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Pubblicati i racconti dei martiri che fondarono la Chiesa di Aquileia

Aquileia

E’ stato presentato di recente a Udine il secondo volume del libro “Le Passioni dei martiri aquileiesi e istriani”, un’opera curata da Emanuela Colombi, ricercatrice di Storia del cristianesimo all’Università di Udine, e pubblicata dall’ Istituto Pio Paschini di cui è direttore Cesare Scalon. Si completa così la raccolta delle “Passiones” medioevali dei santi di culto o di origine del Patriarcato di Aquileia e dell’Istria, con incursioni in Pannonia e Dalmazia, che trattano personaggi e fatti risalenti a molti secoli prima. Tra loro anche quattro figure femminili che, secondo i testi esaminati, sarebbero vissute al tempo di Nerone. Per saperne di più Adriana Masotti ha intervistato la stessa Colombi:

R. – Sono tutti testi, questi – diciamo – extraterritorio, nel senso stretto, che hanno legami con Aquileia: nel senso che proprio nel testo, la vita del martire stesso passa da un luogo all’altro, quindi va da Aquileia verso la Dalmazia oppure viceversa, e riflettono periodi in cui c’era un legame concreto, anche commerciale, culturale e religioso più stretto tra Aquileia e le regioni limitrofe. Del resto scegliere di fare una indagine di agiografia regionale su un arco di secoli vasto, perché qui andiamo - come datazione dei testi - dal VI fino anche al XIV secolo, vuol dire seguire la storia del Patriarcato, con dei confini anche mobili.

D. – Testi che raccontano, però, vicende accadute in precedenza e quindi prima di Costantino, perché poi con Costantino le persecuzioni sono terminate. E qui comincia il grosso problema dell’affidabilità di questi scritti, che ci lascia forse delusi in qualche modo…

R. – In qualche modo sì, nel senso che per molti martiri il massimo cui si può arrivare è dire che c’è un culto molto antico. Ma riscontri storici … non sono così antichi i testi.

D. – Però ci sono anche alcune eccezioni: ad esempio quello che si racconta dei fratelli Canziani…

R. – Sì c’è sempre la necessità di far dialogare questi testi con le testimonianze archeologiche. In questo caso la possibilità che le reliquie che sono state trovate a San Canziano d’Isonzo fossero effettivamente molto antiche e legate da fattori genetici proprio di parentela ecc…, obiettivamente c’è una coincidenza con un testo che sembra essere tra più antichi dell’area e con altre testimonianze, anche monumentali, antichissime.

D. – Forse val la pena nominare qualche altro martire del Patriarcato…

R. – Forse i più celebri sono Ermagora, con il suo diacono Fortunato, perché il prologo di questa passione e quello che ricorda la fondazione marciana della Chiesa aquileiese. Anche questa sensazione e tradizione di un legame continuato tra la storia di Ermagora e la fondazione marciana della Chiesa aquileiese, - ahimè! – l’abbiamo dovuta interrompere, perché sicuramente c’è una cesura tra il prologo con la fondazione marciana e il racconto del martire stesso.

D. – Fondazione marciana che vuol dire dovuta a San Marco...

R. – Sì, si!

D. – E tra i martiri c’è anche San Giusto, che è il patrono di Trieste?

R. – Sì. E anche questa dovrebbe essere una delle passioni più antiche. Diciamo che c’è un corpo di “Passiones” di cui fanno parte Ermagora e Fortunato, Ilario e Taziano e anche Giusto di Trieste e altre passioni istriane che hanno testimonianze in manoscritti dell’inizio del IX secolo.

D. – Alla presentazione, ad Udine, c’era anche l’arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, che ha detto che è una miniera, una miniera preziosa, l’opera compiuta. Che testimonianza dà tutta questa ricerca?

R. – Diciamo che il messaggio, dal punto di vista della testimonianza religiosa, coincide – a mio avviso – con lo stesso motivo scientifico che ci ha spinto poi ad organizzare questa raccolta di testi: siamo andati a guardarci tutti i manoscritti che testimoniavano le passioni di questi santi; abbiamo confrontato tutte le varianti tra un manoscritto e l’altro; abbiamo cercato così di arrivare al testo originale. Questo tentativo è quello che noi volevamo donare a tutti: per cui questa miniera che si apre parte da quello che per noi è stato anche un lavoro di servizio alla comunità, che è stato proprio quello di cercare di stabilire i testi giusti. Quindi qualsiasi indagine successiva - e a maggior ragione quella religiosa - per questi santi, adesso può partire col piede giusto. E’ questo  il senso del nostro lavoro e di quello che poi può diventare nella mani degli altri cui lo consegniamo.