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Home > Politica > notizia del 2012-05-23 14:18:28


La Libia al voto il 19 giugno. L'Ue: preoccupante situazione dei diritti umani


La Libia del dopo Gheddafi si appresta ad andare al voto il 19 giugno prossimo per la scelta dei componenti dell’Assemblea Nazionale. Grande l’attenzione internazionale per questo importante appuntamento, in particolare dell’Europa, che invierà una nutrita squadra di osservatori. Nell'ultimo rapporto annuale sulle relazioni con i Paesi vicini, Bruxelles afferma di voler concludere un accordo a lungo termine con le nuove autorità di Tripoli. Tuttavia nel documento si esprime anche preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Libia, in particolare per gli sfollati interni, le minoranze etniche e gli immigrati dall'Africa sub-sahariana. Giancarlo La Vella ha parlato della questione con Luciano Ardesi, esperto di nord-Africa: 
R. - Naturalmente il fatto che le milizie locali rimangano in gran parte ancora armate e la costituzione di un esercito nazionale sia ancora in fase progettuale fa sì che i conflitti e le tensioni e le violenze - che sono naturali dopo ciò che ha vissuto il Paese con la caduta di Gheddafi - si ripetano in continuazione. Ci sono molte persone in prigione, che non hanno avuto un processo, senza prospettive che questo si celebri in misura equa o secondo gli standard internazionali. Questo è un motivo di preoccupazione che dovrebbe essere tra le priorità del nuovo parlamento e del nuovo governo.
D. - È come se l’idea di unità fosse ancora lontana, e prevalessero ancora quelle divisioni tribali che hanno sempre caratterizzato il tessuto sociale libico?
R. - Certo, oggi il quadro della situazione rimane questo. Le tensioni interetniche e intertribali sono forti e vengono esaltate proprio dal fatto che lo stesso Gheddafi, aveva per 40 anni, manovrato queste diversità, queste differenze, tenendole unite solo con la sua autorità e talvolta anche con la violenza e la repressione. È chiaro che in questo momento, queste identità si stanno manifestando, in maniera talvolta anche violenta, proprio per la presenza delle milizie armate. E anche questo costituirà il banco di prova del nuovo parlamento e del nuovo governo: ricostruire un’identità ed un’unità nazionale che è andata a pezzi dopo la caduta del colonnello.
D. - Quello che manca nella nuova Libia sembra essere il dialogo con il resto della comunità internazionale. È auspicabile che questo avvenga, soprattutto con l’Europa?
R. - Sicuramente l’Europa dovrà ristabilire delle relazioni normali con la Libia, ma chiedendo anche, in contropartita, che il Paese si adegui a tutti gli standard internazionali, al rispetto dei quali sono chiamate tutte le Nazioni del mondo. C’è però anche un fatto di reciprocità; anche l’Europa deve assumersi alcune delle responsabilità nel sostegno dato in passato al regime di Gheddafi. Poi, nell’intervento armato, sotto l’egida della Nato, sono stati compiuti dei bombardamenti indiscriminati che hanno fatto numerose vittime civili. Credo che sarebbe giusto un risarcimento morale ed anche materiale per questi episodi, risarcimento che, tra l’altro, i familiari delle vittime stanno reclamando. Questo rapporto di reciprocità, una normalizzazione della situazione, anche dal punto di vista della giustizia, e dei diritti umani sarebbe opportuna.
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