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I vescovi Usa: "Fermate la tratta dei minori in Messico"

Bambini in Messico in viaggio verso gli Usa

Gli Stati Uniti devono tutelare i minori che viaggiano da soli. E’ l’appello dei vescovi cattolici americani per fermare la tratta dei bambini che attraversano il confine tra Messico e Usa: più di 60 mila minori tra i 9 e i 17 anni che rischiano di finire nella rete della criminalità organizzata. Maria Gabriella Lanza ha intervistato Valentina Valfrè di Soleterre onlus, organizzazione in prima linea per la difesa dei migranti in Messico:

R. – Sicuramente, la questione dei minori che attraversano il confine tra Messico e Stati Uniti è una delle più urgenti da affrontare. Ci sono veramente migliaia di minori, anche sotto i 13 anni, che viaggiano e sempre di più viaggiano soli dai Paesi Centro America, sino ad arrivare negli Stati Uniti. Quindi, già dal primo confine che devono attraversare quello che attualmente è forse il più pericoloso, tra Guatemala e Messico – subiscono qualsiasi tipo di abusi, di violazioni e spesso vengono introdotti all’interno della tratta di minori sia per sfruttamento lavorativo che sessuale. Molti di loro spariscono nel nulla: i genitori, che li hanno mandati con il trafficante – il cosiddetto “Coyote” – o altre volte li hanno mandati soli, oppure, loro di spontanea volontà sono partiti per raggiungere i genitori negli Stati Uniti, perdono le loro tracce e spesso non ne sanno nulla. Oppure, i minori vengono presi dalla polizia di frontiera e detenuti in questi centri dove, ovviamente, la violazione dei diritti umani è all’ordine del giorno. Spesso vengono deportati ed si trovano ancora soli dall’altra parte del confine.

D. – Si parla di 60 mila minori che emigrano dal Centro America ogni anno verso gli Stati Uniti...

R. – Se un bambino è disposto a partire sapendo quello che gli aspetta, significa che quello che si lascia alle spalle è molto peggio di quello che deve affrontare, sia a livello di povertà che a livello di violenza.

D. – Cosa accade a questi bambini durante il viaggio?

R. – Molti vengono costretti a caricare la droga negli zainetti mentre attraversano il territorio messicano e poi il confine con gli Stati Uniti. Alcuni vengono cooptati per esempio per lavorare nell’agricoltura, oppure,  nelle case dove spesso ci sono bambini, minorenni che lavorano come domestici. Ooppure, finiscono appunto nel giro della prostituzione o nella pornografia.

D. – Cosa potrebbero fare gli Stati Uniti per fermare la tratta dei minori non accompagnati?

R. – Sicuramente, la cosa più urgente sarebbe quella di concedere visti umanitari, per esempio per minori e donne, due gruppi particolarmente a rischio, in modo da creare una sorta di corridoio umanitario. Così, queste persone, che comunque emigrano – non c’è modo di fermarle ed i numeri lo dimostrano – possano arrivare negli Stati Uniti in condizioni di sicurezza e la loro incolumità non venga toccata. Questo è sicuramente un primo passo. Poi, i governi degli Stati Uniti, Messico e Centro America dovrebbero discutere, sedersi ad un tavolo, e parlare di quelle che sono le politiche veramente efficaci per poter gestire i flussi migratori. Subiscono abusi in ognuna delle tappe che devono attraversare, fortunatamente, durante il percorso ci sono alberghi “para migrantes”, la casa del migrante che li aiutano. Noi che siamo in contatto, per esempio, con la casa del migrante – la 72 – che è a Tenosì, al confine Sud tra Tabasco Messico e Guatemala. Il direttore, che è Fray Tomas Gonzales, ci raccontava che sono veramente preoccupati per il numero di bambini di età sempre più piccola che arrivano da loro tutti i giorni, cioè tutti i giorni arrivano o bambini soli, oppure madri con bambini neonati. I rischi per loro sono comunque gli stessi.