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Papa Francesco \ Omelie

Messa per San José de Anchieta. Il Papa: la gioia dell’incontro con Gesù diventa annuncio

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24/04/2014

La Chiesa cresce perché attrae, grazie alla gioia dell’incontro con Gesù che si trasforma in annuncio. Così in sintesi Papa Francesco alla Messa di ringraziamento per la canonizzazione di José de Anchieta, conosciuto come l’Apostolo del Brasile e divenuto Santo il 3 aprile. L’Eucaristia è stata celebrata nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, a Roma. Nato nel 1534 nelle isole Canarie, de Anchieta è stato il sacerdote gesuita protagonista dell’annuncio del Vangelo fra gli indios del Brasile. Considerato anche il fondatore delle città di San Paolo e di Rio de Janeiro, de Anchieta pubblicò non solo la prima grammatica in tupì, la lingua di una tribù locale, ma anche preghiere e canti. Presenti alla celebrazione 9 cardinali, una trentina di vescovi, tanti sacerdoti e fedeli, per lo più brasiliani. Il servizio di Debora Donnini:



La gioia dell’incontro con Cristo Risorto è il concetto-chiave dell’omelia di Papa Francesco pronunciata in spagnolo. La Messa per ricordare l’Apostolo del Brasile, in una gremita e festosa Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, è stata celebrata in portoghese. Il Papa parla di una gioia della quale si può avere paura come accadde ai discepoli di Emmaus o a noi quando assumerla “ci sembra rischioso” - dice Papa Francesco – e sentiamo la tentazione di rifugiarci nel “non esagerare”:

“Es más fácil creer en un fantasma que en Cristo vivo…
E’ più facile - dice - credere in un fantasma che in Cristo vivo!”. E’ più facile andare da un negromante che ti predice il futuro, che ti fa le carte, che avere fiducia nella speranza “di un Cristo vincitore, di un Cristo che ha vinto la morte!". “E’ più facile un’idea, una immaginazione che la docilità a questo Signore che risorge dalla morte e che vai a sapere a che cosa ti invita”.

La Lettura degli Atti degli Apostoli, poi, parla di un paralitico. Si tratta di un uomo che ha passato la vita alla porta del Tempio a chiedere l’elemosina ma che, quando viene guarito, loda Dio e la sua allegria è contagiosa. Di fronte a questo avvenimento, la gente, piena di stupore, accorre e allora Pietro annuncia il messaggio. “La gioia dell’incontro con Gesù Cristo, quella che ci fa tanta paura accettare, è contagiosa – dice il Papa – e grida l’annuncio: e lì cresce la Chiesa!”:

“La Iglesia no crece por proselitismo, crece por atracción…
La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione”, afferma il Papa. Questa testimonianza che nasce dalla gioia accettata e poi trasformata in annuncio. “Senza questa gioia, senza questa allegria non si può fondare una Chiesa! Non si può fondare una comunità cristiana!”, sottolinea. È una gioia apostolica, che si irradia. Quindi il Santo Padre invita a domandarsi se si è capaci di raccogliere l’entusiasmo di coloro che scoprono in noi il miracolo di una vita nuova, nata dall’incontro con Cristo.

Anche San José de Anchieta, sacerdote gesuita, che dedicò la sua vita all’annuncio del Vangelo agli indios del Brasile, “seppe comunicare quello che aveva sperimentato con il Signore”, quello che il Signore gli comunicò nei suoi esercizi. Assieme a Nobrega è il primo gesuita che Ignazio invia in America. Un ragazzo di 19 anni:

“Era tal la alegría que tenía…
Era tanta l'allegria che aveva, era tanta la gioia - dice Papa Francesco - che fondò una nazione: pose le fondamenta culturali di una nazione, in Gesù Cristo. Non aveva studiato teologia, non aveva studiato filosofia, era un ragazzo! Però aveva sentito lo sguardo di Gesù Cristo e si lasciò riempire di gioia, e scelse la luce. Questa è stata ed è la sua santità. Non ha avuto paura della gioia”.

San José de Anchieta - conclude il Papa - ha un bellissimo inno alla Vergine Maria, alla quale, ispirandosi nel cantico di Isaia 52, paragona il messaggero che proclama la pace, che annuncia la gioia della Buona Notizia. L’auspicio del Santo Padre è, dunque, che proprio la Vergine “che non ebbe paura della gioia, ci accompagni nel nostro peregrinare, invitando tutti ad alzarsi, a rinunciare alle paralisi, per entrare insieme nella pace e nell’allegria che Gesù, il Signore Risorto, ci promette”.

(Tratto dall'archivio di radiovaticana.va)


(Debora Donnini)

24/04/2014