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La preoccupazione del Papa per le violenze jihadiste in Iraq

Militanti sciiti in difesa di Baghdad - AP

Papa Francesco “segue costantemente gli sviluppi della situazione in Iraq ed è vicino alla sofferenza di quelle popolazioni”. Lo ribadisce la Nunziatura apostolica nel Paese del Golfo, mentre sul terreno si aggrava il conflitto. L’Onu parla di esecuzioni sommarie, il presidente Usa Obama, esclude per ora l’invio di mezzi, e ipotizza strategie per fronteggiare l’avanzata dei gruppi jihadisti. Massimiliano Menichetti:

Un’avanzata in Iraq, per ora, inarrestabile quella dei ribelli sunniti del cosiddetto Stato islamico dell'Iraq e del Levante, che continuano a conquistare posizioni nel nord del Paese. L’esercito sembra impotente, secondo l’Onu centinaia di persone sono morte, anche in esecuzioni sommarie. Il governo dello sciita Nouri al Maliki sta cercando di studiare un piano per proteggere Baghdad, obiettivo finale dichiarato dai terroristi, che già hanno preso diverse città tra cui Mosul. Per ora il presidente statunitense, Obama, esclude l’invio di militari sul campo, ma parla di strategie allo studio per fronteggiare l’offensiva dei jihadisti Isis. La Gran Bretagna invece potrebbe inviare unità delle forze speciali per sostenere il governo. Massima l’attenzione della Comunità internazionale che segue con preoccupazione l’avanzata qaedista che potrebbe creare una vasta zona in cui operare contro i moderati islamici e contro l’Occidente. Intanto è drammatica la situazione umanitaria: 500mila persone sono in fuga dall’area di Mosul, 40 mila hanno abbandonato Tikrit e Samarra.