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Nuovi sbarchi in Sicilia. Sindaco di P. Empedocle: non lasciateci soli

Nuovi sbarchi di immigrati sulle coste siciliane - ANSA

Un centinaio di migranti sono stati salvati, nelle ultime ore, nel Canale di Sicilia da un mercantile autorizzato dalla Guardia costiera. L'imbarcazione è arrivata in mattinata a Porto Empedocle. Intanto, i comuni, soprattutto i siciliani, chiedono che a breve siano stanziate le risorse per assistere il flusso di chi parte dal Nord Africa. Per il sottosegretario Gozi è scandaloso l’isolamento dell’Italia nel Mediterraneo. Il servizio di Alessandro Guarasci:

Arrestato l’ennesimo scafista. Trent’anni, ha condotto in Italia immigrati dall'Eritrea, Bangladesh e Siria. La polizia di Ragusa lo ha fermato nella nottata ed è accusato di aver pilotato l'imbarcazione dei 311 migranti, sbarcati a Pozzallo mercoledi. Ormai le informazioni su questi "viaggi della speranza" viaggiano anche sui social network. I migranti siriani hanno creato un gruppo su Facebook per avere notizie sulle traversate del Canale di Sicilia.

Intanto le istituzioni continuano a ragionare su come mettere a punto l’accoglienza. Il ministro per gli Affari Regionali Lanzetta assicura che le regioni non saranno lasciate sole. Per giovedi prossimo la Conferenza governo-regioni-comuni dovrebbe avere il quadro chiaro sulle necessità degli enti locali per fronteggiare il flusso di immigrati. Abbiamo sentito il sindaco di Porto Empedocle, Lillo Firetto, che sabato scorso aveva parlato di una situazione al collasso:

R. - Io vedo che c’è un interesse ad un’azione congiunta da parte del ministero, certamente della presidenza del Consiglio e anche di interlocuzione con l’Anci: con l’Anci nazionale, con l’Anci Sicilia, e questo è sintomo di un’attenzione che è venuta fuori anche dopo il grido d’allarme che i tanti sindaci hanno lanciato, tanti sindaci di quelli che si trovano a gestire la prima front-line del flusso migratorio. Qui però ancora il dato di fatto è che i comuni non hanno un supporto dal punto di vista finanziario, nella gestione di queste emergenze. C'è poi un problema ancora più complessivo che non si può non denunciare, e cioè: serve una politica internazionale sui flussi migratori che non può non passare da organismi sovrannazionali – Onu, Ue – e questa va svolta certamente in un rapporto dialogante con i governi di provenienza.

D. – Ma mancano comunque delle strutture di collegamento a livello regionale? Perché attualmente questa non è più un’emergenza: sapevamo quello che sarebbe successo, anche perché ormai sono diversi anni che questo avviene …

R. – Sono diversi anni … adesso i flussi hanno un’incisività, anche in termini di numeri, anche più robusta. Il punto di snodo, cioè l’ago della bilancia, non è più Lampedusa: per fortuna, devo dire, per l’isola di Lampedusa, perché era vivere una condizione disastrosissima, come noi sappiamo. Adesso è un problema che giunge fin qui, nelle coste siciliane … E però, vedo che tutto questo viene affrontato ancora con lacune sul piano della logistica: io ho una tensostruttura che sarebbe dovuta fungere da centro di identificazione; in questo momento viene utilizzata, però formalmente, ufficialmente non è aperta. Quindi, è una di quelle contraddizioni in termini …

D. – Lei che cosa si aspetta dalla riunione della prossima settimana tra Comuni, Regioni e governo?

R. – Intanto, vediamo questa di domani pomeriggio, che è stata convocata dal ministero con i prefetti siciliani e i sindaci che sono lì, a gestire il fenomeno di queste ore. Poi, quando io dico: “Non lasciateci soli”, lo dico con cognizione di causa. Continuo a dire che il Mediterraneo non è assolutamente il confine della provincia di Agrigento, né quello della Sicilia, ma è un confine europeo del quale tutti dobbiamo farci carico. Lasciare la croce sulle spalle dei siciliani o, peggio ancora, ad una comunità locale che deve prendere i denari dal suo bilancio per far fronte a misure a volte minimali, io credo che non stia né in cielo né in terra!