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Papa Francesco \ Udienza Generale e Angelus

Papa: il cristiano appartiene alla Chiesa. Nessuno è battitore libero

Papa all'udienza : nessuno diventa cristiano da sè

25/06/2014

Essere cristiano significa appartenere alla Chiesa, “una grande famiglia” nella quale “grazie ai fratelli e insieme ai fratelli incontriamo Cristo”. E’ una tentazione pericolosa pensare di salvarci da soli, di essere “cristiani di laboratorio”. Questo il cuore della seconda catechesi che il Papa, in questo mercoledì piovoso a Roma, ha dedicato alla Chiesa all’udienza generale. Il servizio di Gabriella Ceraso:

Oltre trentamila fedeli sotto un cielo plumbeo e improvvisi scrosci di pioggia hanno assistito all’udienza del Papa in Piazza San Pietro. Altri, gli ammalati, l’hanno seguita dall’aula Paolo VI. E’ l’ultima, prima della pausa di luglio, ed è incentrata sull’importanza per il cristiano di appartenere ad un popolo, la Chiesa. Un concetto che il Papa fissa subito con un immagine incisiva, su cui torna più volte:

“Non siamo isolati e non siamo cristiani a titolo individuale, ognuno per conto proprio, no: la nostra identità cristiana è appartenenza! Siamo cristiani perché noi apparteniamo alla Chiesa. È come un cognome: se il nome è “sono cristiano”, il cognome è “appartengo alla Chiesa”.

Un’appartenenza che, “è bello notare”, prosegue Francesco è espressa nel nome stesso di Dio, che a Mosè, si definisce come Dio dei Padri - di Abramo, Isacco, Giacobbe - e ci chiama a entrare in questa relazione, che, dunque, ci precede e che ci viene trasmessa:

“Nessuno diventa cristiano da sé. Non si fanno cristiani in laboratorio. Il cristiano è parte di un popolo che viene da lontano”.

E questo popolo, si chiama Chiesa:

“Se noi crediamo, se sappiamo pregare, se conosciamo il Signore e possiamo ascoltare la sua Parola, se lo sentiamo vicino e lo riconosciamo nei fratelli, è perché altri, prima di noi, hanno vissuto la fede e poi ce l’hanno trasmessa, la fede l’abbiamo ricevuta dai nostri padri, dai nostri antenati, e loro ce l’hanno insegnata”.

Possono essere i genitori che chiedono per noi il Battesimo, i nonni che ci insegnano a fare il segno della croce, un parroco o una suora che ci trasmette le fede. Questa è la Chiesa, "una famiglia nella quale si viene accolti”, “grazie e insieme alla quale”, sottolinea il Papa, ”si impara a vivere da credenti”. Non esiste quindi il “fai da te nella Chiesa” come non esistono, aggiunge Francesco, “battitori liberi”:

“Talvolta capita di sentire qualcuno dire: “Io credo in Dio, credo in Gesù, ma la Chiesa non m’interessa…”.  Quante volte abbiamo sentito questo? E questo non va. C’è chi ritiene di poter avere un rapporto personale, diretto, immediato con Gesù Cristo al di fuori della comunione e della mediazione della Chiesa. Sono tentazioni pericolose e dannose. Sono, come diceva il grande Paolo VI, dicotomie assurde”

 E’ vero che "camminare insieme è impegnativo" e a volte faticoso, osserva Francesco, ma “è nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle, con i loro doni e i loro limiti, che il Signore ci viene incontro e si fa riconoscere. E questo significa appartenere alla Chiesa”. Da qui l’invocazione finale alla piazza:

“Cari amici, chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, la grazia di non cadere mai nella tentazione di pensare di poter fare a meno degli altri, di poter fare a meno della Chiesa, di poterci salvare da soli, di essere cristiani di laboratorio. Al contrario, non si può amare Dio senza amare i fratelli, non si può amare Dio fuori della Chiesa; non si può essere in comunione con Dio senza esserlo con nella Chiesa e non possiamo essere buoni cristiani se non insieme a tutti coloro che cercano di seguire il Signore Gesù, come un unico popolo, un unico corpo e questo è la Chiesa. Grazie”.

25/06/2014