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Ucraina. Kiev prova a riprendersi l'est del Paese

Ucraina. Miliziani a Lugansk

Ancora in primo piano la crisi in Ucraina dove, a tre giorni dalla scadenza dell'ultimatum del colosso russo Gazprom, di tagliare le forniture all’Ucraina e quindi quelle all'Europa, ennesimo nulla di fatto nelle trattative bilaterali tra Mosca e Kiev sul gas. Mosca afferma di  non ha ricevuto risposte "appropriate" alle sue "più che flessibili proposte" e il premier ucraino ha comunicato che è necessario prepararsi alla sospensione della fornitura da lunedì prossimo.

Sul terreno, intanto, Kiev prova lentamente a riprendere il controllo dell’est del Paese passato ai separatisti filorussi. Violenti combattimenti con una quarantina di morti si sono registrati a Mariupol, tornata nelle mani di Kiev, a Donestk e a Sverdlovsk. In questo scenario la prospettiva dei negoziati per una soluzione della crisi sembra allo stallo, nonostante il colloquio telefonico tra Poroshenko e Putin. Lo spiega al microfono di Gabriella Ceraso, Matteo Tacconi, coordinatore dell’agenzia Rassegna.est:

R. – Ci si muove a livello negoziale, perché probabilmente è nell’interesse di entrambe le parti raggiungere un compromesso. L’Ucraina non può permettersi che il Paese sia ancor più spaccato di quanto già non lo sia e, dall’altro, per i russi sarebbe disastroso se il loro coinvolgimento nella ribellione dell’est diventasse formale e se un pezzo dei ribelli iniziasse ad agire di testa propria. Quindi, ovviamente si cerca di negoziare. Poi, però, proprio in vista di questo negoziato ognuna delle parti sta cercando di conquistare sempre più punti sul campo per avere probabilmente più potere negoziale, con il rischio che tutta sfugga di mano. La mia impressione è che si sia arrivati a un punto tale che tornare indietro sta diventando davvero molto difficile.

D. – Il Consiglio di sicurezza con un intervento eventualmente avrebbe qualche peso in questo momento o no?

R. – I russi hanno depositato una nuova bozza di risoluzione in cui auspicano che le Nazioni Unite siano maggiormente coinvolte nel tentativo di rompere lo stallo. Il problema è che le Nazioni Unite deliberano sulla base delle decisioni del Consiglio di sicurezza e dove ci sono i russi c’è anche un potere di veto. La quadratura del cerchio va trovata prima, a livello bilaterale.

D. – La questione del gas, che continua a essere rimandata, in questo momento quanto sta influendo a favore della Russia?

R. – Fa parte ovviamente del gioco dei negoziati. Sotto certi aspetti, può essere anche vista come una cosa incoraggiante. I russi avevano minacciato Kiev di interrompere le forniture nel caso in cui Kiev non avesse onorato il vasto debito e non lo hanno fatto ancora. Quindi, da un lato vogliono continuare a offrire una garanzia energetica all’Occidente e, dall’altro, il fatto di tergiversare forse riflette l’ambizione, ma più che l’ambizione la necessità di arrivare anche a una tregua in Ucraina. Detto questo, la situazione in Ucraina è stata talmente grave, talmente esasperata negli ultimi mesi che sarà veramente difficile ricostruire il Paese e garantirne la tenuta, tanto più che era già abbastanza fragile: non dobbiamo aver paura di dire che l’Ucraina da certi punti di vista è anche un po’ uno Stato fallito, purtroppo.

D. – Quindi - diciamo - ce la lasceremo alle spalle, mentre già avanzano nuovi focolai in altre parti del mondo: sto pensando, per esempio, all’Iraq, che già sta lasciando un pochino attutire la questione ucraina…

R. – Questo è vero. Dall’altro lato, se si guarda un po’ al lungo periodo, l’Ucraina non è mai stato un Paese unito, un Paese funzionante: è un Paese dove dominano le oligarchie, è un Paese attraversato da faglie che, di volta in volta, in base alla situazione politica si allargano. Al di là del fronte dell’est, bisognerà capire che tipo di Paese potrà nascere. Il punto della discussione ruota un po’ intorno anche all’assetto istituzionale. I russi vogliono una federalizzazione, Kiev propone un decentramento, ma non la riforma federale della Costituzione. E’ un gioco molto duro e bisognerà capire come potrà evolvere. Non esclude che tutto rimanga mobile… Anche nella testa della gente – al di là dei grandi giochi geopolitici – non sarà facile ricomporre le fratture e sanare le ferite. Questo è evidente.