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     Home > Chiesa > notizia del 2011-03-17 10:31:14
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Algeria. Mons. Rault sulla protesta araba: musulmani e cristiani uniti dalla sete di dignità e giustizia



“Se vogliamo essere lievito e sale della terra … ciò non può che essere in una forma di resistenza non violenta alle forze del male, alla maniera di Gesù”: è quanto scrive mons. Claude Rault sul numero di marzo del mensile della diocesi di Laghouat-Ghardaïa, in Algeria. Commentando i recenti fatti di cronaca del nord Africa, il presule osserva che i movimenti che si sono potuti osservare hanno dato prova di una stupefacente maturità. “Sovente i fenomeni sociali sono violenti, distruttivi e ciechi … ma a parte gli inevitabili incidenti locali e il caso più particolare della Libia – osserva il vescovo di Laghouat-Ghardaïa – si è potuta osservare una sorta di intelligenza collettiva, di partito preso di non violenza, ad accompagnare questa protesta generalizzata, una esigenza di cambiamenti profondi nella governance e nella giustizia sociale”. Nell’analizzare quanto sta accadendo nei Paesi arabi, il presule rimarca che non è la pressione islamista ad aver originato manifestazioni, rivolte e reazioni popolari, ma che si tratta di qualcosa che scaturisce “dal profondo della coscienza umana, avida di dignità, di rispetto, di giustizia e di democrazia”, “una sorta di lucidità collettiva che non manca né d’intelligenza né di saggezza”, qualcosa che ha unito musulmani e cristiani nello stesso slancio. “Certo, i popoli coinvolti adesso devono gestire questo movimento e condurlo verso l’avvenire senza che venga sviato dal suo scopo – scrive ancora mons. Rault – ma come non sperare di vedere il corso della storia svilupparsi nel senso delle aspirazioni profonde della persona e delle società umane? Non è in questo senso che soffia lo Spirito? Ciò conduce noi cristiani a molta umiltà. Noi non facciamo la storia, ma possiamo essere coloro che ne risvegliano al senso”. Infine il presule ricorda un pensiero di Christian Chessel, uno dei padri bianchi assassinati a Tizi Ouzou nel dicembre del ’94: “La debolezza dell’apostolo deve essere ad imitazione di quella di Cristo, radicata nella forza del mistero pasquale e nella forza dello Spirito. Lungi dall’essere un’attitudine di passività o di rassegnazione, suppone molto coraggio e spinge ad un impegno per la giustizia e la verità denunciando l’illusoria seduzione della forza e del potere”. Ed è su questo pensiero che il vescovo di Laghouat-Ghardaïa propone ai fedeli della sua diocesi di riflettere durante la Quaresima. (T.C.)


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