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All'Antonianum, ciclo di conferenze su cinema e libertà religiosa

All'Antonianum, conferenze sul cinema e la libertà religiosa. - AFP

Nell’ambito di un ciclo di conferenze dedicate alla questione della libertà religiosa, organizzato dalla Pontificia Università Antonianum e dall’Istituto Francescano di Spiritualità, si tiene oggi pomeriggio alle ore 16 un incontro cui partecipano i padri Martín Carbajo, Paolo Martinelli, Mario Cucca e mons. Dario Edoardo Viganò, direttore del Centro Televisivo Vaticano, sul tema “La libertà religiosa nell’attestazione del cinema”. A seguire sarà celebrata una Messa di suffragio per padre Luigi Padovese nel IV anniversario della tragica morte. Il servizio di Luca Pellegrini:

La questione della libertà religiosa esplode in tutta la sua tragica concretezza ogni giorno. Le notizie arrivano dai luoghi di maggior tensione e sono spesso portatrici di violenze, intolleranze, morti. Un’attualità che non si ferma soltanto al mondo dell’informazione, ma viene anche assimilata, declinata e trasmessa dal grande schermo. Per questo l’incontro di oggi all’Antonianum di Roma è un percorso che, attraverso le narrazioni cinematografiche, può aiutare a comprendere meglio il nostro presente, come spiega mons. Dario Edoardo Viganò cui è affidata la relazione:

"L’incontro nasce da un’urgenza che Papa Francesco precisa, quando dice che nel mondo di oggi la libertà religiosa è più spesso affermata che realizzata. Siamo anche alla vigilia del grande viaggio di Papa Francesco in Terra Santa e questo non ci può che far venire in mente tutto il Medio Oriente, dove appunto si mette a confronto, serio, la libertà religiosa. Il cinema rivela in qualche modo tutto questo, perché il cinema è capace di cogliere le urgenze, coglie i sommovimenti nella dorsale culturale del tempo, quindi si schiude a quelle visioni e alle emersioni dell’inedito. Eppure, mentre rivela il cinema vincola anche perché in qualche modo orienta la movenza del nostro sguardo. Quindi, non è un caso che ad esempio alcuni mondi noi li cogliamo in certi stereotipi perché, appunto, mentre rivela il cinema vincola".

Il cinema, dunque, offre un contributo importante nell’aiutare le società ad affrancarsi dagli stereotipi che dividono e contrappongono persone di fedi diverse.

"Certamente, perché un film non è semplicemente qualche cosa che trasmette informazioni da un punto ad un altro. Un film è un testo complesso, è un dispositivo che funziona perché capace di correlare aree espressive diverse. È proprio questo che permette allo sguardo dello spettatore di cogliere alcuni elementi e di farli maturare. Quindi, certamente il cinema - proprio perché sa anche anticipare, a volte, alcune nervature della contemporaneità - permette di avviare riflessioni, dialoghi e confronti molto, molto importanti da questo punto di vista".

Ci può fornire qualche titolo come esempio?

"A me pare che siano due i filoni. Da un lato, la libertà religiosa letta dal punto di vista del confronto delle tradizioni culturali. Penso, ad esempio, a 'Private' di Saverio Costanzo, anche a 'Prima della pioggia' di Milcho Manchevski. Ma ancora, penso al maestro Olmi che ha fatto 'Villaggio di cartone', un film in cui in fondo, in qualche modo si può leggere la questione della libertà religiosa nell’incontro/scontro con gli immigrati. Poi, c’è anche un punto di vista della libertà religiosa che è decisamente, invece, religioso o più precisamente cristiano, cioè come i credenti vivono la libertà religiosa quando questa è terreno di scontro. Penso, ad esempio, a 'Des hommes et des dieux - Uomini di Dio' - che è un film certamente straordinario da questo punto di vista. Penso anche a Popieluszko dove c’è la vicenda di quest’uomo, appunto, che trova la morte perché l’autodeterminazione della propria libertà religiosa possa essere affermata. Infine, penso ad un film che ripercorre la vicenda di una grande donna 'La settima stanza', che appunto narra la vicenda di Edith Stein una donna radicata nell’ebraismo che ad un certo punto incontra Gesù e sappiamo cosa questo vorrà dire per lei in un momento in cui la Germania vivrà l’esperienza tragica del nazismo.