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Africa Settentrionale e Medio Or

Africa Settentrionale e Medio Oriente
In Tunisia alla rivolta dei ciclamini è seguita la caduta di Ben Ali e una consultazione elettorale vinta dal partito islamista Ennahda. Le minoranze religiose sono preoccupate sia a causa del rafforzamento dei salafiti, sia per il rischio che la sharia venga reintrodotta nella nuova Costituzione. In Egitto, malgrado le speranze e l’entusiasmo che avevano visto cristiani e musulmani uniti in piazza Tahrir, la situazione dei copti non ha conosciuto nessun miglioramento. La situazione politica è in divenire e rimangono per ora invariate le disposizioni legislative in materia di libertà religiosa. Tuttavia le aggressioni contro i copti hanno raggiunto proporzioni senza precedenti nel 2011 a cominciare dall’attentato di capodanno contro la chiesa copto-ortodossa dei Due Santi ad Alessandria. I musulmani coinvolti nelle aggressioni anti-cristiane continuano poi a beneficiare di una giustizia clemente. Inquietudine in Libia dopo le dichiarazioni rilasciate dal Consiglio Nazionale di transizione riguardo all’adozione della sharia, come fonte principale di diritto.
La nuova Costituzione adottata nel 2011 dal Marocco conferma l’Islam come religione di Stato. I cristiani possono godere della libertà di culto solo se stranieri e non possono farsi promotori della propria fede. Per un musulmano di origine marocchina rinunciare formalmente alla sua religione. Condannato il proselitismo non musulmano anche in Algeria dove le attività delle religioni non islamiche sono regolate da disposizioni legali molto restrittive e dove il governo restringe persino il numero e la durata dei visti di entrata per tutto il personale della Chiesa. Lo Stato limita notevolmente anche la libertà dei musulmani.
Le possibili influenze della Primavera Araba sono state completamente neutralizzate in Arabia Saudita dove persistono violazioni alla libertà religiosa. Gli arresti e le irruzioni della polizia nelle case cristiane durante gli incontri di preghiera sono all’ordine del giorno. Nel marzo 2012 ha suscitato dure reazioni internazionali la fatwa in cui il Gran Muftì dell'Arabia Saudita, indicava come necessaria la distruzione di tutte le chiese nella Penisola arabica. Fortemente discriminati anche ismaeliti e sciiti ai quali è proibito celebrare le ricorrenze in alcune zone. Il governo sunnita del Bahrein ha risposto duramente alla rivolta sciita sorta in seguito alla Primavera araba, distruggendo numerose moschee sciite con il pretesto che queste fossero abusive.
Si registrano miglioramenti negli Emirati Arabi Uniti, dove nel giugno 2011 è stata inaugurata a Sharjah la prima chiesa russo-ortodossa, mentre la situazione rimane piuttosto positiva in Giordania, Oman e Qatar. In Kuwait, invece, gli islamisti radicali del gruppo parlamentare Al-Adala Bloc hanno annunciato a inizio anno una proposta di legge per vietare la costruzione di chiese e altri luoghi di culto non islamici nel Paese. Ordine e sicurezza sono ai minimi storici in Yemen, dove il braccio yemenita di al-Qaeda ha rivendicato l'assassinio, avvenuto il 25 marzo 2012, di un insegnante americano, accusato di «cercare di diffondere il cristianesimo». In Iran è stato prosciolto dall’accusa di apostasia e rilasciato il pastore protestante Youcef Nadarkhani arrestato il 13 ottobre 2009 mentre cercava di registrare legalmente la sua comunità e condannato a morte. In Israele fa discutere il nuovo emendamento costituzionale che obbliga i non ebrei che vogliano ottenere la cittadinanza israeliana, a prestare un giuramento di fedeltà «allo Stato di Israele in quanto Stato ebraico e democratico». Nei Territori Palestinesi e a Gaza aumentano i comportamenti anti-cristiani.  In Libano il desiderio di laicità anche a livello politico fa temere ad alcuni leader religiosi un’eventuale affermazione della mentalità islamica nell’amministrazione pubblica. Continuano a soffrire i cristiani in Iraq vittime di rapimenti, omicidi e attentati tra cui quello alla cattedrale siro-cattolica di Bagdad. E non si arresta il massiccio esodo dei fedeli verso i Paesi confinanti o nel Kurdistan iracheno. Situazione instabile in Siria dove proseguono le violenze.

