anno Bernadette assiste all’inaugurazione della prima chiesa dedicata alla Madonna, oggi chiamata “Cripta”. Il 4 luglio 1866 visita per l’ultima volta la Grotta di Massabielle, pranza con i suoi cari, poi umilmente prende il treno senza ritorno verso Nevers. Appena arrivata, il 7 luglio, la maestra delle novizie, suor Marie-Thérèse Vauzou e madre Joséphine Imbert, Superiora del convento, con le novizie, accolgono con gioia Bernadette. Il giorno dopo, vestita ancora da contadina, racconta le apparizioni davanti a tutta la comunità. Il 29 luglio 1866, Bernadette prende l’abito con il nome di suor Marie-Bernard insieme ad altre 42 postulanti.

Intanto a Lourdes, il 4 aprile 1864 avviene la benedizione solenne della statua nella Grotta alla presenza di 20.000 persone venute in processione. Bernadette non può assistere perché ammalata. Il 18 gennaio 1862, mons. B.- S. Laurence, vescovo di Tarbes, aveva proclamato l'autenticità delle apparizioni a nome della Chiesa dichiarando: “Noi giudichiamo che l’Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernadette Soubirous”. Il vescovo aveva dichiarato anche miracolose le sette guarigioni avvenute fra marzo e novembre 1858.

Nell'ottobre 1866 Bernadette si aggrava all'improvviso e le condizioni di salute sono talmente critiche che riceve l’estrema unzione e beve l'acqua della sorgente della Grotta. Gradualmente si riprende, ma l'8 dicembre riceve la notizia della morte della sua cara mamma, Louise Castérot (41 anni).

Un anno dopo Bernadette, il 30 ottobre 1867, fa la professione perpetua e formula i voti di povertà, castità ed obbedienza. A questo punto, come ogni suora, Bernadette deve essere assegnata ad una delle comunità francesi, ma il vescovo lascia Bernadette a Nevers, affidandole il compito della preghiera. Alla giovane suora viene affidato inoltre un incarico come aiuto infermiera. Svolge talmente bene il suo compito che, durante una malattia dell’infermiera titolare, sarà la sostituta naturale. Per due anni dirige l’infermeria con devozione e competenza; autentica suora della carità gratifica gli ammalati, non solo delle sue cure, ma di tutta la sua delicatezza spirituale. Nel 1869 Bernadette deve fare di nuovo i conti con il suo stato di salute, ma ancora una volta si riprende. A distanza di cinque anni dalla morte della madre, Bernadette, il 4 aprile 1871 viene informata del decesso di suo padre.

Il periodo tra il giugno 1873 e la fine del 1875 è per Bernadette un tempo di nuove prove. Ancora una volta la precarietà delle sue condizioni di salute consiglia l'amministrazione dell'unzione degli infermi che lei stessa chiede più volte. Omai molto malata, sempre nel 1875, Bernadette pronuncia i voti perpetui. Non ci sarà nessuna ripresa: gradualmente comincerà a spengersi. Bernadette vive i suoi ultimi giorni nella sua "cappella bianca", come chiama il suo grande letto, protetto da tende: Non ha altro “compito” se non quello dell’ammalata. L’11 dicembre 1878 è definitivamente costretta a letto: “Sono macinata – dice lei – come un chicco di grano”. Muore serenamente, a 35 anni, il 16 aprile 1879, mercoledì di Pasqua. I funerali si svolgono il 19 aprile e sono grandiosi. Il corpo viene inumato nella cappella di San Giuseppe, nel parco di Saint-Gildard (Nevers).

 

Dopo la morte, il riconoscimento della sua santità

 

1907 Apertura del processo ordinario di beatificazione.

1909 Prima riesumazione del corpo di Bernadette (22 settembre). Si scopre che il corpo è conservato perfettamente.

1913 Papa Pio X autorizza l'introduzione della causa di beatificazione (13 agosto).

1919 Seconda riesumazione per il riconoscimento del corpo (3 aprile).

1923 Papa Pio XI dichiara l’eroicità delle virtù (18 novembre).

1925 Terza riesumazione. Il corpo è sempre intatto (18 aprile).

1925 Beatificazione di Bernadette (14 giugno), da parte di Pio XI, a San Pietro.

1925 Il viso e le mani di Bernadette vengono ricoperti da una pellicola sottile di cera (18 luglio).

1925 Il corpo di Bernadette è messo in un reliquario di vetro ed è esposto nella cappella del convento di Nevers, dove ancora oggi è possibile vederlo (3 agosto). 

