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Brasile 2014: i mondiali di calcio visti dalle favelas

La favela di Manguinhos

Da domani riflettori accesi sullo spettacolo dei Mondiali di calcio e un Brasile sfarzoso e colorato apparirà sugli schermi tv di tutto il mondo. A restare nell’oscurità saranno i milioni di persone, giovani soprattutto, delle favelas, il volto povero e drammatico del Paese. Criminalità, droga, armi, omicidi, analfabetismo sono i compagni di vita degli abitanti di questi agglomerati urbani tra i più degradati del pianeta. Il complesso di Manguinhos è alla periferia nord di Rio de Janeiro, 13 favelas in cui i giovani fanno i conti con un clima di violenza perenne. E’ qui che l’ong italiana Cesvi ha aperto una "Casa del Sorriso", un approdo sicuro per molti di questi ragazzi ai quali si regala la possibilità di partecipare a corsi di inglese, informatica, danza, pittura, musica, nonché di ricevere supporto sociale ed educativo. Roberto Vignola, del Cesvi, è appena rientrato da Manguinhos e Francesca Sabatinelli lo ha intervistato:

R. – I ragazzi della favela, gli abitanti della favela, vivono una situazione di segregazione, quasi di apartheid. Vivono questo evento mondiale con grande frustrazione perché ci sono stati enormi investimenti per la costruzione di stadi e di infrastrutture, ma i giovani lamentano l’assenza di costruzioni, di infrastrutture, l’assenza di servizi sanitari e uno scarsissimo accesso ai servizi di istruzione. Vedono il Mondiale come un’occasione soltanto per i ricchi e come un intervento da parte del governo per nascondere le favelas e non mostrare questo aspetto, anche sociale, agli stranieri che visiteranno il Paese in questi giorni.

D. – Situazione che crea evidentemente non poca rabbia sociale, come abbiamo visto…

R. – Assolutamente sì. Infatti, in questi giorni gli episodi di rabbia sociale, che esplodono spesso in manifestazioni anche violente, sono all’ordine del giorno. Noi abbiamo testimonianze. Le abbiamo raccolte durante questo viaggio quando appunto, con moltissimi ragazze, anche molto giovani di circa 15 anni, appassionati di calcio, emergeva chiaramente questa frustrazione, questo desiderio di aver un Paese migliore, che dia accesso all’istruzione, alla sanità e non un Paese che venga  rappresentato solo ed esclusivamente come il Paese del calcio, della samba e del carnevale.

D. – Voi riportate che gli omicidi che hanno interessato ragazzi tra i 15 ed i 24 anni sono aumentati del 95%...

R. – Riguarda soprattutto gli ultimi anni ed è una situazione abbastanza generalizzata, dovuta anche un po’ alle politiche del governo brasiliano che ha deciso di intervenire all’interno delle Favelas inserendo in pianta stabile la cosiddetta “polizia pacificatrice” che ha proprio un presidio permanente e che cerca di tenere sotto controllo situazione nelle Favelas. Ovviamente, questo fa sì che i più poveri, prevalentemente i neri della società brasiliana, siano bersaglio delle forze dell’ordine ed allo stesso tempo siano vittime dei trafficanti di droga e dei trafficanti di armi.

D. – Voi documentate, nel complesso di Manguinhos, la presenza di droga, le continue violenze e sparatori. Accanto a questo: acque inquinate, scarichi industriali, assenza di energia elettrica e reti fognarie. E’ dunque questa la situazione?

R. - Questa è la situazione, e ogni volta che si presenta un periodo di mal tempo, la Favela si allaga completamente. Sono ituazioni veramente molto simili a quelle che ci capita di vedere come operatori umanitari, come Cesvi, anche in Paesi dell’Africa subsahariana. E’ una situazione a limite, una realtà dove le organizzazioni non governative come il Cesvi, sono presenti da moltissimi anni e continueranno ad essere presenti, nonostante si sia parlato tantissimo in questi anni di un Paese che viaggiava ad un ritmo di crescita molto, molto sostenuto. All’interno del contesto di Manguinhos noi abbiamo avviato un progetto di sostegno a distanza, non diretto a singoli individui, singoli ragazzi o minori, ma che tende ad includere tutta la comunità dei bambini e degli adolescenti della Favela. Sono stati  ben 326 i ragazzi che hanno frequentato la casa nell’ultimo anno e che hanno avuto la possibilità di avere una reale alternativa alla strada attraverso la musica, la letteratura, la pittura, il teatro, attraverso tutto quello che è “cibo per la mente” e che serve a tenerli lontani dalla strada.