Africa Centrale e Meridionale
In molti Stati la libertà religiosa è tutelata dalla Costituzione e si prevede in genere la registrazione obbligatoria dei gruppi religiosi. Emerge la proliferazione di alcuni gruppi islamici, tra cui quello dei Boko Haram che ha rivendicato numerosi attacchi anticristiani in Nigeria. Dal 1999 alla fine del 2011 sono 14mila i nigeriani uccisi in violenze a sfondo religioso fra musulmani e cristiani. Lo scorso anno, nella sola settimana di aprile successiva alle elezioni presidenziali del giorno 16, almeno 800 persone sono rimaste uccise e 65mila hanno dovuto abbandonare le proprie case. Col dichiarato obiettivo di cancellare la presenza cristiana, la setta islamica ha colpito istituzioni, chiese e cristiani residenti negli Stati del centro e del nord. Nei 12 Stati che dal 1999 hanno adottato la sharia come fonte del diritto penale si registrano poi numerose limitazioni della libertà religiosa: false accuse di blasfemia, mancate autorizzazioni per la costruzione di edifici di culto e cimiteri cristiani, a demolizione di chiese considerate illegali; rapimenti e conversioni forzate di adolescenti.
Dopo la secessione del Sud Sudan il presidente Omar El Bashir ha dichiarato che il Sudan si sarebbe dotato di una Costituzione interamente basata sulla sharia. Nel Paese le violenze e le ostilità anticristiane sono all’ordine del giorno così come le accuse di proselitismo. Nella Costituzione, ancora transitoria, del neo nato Sud Sudan sono esplicitamente riconosciute l’eguaglianza tra le confessioni religiose e la libertà di culto. Le tensioni con Khartoum potrebbero però influire negativamente sul clima di convivenza pacifica. Tragica la situazione in Eritrea dove la Costituzione del 1997 che garantisce la libertà religiosa non è ancora entrata in vigore. Anche il personale religioso è tenuto ad espletare gli obblighi di leva e nel 2011, senza la ferma opposizione della Chiesa, sarebbero stati arruolati seminaristi, parroci, religiosi e religiose. Si calcola che i prigionieri di coscienza per motivi religiosi siano attualmente fra i 2 e i 3.000, che una volta in carcere subiscono torture e soprusi. Gli atroci maltrattamenti hanno lo scopo di costringere i detenuti ad abiurare.
Impensierisce il fatto che la nuova Costituzione del Kenya promulgata nell’agosto 2010, pur garantendo la libertà religiosa, preveda ancora  un tribunale speciale per i musulmani che applica il diritto islamico (Shari’a), quando entrambe le parti professano tale fede. In Mali a situazione politica è deteriorata a causa degli sconvolgimenti derivati dal Colpo di Stato militare del marzo 2012. Preoccupa in particolare il tentativo secessionista in atto nel Nord appoggiato dalla componente islamica estremista alleata dell’AQIM (Al Qaeda nel Maghreb Islamico), che vuole imporre la Shari’a in tutto il Paese. In Somalia nel 2011 sono proseguiti gli assassinii di cristiani o presunti tali da parte di Al-Shabaab, omicidi iniziati in modo sistematico nel 2008. Nei territori controllati da al-Shabaab non vige alcuna Costituzione, ma è applicata una versione radicale della Shari’a che non lascia alcuno spazio non solo alla pratica di religioni diverse da quella islamica, ma anche all’islam somalo tradizionale di origine sufi, considerato eretico.
Vittime d’ingiustizie e discriminazioni sono le minoranze religiose in Etiopia dove le confessioni cristiane hanno subito attacchi contro i fedeli, le loro abitazioni e i luoghi di culto. Non sono invece da considerarsi in odio alla fede, ma legati ad un clima generale di violenza, gli attacchi al personale religioso in alcuni Paesi, tra cui gli omicidi di Suor Lukrecija Mamic, appartenente alle Ancelle della Carità, e il volontario Francesco Bazzani in Burundi, e quello di suor Jeanne Yegmane, morta per mano dei guerriglieri dell’LRA Lord's Resistance Army nella Repubblica Democratica del Congo. Crimini contro la Chiesa, non ascrivibili a motivi religiosi, si sono registrati anche in Costa d’Avorio e nella Repubblica Centroafricana. Se in Zimbabwe il riconoscimento costituzionale della libertà religiosa è pesantemente ridimensionato dalla Legge sull’Ordine pubblico e la Sicurezza, in altri Paesi si notano segnali positivi. E’ questo il caso del Benin, dove la visita di Benedetto XVI ha lasciato tracce importanti anche nell’ambito dei diritti umani, del Ghana, che ha inaugurato nel novembre 2011 National Peace Council per prevenire, gestire e risolvere i conflitti interni del Paese, e della Guinea Conakry la cui Commissione per la Riconciliazione Nazionale è guidata dall’arcivescovo cattolico della capitale e dall’imam più autorevole del Paese.
Dati tratti dal Rapporto 2012 sulla libertà religiosa nel mondo redatto da ACS International (Aiuto alla Chiesa che Soffre Internazionale).



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