1933 Nella solennità dell'Immacolata Concezione, Bernadette viene canonizzata e proclamata santa da Pio XI (8 dicembre).

 

Testamento spirituale di Bernadette

 

« Per la miseria di mamma e papà, per la rovina del mulino, per quel pancone di malaugurio, per il vino della stanchezza, per le pecore rognose: grazie, mio Dio. Bocca di troppo da sfamare che ero: per i bambini accuditi per le pecore custodite! Grazie, o mio Dio, per il Procuratore, per il Commissario, per i Gendarmi, per le dure parole di don Peyramale. Per i giorni in cui siete venuta, Vergine Maria, per quelli in cui non siete venuta, non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso. Ma per lo schiaffo ricevuto, per le beffe, per gli oltraggi, per coloro che mi hanno presa per bugiarda, per coloro che mi hanno presa per interessata, grazie, Madonna. Per l’ortografia che non ho mai saputa, la memoria che non ho mai avuta, per la mia ignoranza e la stupidità; grazie. Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più ignorante e più stupida, avreste scelto quella… Per mia madre morta lontano, per la pena che ebbi quando mio padre, invece di tendere le sue braccia alla sua piccola Bernadette, mi chiamò "Suor Marie Bernarde", grazie Gesù. Grazie per aver abbeverato di amarezze questo cuore troppo tenero che mi avete dato.

Per mia madre Giuseppina[73], che mi ha proclamato buona a nulla, grazie. Per i sarcasmi della Madre maestra, la sua voce dura, le ingiustizie, le sue ironie, e per il pane dell’umiliazione, grazie. Grazie per essere stata quella a cui Maria Teresa[74] poteva dire: "non ne combinate mai abbastanza". Grazie per essere stata quella privilegiata dei rimproveri, di cui le mie sorelle dicevano: "Che fortuna non essere Bernadette!". Grazie di essere stata Bernadette, minacciata di prigione perché Vi avevo vista, Vergine Santa; guardata dalla gente come una bestia rara; quella Bernadette così meschina che a vederla si diceva: "Non è che questo?". Per questo corpo miserando che mi avete dato, questa malattia di fuoco e di fumo, per le mie carni in putrefazione, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, grazie, o mio Dio. E per quest’anima che mi avete dato, per il deserto dell’aridità interiore, per la Vostra notte e i Vostri baleni, per i Vostri silenzi e i Vostri fulmini, per tutto, per Voi, assente o presente, grazie, Gesù ».

 

Il Cielo si affaccia sulla Terra[75]

 

“Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno l’una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo, che pensi seriamente” (Max Plank). La fede, infatti, non è un muro che mortifica la ragione, ma è un meraviglioso orizzonte che si spalanca davanti ad essa. Stig Halverd Dagerman, una delle figure più rappresentative della letteratura svedese dell’immediato dopoguerra, morto suicida il 4 novembre 1954 a soli 34 anni, lucidamente ha confessato: “Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice; perché un uomo non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa”. Aveva ragione! E Bernadette Soubirous, senza tante lauree, l’aveva capito perfettamente. Attraverso varie affermazioni di Bernadette e attraverso un’esplicitazione dei suoi sentimenti è stato composto un suo ideale testamento. Merita di essere meditato con tutto il coinvolgimento del cuore. (…) La Madonna, alla quale Gesù direttamente dalla Croce ha affidato una particolare missione nella storia della Chiesa, più volte nel corso dei secoli ha fatto sentire la sua “maternità attiva”: ella ha in qualche modo apposto una controfirma materna all’opera di salvezza del Suo Divin Figlio. È un fatto commovente! Ed è nella perfetta linea dello stile e del gusto di Dio, che gioisce quando qualcuno si sintonizza con i Suoi sentimenti e collabora con il Suo progetto di recupero dell’umanità: un progetto che è ancora in pieno svolgimento”.

 

LA COMMISSIONE CANONICA D'INDAGINE E IL RICONOSCIMENTO DELLE APPARIZIONI

 

La solenne dichiarazione del vescovo di Tarbes, mons. Bertrand-Sévère Laurence, sull'autenticità e veracità delle apparizioni di Lourdes arriva il 18 gennaio 1862, in pratica quattro anni dopo il famoso 11 febbraio 1858. Mons. Laurence non lasciò passare le cose: infatti, già il 28 luglio 1858 costituì una Commissione canonica d'indagine "per raccogliere e costatare i fatti che sono avvenuti o che potrebbero prodursi ancora nella Grotta di Lourdes; per segnalarceli, farne conoscere il carattere, e fornirci così gli elementi indispensabili per arrivare ad una soluzione". L’inchiesta, portata avanti da numerose sottocommissioni, durò 4 anni. Le persone interrogate, inclusa ovviamente la stessa Bernadette, furono centinaia. I verbali, le perizie tecniche, le deposizioni, le testimonianze, i singoli rapporti di esperti o persone qualificate, furono migliaia; tutti conservati oggi nell’Archivio della Grotta. L’indagine si focalizzò su diversi elementi chiavi: anzitutto Bernadette, poi i miracoli, la sorgente d’acqua, le prove e controprove, e si ripassarono con scrupolo tutti gli interrogatori delle autorità civile nonché le perizie medico-psicologiche.

