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Maturità: Quasimodo, riqualificazione delle periferie, dono

maturità - ANSA

Tra le tracce della prima prova agli esami di maturità, una poesia di Salvatore Quasimodo - Nobel per la Letteratura nel 1959 - tratta dalla raccolta "Ed è subito sera". Ci sono i temi della "nostalgia, la memoria, il rimpianto, in una densità di classicità. Temo purtroppo che i più l'avranno affrontata con un po' di rischio, giacché spesso si arriva a studiare, dei poeti del Novecento, quasi esclusivamente la triade Ungaretti, Saba, Montale", commenta il critico de Il Messaggero, Renato Minore. 

Il cosiddetto tema d'attualità ha richiesto agli studenti di riflettere sulle periferie urbane a partire da un articolo dell'architetto Renzo Piano "Il rammendo delle periferie” (Sole24Ore, gennaio 2014). Le periferie - luoghi peraltro così a cuore a Papa Francesco - sono territori che il senatore a vita definisce ‘grandi deserti affettivi’, da ricucire e fertilizzare con delle strutture pubbliche, da fecondare in modo che diventino "luoghi per la gente, dei punti di incontro, dove si condividono i valori, dove si celebra un rito che si chiama urbanità". Con noi l’arch. Francesco Garofalo - ordinario di Progettazione all’Università di Chieti- Pescara, artefice di due chiese nella periferia romana e nel 2008 Curatore del Padiglione Italiano alla Biennale di Venezia - e l'arch. Luca D'Eusebio - ricercatore sugli orti e i giardini condivisi a Roma - che ha approfondito l'aspetto dei processi partecipativi, di coinvolgimento degli abitanti nell'autocostruzione. 

Per il saggio breve il Ministero ha scelto il tema del dono. Tra i materiali offerti ai maturandi, un contributo del Priore Enzo Bianchi. "Sono contento che sia stato scelto un tema come questo sul quale c'è talmente tanta quantità di materiali che troppo spesso è stato considerato una faccenda esclusivamente religiosa. Dietro, invece, si nasconde una antropologia straordinaria", commenta il prof. Luigino Bruni, tra gli ideatori del progetto Economia di Comunione del Movimento dei Focolari. "C'è una forte ambivalenza linguistica dietro la parola 'dono' - precisa - per esempio 'gift' in inglese vuol dire 'dono', in tedesco 'veleno'. Ecco, bisogna togliere il veleno dal dono, e questo è possibile solo con la gratuità". 

 


(Antonella Palermo)