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Europee, politologo Baggio: "Dal voto la richiesta di una nuova Europa"

Da Le Figaro Online - ANSA

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Avanzano i nazionalismi in Europa. "Avanzano nel senso di antieuropeismo, quindi come rivendicazione di un qualche diritto nazionale". Per il politologo Antonio Maria Baggio, docente di Filosofia Politica presso l'Istituto Sophia di Loppiano (Fi), "gli antieuropeisti sono abbastanza per costituire una minaccia, però sono troppo pochi, per ora, per realizzare questa minaccia da soli. Dunque, la loro crescita potrebbe anche costituire uno stimolo a costruire più Europa".

L’Unione perde l’asse franco-tedesco. "Perché si sono scoperti interessi diversi. Anche la situazione interna ai due Paesi è molto diversa: c’è stato un crollo del partito di Hollande, quindi il socialismo deve rivedere profondamente la sua prospettiva; in Germania meno, perché andando abbastanza bene le cose, la Merkel si è sostanzialmente confermata. Teniamo presente, se posso aggiungere un’osservazione, che il partito della Merkel è un partito nazional-populista. Quindi in Germania non abbiamo un fenomeno di nazional-populismo, perché è già interpretato abbondantemente dal partito di governo". 

Il voto anti-europeo nei Paesi chiamati a varare le riforme chieste dall’Ue. "Bisogna sbrigarsi a fare le riforme: questo è il punto. Però, continua il prof. Baggio, non si può pensare che il singolo Paese riesca a far le riforme senza l’aiuto dell’Europa. A livello europeo, cioè, bisogna mandare dei segnali ai Paesi che si può cambiare rotta, che si può porre termine a questa politica rigida che non riesce a rilanciare la ripresa: allora diventa un incentivo  fare le riforme non solo in Europa, ma anche le riforme dell’Europa. Arriviamo, cioè, ad un’unità politica più forte, ad una Banca centrale con strumenti più efficaci".

In Italia, il Partito democratico è la nuova Democrazia Cristiana? "I paragoni sono sempre difficili, però la Democrazia Cristiana di allora, con quella forza, era un partito che aveva un progetto, e aveva anche contro di sé, all’opposizione, altri partiti dotati di un progetto. Se questo fosse vero anche per il Partito Democratico di oggi, per il Paese sarebbe veramente un bene".

Il voto rafforza o indebolisce il governo Renzi? "Ho visto molti, in queste ore, fare dei conti sui voti tradotti nel Parlamento italiano: un esercizio un po’ teorico. Secondo me, in prospettiva, rafforza perché abbiamo visto tradursi in voti le 'chiacchiere' che abbiamo sentito, che abbiamo fatto quotidianamente. La gente dice: 'speriamo che ci riesca lui, perché non sappiamo vedere quale altra possibilità'. Se questa speranza si è tradotta in voti, e se continuerà così, il governo ha ancora del tempo per dar prova di sé". 

La democrazia italiana si può permettere un uomo solo al comando?  "No: nessuno si può permettere un uomo solo al comando. Le riforme, per come vengono prospettate, soprattutto la riforma elettorale, ad esempio, ha dei forti dubbi di democrazia. Risolve soltanto, rispetto ad oggi, che permette di governare a colui o coloro che vinceranno; ma non assolve a tutte le esigenze di democraticità che ci hanno sempre fatto criticare l' attuale legge elettorale. Quindi, vuol dire che questo è soltanto un primo passo dovuto all’emergenza; ma poi bisogna riacquistare tutti gli elementi di partecipazione e di democrazia che ora sono affidati a questa figura che incontra tanto consenso. Ma questo vale soltanto per una stagione: non può essere la nostra condizione normale". 

Il voto è una spinta per le riforme o per le elezioni anticipate? "Questo, continua il politologo Baggio, dipende dalle scelte che verranno fatte. Io credo che convenga continuare a governare, perché avendo questo favore e avendo da parte del governo una forte decisione di fare le cose, con il semestre europeo che incomincia a luglio sarebbe molto bene fare le riforme e andare a presentarsi poi alle elezioni alla scadenza naturale della legislatura. Conviene a chi governa, se ha veramente intenzione di fare; penso che convenga anche al Paese, perché in questo modo si darebbe il tempo al centrodestra di riorganizzarsi.

Nel 40%del Partito democratico, quanti voti del centrodestra ci sono? "Penso un numero rilevante; ma credo anche che abbiano espresso il loro voto quanti, forse, non sarebbero andati a votare se non avessero visto una possibilità di far valere il proprio voto. E Berlusconi è nella fase finale della sua presenza politica. Quindi è necessario, per il bene del Paese, che lì si rimettano in gioco le forze, le persone e si creino dei progetti. E’ il momento del passaggio, questo, di sofferenza; i frutti ancora non ci sono. Per il Movimento 5 Stelle, invece, direi che nonostante l’importanza del voto che ha avuto – perché non si può negare che siano numericamente molto forti – non c’è stato quel rovesciamento che aveva preconizzato Grillo. La politica fatta in questo periodo dal Movimento 5 Stelle è stata fortemente distruttiva. Si è tirato indietro, conclude il politologo Antonio Maria Baggio, anche quando poteva dare un contributo per realizzare delle cose".

Ascolta l'intervista integrale del politologo Antonio Maria Baggio sulle elezioni europee 2014


(Luca Collodi)