La Commissione dovette fare ricerca sulle guarigioni avvenute, in seguito all’uso dell'acqua della Grotta. Quest'acqua è naturale o sovrannaturale? Le visioni di Bernadette sono reali? Se sì, hanno un carattere divino? L'oggetto apparso ha posto delle domande alla bambina? Quali? La sorgente nella Grotta esisteva prima della visione che Bernadette pretende di avere avuto? E spettò al Vescovo la sorveglianza dell’inchiesta, sotto la sua autorità, stimolando la Commissione ad essere severa sulla serietà delle ricerche e sui lavori da realizzare: indagine per stabilire i fatti, interrogatorio dei testimoni, consultazione degli uomini di scienza, in particolare i medici che si sarebbero occupati dei malati prima della loro cura, ma anche degli uomini versati nelle scienze della fisica, della chimica, della geologia. "La Commissione non deve – scrive il presule - trascurare nulla per i chiarimenti ed arrivare alla verità, qualunque sia".

Nel caso specifico dei 18 presunti miracoli, questione centrale trattata nel “Rapporto Vergez”, il documento finale distingue “tre classi”: (a) fatti che presentano un carattere soprannaturale, (b) fatti d’incerta valutazione e (c) fatti suscettibili d’interpretazione naturale.

Il 18 gennaio 1862, mons. Laurence, con un Decreto episcopale, dichiara che 7 di questi 18 casi sono “guarigioni miracolose ottenute in seguito all’uso dell’acqua della Grotta di Massabielle”[76]. Dopo un richiamo descrittivo delle Apparizioni, il Vescovo scrive: "Ci siamo ispirati presso la Commissione, composta da sacerdoti prudenti, pii, informati, sperimentati, che hanno interrogato la ragazza, studiati i fatti, tutto esaminato, tutto soppesato. Abbiamo anche invocato l'autorità della scienza, e siamo rimasti convinti che l’Apparizione sia sovrannaturale e divina, e che, quindi, ciò che Bernadette ha visto, è la Santa Vergine. La nostra convinzione si è formata sulla testimonianza di Bernadette, ma soprattutto sui fatti che si sono prodotti e che possono essere spiegati soltanto da un intervento divino ".

La prima argomentazione del Vescovo è che Bernadette non ha voluto ingannare nessuno: è sincera e la sua testimonianza presenta tutte le garanzie che possiamo desiderare.  Come complemento della prova di Bernadette, il Vescovo evoca "i fatti meravigliosi che si sono compiuti dal primo evento". Il Vescovo conclude: "C’è quindi un legame stretto tra le guarigioni e l’Apparizione; l’Apparizione è divina, poiché le guarigioni hanno una portata divina. Ma ciò che viene da Dio è verità! Di conseguenza, la Visione che si dichiara l'Immacolata Concezione, cioè ciò che Bernadette ha visto e inteso, è la Santa Vergine! Scriviamo (affermiamo) quindi noi: questa è la mano di Dio!” E il Vescovo, facendo allusione alla proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione da parte del Papa Pio IX alla fine dell'anno 1854, esclama: "Ecco che circa tre anni dopo, la Vergine, Santa apparendo a una ragazza, le dice: Io sono l'Immacolata Concezione... Voglio che si costruisca qui una cappella in mio onore. Non sembra quindi che Lei stessa voglia consacrare con un monumento l'annuncio infallibile del Successore di San Pietro?".

Segue poi, dopo aver pregato il Signore, il testo della Dichiarazione recante l’atto di riconoscimento ufficiale delle Apparizioni che abbiamo già citato: “Riteniamo che Maria Immacolata, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernadette Soubirous, l'11 febbraio 1858 ed i giorni seguenti, in numero di diciotto volte, nella Grotta di Massabielle, nei pressi della città di Lourdes; che questa apparizione riveste tutti i caratteri della verità, e che i fedeli hanno ragioni fondate a crederla certa. Sottoponiamo umilmente il nostro giudizio al giudizio del Sovrano Pontefice, che è incaricato di governare la Chiesa universale”.

 







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