Social:

RSS:

App:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Società \ Famiglia

Una serie di eventi a Firenze per promuovere l'affidamento familiare

Mamma con bimbo

31/05/2014

Il mese di maggio a Firenze  è stato dedicato ad una serie di eventi, mostre e spettacoli finalizzate alla promozione dell’istituto dell’affidamento familiare. Voluto dal Comune con la collaborazione dell’Istituto degli Innocenti l’evento nasce dalla consapevolezza che le famiglie e i ragazzi vadano accompagnati e incentivati alla comprensione delle opportunità e della bellezza della scelta dell’affido come strada per aprirsi alla vita. Gabriella Ceraso ne ha parlato con Paola Pistacchi psicoterapeuta responsabile delle strutture di accoglienza dell’Istituto degli Innocenti:

 

R. - L’affido familiare è uno strumento che ha una diffusione ormai da 20-25 anni. Per cui l’affido si conosce, l’esigenza è quella di avere più famiglie disponibili che si aprono all’accoglienza di altre famiglie e a  situazioni critiche.

D. - Quanto è difficile e quanto richiede a una famiglia?

R. - L’affido funziona ed ha un buon esito quando il bambino rientra a casa. Si richiede flessibilità, si richiede la capacità di tollerare la precarietà, si richiede alla famiglia la capacità di mantenere i legami con la famiglia di origine, di fare in modo che il bambino possa rientrare rassicurato.

D. - Bisogna spaventarsi se si vuole intraprendere questa strada, perché è un cammino tortuoso, lungo e difficile quanto l’adozione?

R. - E’ un cammino che comunque necessità di una preparazione. Si sa, però, di non essere soli: ci sono dei servizi, ci sono delle équipes che sostengono le famiglie. Non va preso a cuore leggero, ma neanche con l’angoscia. Se si lavora insieme, in rete, è un percorso che si può fare.

D. - In questi giorni si è parlato anche tanto ai ragazzi attraverso vari modi, dal concorso per la scuola alle rassegne cinematografiche, alle letture… Ai ragazzi che cosa si dice di tutta questa realtà dell’affido?

R. –Innanzitutto si fa comprendere quanto non ci si debba sentire soli se succedono delle situazioni per cui è necessario allontanarsi per un po’ dalla propria famiglia di origine; si cerca di  far capire eventualmente che il compagno che hanno in classe non è un alieno se è in affido, ma è comunque un ragazzo che per un po’ ha delle difficoltà, che possono essere superate; quindi si porta il senso della solidarietà anche nelle fasce più giovani della popolazione. Parlare ai ragazzi di affido serve dunque a far capire loro che l’affido è comunque un qualcosa che può succedere e che in qualche modo può essere - diciamo - di aiuto. In genere le famiglie che si aprono all’affido familiare hanno figli, perché l’affido può essere fatto da coppie con figli, coppie senza figli o persone sole: le coppie con figli, in qualche modo, hanno la possibilità di far comprendere anche ai figli naturali i valori dell’accoglienza.

D. - Chi è riuscito bene in questa realtà dell’affido, in questa opportunità che cosa racconta? Rimane disponibile? Quali sono le esperienze belle e positive che voi raccogliete?

R. - Intanto è comunque un arricchimento per chi accoglie: avvicinarsi tanto a un bambino, al quale sai di poter dare degli strumenti in più per affrontare il suo percorso nella vita è qualcosa che fa bene, fa piacere. Poi sapere di aver aiutato anche una famiglia a riprendersi in un momento di particolare difficoltà è un’esperienza arricchente. In genere se l’affido viene fatto bene e funziona bene, la famiglia si ripropone.

D. - Si può definire la strada dell’affido come una apertura alla vita alternativa, anche per quelle coppie che, per esempio, non riescono ad avere dei bambini?

R. - Dipende dalle coppie: se le coppie sono riuscite in qualche modo a uscire un po’ dal desiderio di avere un figlio a tutti i costi sì.L’affido non è avere un figlio a tutti i costi, l’affido è capire che c’è un bambino che ha una famiglia e che, con il tuo aiuto, può prendere un nuovo cammino, un cammino migliore nella vita, può intraprendere un nuovo percorso grazie a te. Questo sì! E’ un altro modo di essere genitori, che prescinde poi dal proprio figlio o dal percorso dell’adozione. E’ una cosa completamente diversa. Se si approccia con questo spirito, sì io lo consiglio alle coppie che magari sono in un momento particolare e stanno ripensando alla loro genitorialità.

 

31/05/2014