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Riforma della Pa, sindacati scettici

Il segretario della Cisl Bonanni critica la riforma della Pa - ANSA

I sindacati sono freddi sulla riforma della pubblica amministrazione varata ieri dal Consiglio dei ministri. Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, non “c’è un disegno compiuto”, “rimangono in piedi le questioni legate agli appalti”. Il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, risponde che “non è responsabile fare opposizione”. Tra le novità della riforma, lo sblocco parziale del "turn over", che potrebbe portare all’assunzione di 15 mila giovani. il servizio di Alessandro Guarasci:

Per Bonanni, non c’è una vera lotta alla corruzione, un male che da anni si è incuneato nella pubblica amministrazione. Diverso il ragionamento sui prepensionamenti perché, dice il leader della Cisl, i “giovani sono importanti, ma bisogna avere contezza dei numeri e quali professionalità servono”. Capisaldi della riforma sono lo sblocco progressivo del turn over, che potrebbe portare a 15 mila assunzioni, mobilità obbligatoria entro i 50 chilometri per i dipendenti, premio equivalente al 15% dello stipendio per i dirigenti che rendono di più. Il ministro del Lavoro, Poletti, afferma che non ci sono motivi per dire no alla mobilità e che bisogna far "dimagrire" il pachiderma della pubblica amministrazione. Sull’impianto complessivo della riforma, abbiamo sentito il giurista esperto di economia, Nunzio Bevilacqua:

R. – Sicuramente, ci sono varie misure che vanno nella direzione giusta. A oggi, si dovrebbero accendere i motori della cosiddetta staffetta generazione, con l’abolizione dell’istituto del trattenimento in servizio dei dipendenti che hanno superato il limite per il pensionamento e che - secondo alcune stime, ancora ovviamente da verificare sul campo - dovrebbe liberare di qui al 2018 circa 15 mila posti di lavoro. Questa operazione di cosiddetto ringiovanimento dell’organico pubblico, benché si debba comunque scontrare con la realtà concreta della Pubblica amministrazione, che già in passato ha ibernato molte valide iniziative, ha degli ottimi requisiti e un ottimo incipit e credo che, comunque, se non vi sono delle situazioni veramente di sistema può andare nella direzione giusta.

D. – Insomma, stiamo andando incontro davvero ad una Pubblica Amministrazione più mobile - facendo riferimento alla possibilità dei trasferimenti – e soprattutto più giovane e che abbia più stimoli?

R. – C’è una necessità comunque di aumentare la percentuale dei dipendenti pubblici di età più giovane. Certo, il principio che contraddistingue sempre la Pubblica amministrazione è l’efficienza e soprattutto la qualità dell’organico, anche se credo che oggi si possa trovare una buona qualità di organico anche nelle classi più giovanili.

D. – Nella riforma c’è anche un meccanismo di premialità per i dirigenti: sapremo davvero collegare anche in Italia qualità dell’attività lavorativa e retribuzione?

R. – Se si vuol guardare con ragionevole speranza al futuro, non ci si può dimenticare del basilare apporto e della responsabilità delle dirigenza pubblica nel piano di riorganizzazione dello stesso assetto pubblico. Solo una maggiore stabilità però dei dirigenti pubblici potrà evitare quello che ritengo un rischio di fuga unidirezionale verso il privato e solo dei migliori. Dunque, se certamente positivo in un periodo di emergenza economica come è quella attuale – tetti stipendiali – anche delle premialità per la migliore efficienza e quindi l’utilizzo di seri coefficienti di rendimento, non si comprende d’altro canto una tendenza a una precarizzazione di una classe, quella dirigente, senza la quale non è possibile alcun sogno di efficiente gestione.