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Il card. Sandri sui Santi Cirillo e Metodio: due evangelizzatori al servizio dell'unità

Il Vangelo e la sua testimonianza sono generatori inesauribili di civiltà e di cultura, è necessario seguire l’esempio di chi ha dedicato la sua vita per  questo annuncio. Così in sintesi il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, alla presentazione degli atti del Convegno  “I Santi Cirillo e Metodio tra i popoli slavi. 1150 anni dall’inizio della missione”, ospitata dall’ambasciata slovacca presso la Santa Sede. Il servizio di Cecilia Seppia:

Un percorso di studio importante, impegnativo ma affascinante, iniziato nel febbraio del 2013 e durato più di un anno, che ha evidenziato la complessità di due figure come i santi Cirillo e Metodio e anche la profonda unità di tutte le dimensioni della loro instancabile opera evangelizzatrice che si protrae ormai da 1150 anni ma che è riuscita ad adattarsi ai tempi e ai grandi mutamenti sociali.

Il cardinale Sandri muove da qui per ricordare questi due “ferventi apostoli degli slavi” che hanno avuto tra l’altro il grande merito di incarnare il Vangelo nella peculiare tradizione dei popoli che incontravano. Anzi,  spiega il porporato, molte culture slave devono il proprio inizio o il proprio sviluppo all’opera dei fratelli di Salonicco: a loro si deve pure la geniale creazione di un alfabeto per la lingua slava ma soprattutto “quell’essere riusciti ad unire le varie liturgie della Chiesa in un’unica sinfonia, un coro armonioso sostenuto dalle voci di sterminate moltitudini di uomini eppure perfetto nel suo insieme” – come si legge nell’enciclica Slavorum Apostoli di San Giovanni Paolo II. Caratteristiche, valori, capacità che devono oggi costituire un impegno preciso nella formazione accademica e nell’azione pastorale, volte a generare e suggellare civiltà e culture.

Il cardinale Sandri si sofferma poi sulla dimensione ecumenica della vita e del messaggio di questi Santi, considerati “esempi di vita e di apostolato” sia dagli ortodossi, sia dai cattolici e anche da tutte quelle comunità ecclesiali nate dalla Riforma. Da qui il ricordo di recenti, storici, gesti compiuti da Papa Francesco proprio nel solco della ricerca di questa unità nella diversità: l’abbraccio in Terra Santa con il “fratello” Bartolomeo di Costantinopoli, l’invocazione per la pace nei Giardini Vaticani con i presidenti israeliano e palestinese, Peres e Abbas.

“Io sono certo – ha detto il porporato – che i fratelli di Salonicco si rallegrano per questo e continueranno a intercedere per il dialogo ecumenico”. Un’eredità immensa la loro, che oggi – ribadisce il cardinale Sandri – spetta alle Chiese Orientali Cattoliche, che hanno il compito di promuovere appunto l’unità tra tutti i cristiani, “non uniformità e omologazione, ma varietà che manifesta unità: esse infatti sono le continuatrici autentiche dell’opera di Cirillo e Metodio, portatrici di un proprio patrimonio, ma sempre in comunione col Successore di Pietro”. Infine, uno sguardo all’Europa della quale i due Santi sono venerati come Compatroni e l’auspicio che in tempi di crisi e guerre e separazioni, Il Vecchio continente, dall’Atlantico agli Urali, possa continuare a respirare a due polmoni senza paura di riscoprire le sue radici cristiane. 

11/06/2014