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Benedetto XVI in Francia
Dossier Speciale

Intervista con il vescovo di Tarbes e Lourdes
mons. Jacques Perrier
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 - a cura di Romilda Ferrauto –

 

Papa Benedetto XVI si recherà a Lourdes per il 150mo anniversario delle apparizioni della Beata Vergine a Bernardette. Lei personalmente cosa si aspetta da questa visita?

 

Questa volta, il Papa verrà in occasione dell’Anno giubilare, quindi è una situazione un po’ diversa da quella di Papa Giovanni Paolo II. Lui venne in pellegrinaggio durante un periodo “ordinario” per così dire, ma fece diventare il suo viaggio un evento eccezionale, poiché ruppe il percorso “ordinario” dell’anno. Questa volta è quasi l’opposto e lo ha voluto così lo stesso Benedetto XVI. Quasi tre anni fa, lui manifestò l’intenzione di volersi recare a Lourdes durante l’Anno giubilare. È un segno: il Papa vuole prendere parte allo svolgimento di quest’Anno giubilare. Lui desidera essere presente anche fisicamente e prendere parte nel “Cammino del giubileo”. Poi, per quanto riguarda le mie attese, devo dire che da parte mia, quando c’è un evento significa che c’è una sorpresa. Se non c’è sorpresa non c’è evento. I due pellegrinaggi di Giovanni Paolo II, come del resto tutti i suoi viaggi in Francia, sono stati sempre degli eventi eccezionali e succedeva sempre un’altra cosa rispetto a quella che ci si aspettava. E dicendo questo non vorrei costringere, orientare o condizionare il pellegrinaggio del Papa. Direi che piuttosto occorre invertire la questione: è il Papa che sicuramente ha qualcosa da dirci e non siamo noi a dovergli dire quello che vuole annunciare.

 

Come Lei accennava, il viaggio del Papa a Lourdes è stato voluto dallo stesso Pontefice qualche anno fa e nel frattempo si è aggiunta una prima tappa parigina. In questo caso, possiamo parlare di un viaggio in due parti? E Lei non teme che il carattere nazionale vinca sulla dimensione mariana del viaggio?

 

In effetti, si tratta di due tappe con elementi diversi. La tappa di Lourdes è una tappa specificamente mariana, ma è anche una

I VESCOVI DI LOURDES
TRA IL 1844 E IL 2008

Bertrand-Sévère Mascarou-Laurence (1844 - 1870)

Pierre-Anastase Pichenot (1870 - 1873)

Benoit-Marie Langénieux (1873 - 1874)

César-Victor-Ange- Jourdan (1874 -1882)

Prosper-Marie Billère 1882 . 1899)

François-Xavier Schoepfe (1899 - 1927)

Alexandre-Philibert Poirier (1927 - 1928)

Pierre-Marie Ier Gerlier (1929 - 1937)

Georges-Eugène-Emile Choquet (1938-1946)

Pierre-Marie Théas (1947 - 1970)

Henri Donze (1970 - 1988)

Jean-Yves Sahuquet (1988 - 1998)

Jacques Perrier (16 gennaio 1998 ...)

tappa con una dimensione internazionale. Lourdes si trova in Francia, e ne siamo particolarmente orgogliosi e contenti, ma l’influenza di Lourdes, sin dalle sue origini, è mondiale. Siamo dunque su due piani diversi. I richiami delle due tappe saranno differenti. La tappa parigina potrà contare sulla popolazione del territorio dell’Ile de France, sul fascino della città di Parigi e su quel che piace molto ai giornalisti e cioè l’incontro fra politica e religione. I due siti, i due messaggi, i due programmi non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. 

 

Lei ricordava l’ultimo viaggio di Giovanni Paolo II a Lourdes davanti a più di 200.000 fedeli: un pellegrinaggio molto commovente. Lei pensa che questo ricordo commovente sarà presente durante la visita di Benedetto XVI e che potrebbe segnare il clima di questa visita? Il fervore e la mobilitazione saranno presenti anche durante la visita di Benedetto XVI a Lourdes?

 

Non si deve pensare alla visita di Benedetto XVI solo in rapporto a quella di Giovanni Paolo II: si tratta di due avvenimenti indipendenti. Anche fra il primo e il secondo pellegrinaggio di Giovanni Paolo II ci sono state differenze. Il pellegrinaggio di Benedetto XVI va pensato e preparato in se stesso e non con riferimento a ciò che è successo quattro anni fa.  Per quanto riguarda il numero dei presenti, è molto difficile prevederlo: ci saranno delegazioni di altri Paesi, in particolare dei Paesi dell’Europa del sud. L’evento avrà una dimensione internazionale. I due pellegrinaggi di Giovanni Paolo II hanno avuto luogo il 15 agosto, una data favorevole perché c’erano le vacanze, anche se si deve ricordare che non era sempre facile per organizzare gruppi proprio per il clima vacanziero. Invece, nel caso di settembre, è più facile prendere iniziative collettive, organizzando per esempio gruppi diocesani, parrocchiali, movimenti comunitari, ecc…Dunque, non è detto che ci sarà meno gente rispetto ad altri momenti. Per quanto riguarda il clima del pellegrinaggio del 2004, ricordo che c’era soprattutto molto raccoglimento ed è questo che ci ha lasciato Giovanni Paolo II. Anche Papa Benedetto XVI ci inviterà al raccoglimento interiore, lasciando da parte gli applausi.

