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Vescovi francesi sul caso Lambert: "Atto grave procurare la morte"

Francia: importante presa di posizione dei vescovi sul caso Lambert contro l'eutanasia - EPA

“Vincent Lambert non è in fin di vita” e “fintanto che la persona non è in fin di vita e che la sua alimentazione e la sua idratazione sono più utili che dannosi per lui, il fatto di fermarli diventa un atto grave in quanto condurrà inevitabilmente e deliberatamente alla sua morte”. Importante presa di posizione quella ribadita da mons. Michel Aupetit, vescovo di Nanterre, medico e membro del Consiglio famiglia e società della Conferenza episcopale francese, in merito alla decisione del Consiglio di Stato di fermare il trattamento di alimentazione e idratazione su Vincent Lambert. Decisione che per il momento è stata sospesa dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo.

In una riflessione pubblicata sul sito della Conferenza episcopale francese, il vescovo Aupetit afferma: “Bisogna tenere conto che il caso di Vincent Lambert è un caso particolare sul quale è difficile legiferare. Ci sono 1.500 persone nel suo stesso stato. Ciò che si deciderà per lui, potrà avere un impatto anche su questi altri pazienti? Si è voluto lasciare ai giudici la decisione finale. Ora se ai giudici spetta il compito di dire ciò che afferma il diritto, essi però non hanno autorità per definire ciò che è bene o male”.

“La Chiesa - prosegue il vescovo - portatrice di vita e di dignità, ritiene che un paziente in stato vegetativo permanente sia una persona, con la sua dignità fondamentale alla quale si devono procurare cure ordinarie e proporzionate che comprendono, in linea generale, anche la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali”.

Si esprime sul caso anche mons. Marc Aillet, vescovo di Bayonne, Lescar et Oloron: “È la nostra società - scrive in un comunicato - ad essere in uno stato semi-relazionale e non le persone come Vincent Lambert che attendono al contrario un sussulto di amore. Mi rivolgo ai medici, agli operatori sanitari e a tutti coloro che fanno parte di questa catena di solidarietà che ci lega gli uni agli altri, soprattutto alla fine della nostra esistenza. Siate testimoni della vita, considerate attentamente i limiti dell’accanimento terapeutico e procedete alla somministrazione delle cure palliative. La questione della morte non si risolve con la morte, ma con la vita!”. (R.P.)