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Fondazioni antiusura: gioco d'azzardo, un mercato da 85 mld

- REUTERS

Il gioco d’azzardo, in Italia, riesce a muovere quasi 85 miliardi di euro, una cifra che si divide tra i pochi fortunati che vincono, lo Stato e le compagnie di gestione. Inoltre, si sta sviluppando un sempre più consistente mercato nero, interamente nelle mani della criminalità organizzata. Di gioco di azzardo si è parlato alla presentazione di un Rapporto sull'argomento durante l’Assemblea annuale delle Fondazioni Antiusura, presso la sede della Caritas Italiana a Roma, alla presenza del segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e del direttore della Caritas italiana, mons. Francesco Soddu. Gianmichele Laino ha intervistato il sociologo Maurizio Fiasco, che ha curato il Rapporto:

R. – Questa cifra, almeno quella ufficialmente dichiarata, viene ripartita in tre blocchi: le restituzioni ai giocatori – che naturalmente non avvengono con criterio proporzionale: non è che se dieci giocatori partecipano, le somme vinte si ripartiscono equamente tra i dieci. Una parte viene trattenuta dallo Stato come incassi fiscali e il resto va ai concessionari, va ai gestori cioè a coloro che materialmente noleggiano la macchina del gioco.

D. – Gioco d’azzardo e crisi economica. Stato e cittadini. Che relazioni ci sono tra queste componenti?

R. – E’ un business che è stato costruito sull’andamento della crisi economica. Mi spiego più direttamente. Mentre per l’offerta di altri beni, di altri servizi, la correlazione è una correlazione positiva, cioè migliora il conto economico, migliora anche la domanda e la vendita di beni e di servizi, per il gioco d’azzardo accade esattamente l’inverso: è un investimento dove già in partenza si prefigura un risultato negativo, perché comunque le proporzioni alla fine del ciclo saranno inferiori. E poi, c’è il fatto che moltissime persone, davanti all’incertezza della crisi, non percepiscono l’incertezza dell’azzardo e quindi, anzi, riversano le loro speranze sull’azzardo.

D. – Un altro problema è quello del gioco d’azzardo illegale. Qual è il peso di questo fenomeno, in Italia?

R. – Il peso è molto rilevante: noi abbiamo provato a dargli un numero. Soltanto per il settore delle slot-machine, il "nero" quantificabile è pari a 8 miliardi. Quindi, per fare un conto completo dobbiamo aggiungere agli 85 miliardi almeno questi altri 8, che vanno però interamente all’illegalità, interamente alla criminalità. Quindi, c’è un grandissimo affare almeno pari a quello dello Stato, che viene messo a segno dalla criminalità.

D. – Chi è oggi il giocatore d’azzardo?

R. – Metà della popolazione italiana gioca, e quindi è difficile stimare un profilo. Diciamo che vi è una minore incidenza della fascia intermedia: tra i 40 e i 55 anni sono di meno, perché il numero degli occupati, di coloro che hanno un impiego, è superiore rispetto alle fasce inferiori o superiori, cioè, quelli sotto i 40 anni e sopra i 55. Ma giocano, in egual misura, uomini e donne. Giocano molto gli anziani e giocano anche molto i giovani. Quindi, è stata inquadrata un’intera popolazione a questo consumo che non è soltanto quantificabile in denaro, e abbiamo visto i numeri, e abbiamo anche quantificato in tempo di vita, perché per spendere questi soldi occorrono alcuni milioni di ore di lavoro, di giornate di lavoro… Anzi, noi abbiamo quantificato che occorrono 70 milioni di giornate lavorative per spendere questi soldi. Quindi, è una sottrazione di denaro ma anche di tempo di vita e di significati del tempo di vita.

D. – Per quante persone si può parlare di una vera e propria malattia da gioco d’azzardo?

R. – Il termine malattia va visto in due accezioni: c’è un profilo di sofferenza psichica e c’è un profilo di sofferenza relazionale. Quelli che si trovano in un regime acuto di sofferenza psichica, sono ovviamente una minoranza, ma una minoranza consistente: non meno di un milione di persone. Ma quelli che sono in uno stato di sofferenza relazionale, cioè che vedono la quotidianità della loro vita peggiorare, peggiorare anche nelle relazioni tra le persone e nella loro quotidianità, sono molti, molti di più: possiamo parlare di almeno cinque-sei milioni di persone per le quali il gioco eccessivo determina se non una sofferenza psichica, comunque un disagio esistenziale, relazionale, intrafamiliare molto acuto che, secondo me, andrebbe misurato e considerato esattamente come le sofferenze psichiche.