 

Lei ha scritto un libro intitolato “Lourdes, pourquoi je l’aime” (“Lourdes, perché la amo”). Ci facciamo spesso questa domanda: cosa spinge migliaia di pellegrini e di ammalati a visitare Lourdes e spesso tornarci dopo molti anni?

 

La partecipazione degli ammalati è l’elemento più evidente ed è così fin dai primi tempi: le guarigioni cominciarono già ai tempi delle apparizioni. Quindi, innanzitutto, c’è questo legame molto forte, quasi congenito, ed è un vincolo che resta sempre. Ad ogni modo, pur essendo importante, non è sufficiente per spiegare l’attrazione che esercita Lourdes oggi. Durante gli anni ordinari riceviamo 6 milioni di visitatori. Quest’anno i pellegrini saranno fra gli 8 e 10 milioni. Una piccola minoranza di pellegrini viene perché è malata o perché accompagna un malato o desidera pregare per un malato. Sono persone o gruppi che rappresentano tanta altra genti. Ci si domanda: perché viene la gente a Lourdes? Prima di tutto, dobbiamo dire che tutti i luoghi di pellegrinaggio nel mondo, di qualunque religione siano, oggi esercitano molta attrazione. In un contesto internazionale fortemente materialista e forse anche anti-spirituale, questi luoghi in cui si può liberare la ricchezza della dimensione spirituale diventano posti ricercati. E considerazioni simili si potrebbero fare per l’induismo e l’islamismo. Dall’altra parte, per fare un altro esempio, basterebbe pensare a Gerusalemme. Nel caso dell’attrazione che Lourdes esercita in tutto il mondo, bisogna pensare anche ai vantaggi che il luogo stesso presenta: è un sito all’aperto, è un messaggio abbastanza facile da trasmettere, non servono troppe interpretazioni ed è già molto conosciuto. Direi che Lourdes è il Santuario mariano per antonomasia.  Quando si parla del grande santuario mariano dell’India, il “Vailankanni”, ci si riferisce chiamandolo il “Lourdes dell’Oriente”. La popolarità di Lourdes è mondiale e molto antica e non è mai stata smentita, forse perché il Santuario ha saputo adattarsi senza fratture all’evoluzione della società, della liturgia e della devozione mariana. Questo si è fatto senza spaccature e ciò fa onore ai cappellani, ai rettori del passato, insomma ai miei predecessori.

 

Quindi Lourdes ha una portata internazionale e mondiale e il messaggio di Benedetto XVI dovrebbe indirizzarsi ai cattolici del mondo intero?

 

Penso che il messaggio della Veglia del sabato sera, alla fine della processione mariana, potrebbe andare in particolare modo in quella direzione. Mentre domenica 14 settembre, Festa della Croce gloriosa, con il simbolo della croce della GMG, sarà un’occasione per rivolgersi in particolare ai giovani. Lunedì 15, Festa di Nostra Signora dei Dolori, sarà invece il momento dei malati. Il Papa darà l’unzione degli infermi ad una decina di persone gravemente malate o handicappate. 

 

Il Papa farà anche il “Cammino del giubileo” come decine di migliaia di persone fino ad ora?

 

Quello che domina quest’anno così speciale è, giustamente, il “Cammino del giubileo”. È un cammino che possono fare tutti, sia in gruppi organizzati o da soli. Al momento dell’accoglienza, i pellegrini ricevono una piccola guida e perciò, volendo, possono fare tutto da soli. È stato pensato così proprio per evitare di racchiudere l’Anno giubilare in una sola grande festa. Nel caso dei giubilei del passato, ci si ricorda di date specifiche, associate ad eventi celebrativi. Invece, per questo 150mo anniversario, ho voluto qualcosa di quotidiano, per coloro che non possono essere presenti nei giorni delle grandi feste. Desideravo un evento popolare, accessibile a tutti e in qualsiasi momento dell’anno e sono felicissimo, nonché riconoscente al Papa che farà questo “Cammino” per far vedere che, come Bernadette - che prima di essere una veggente è una cristiana - anche Benedetto XVI prima di essere il successore di Pietro, vescovo di Roma, è un cristiano battezzato. E farà questo Cammino come tutti gli altri… il Papa farà le stesse tappe di tutti.  È anche una grande prova di umiltà il fatto che un grande intellettuale faccia questo percorso che si snoda attraverso il “cachot”, la chiesa parrocchiale, ecc. Così comprenderemo la verità su quello che davvero è il Papa: un grande intellettuale, ma anche un grande e vero cristiano.

 







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