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Sviluppata in Italia una app per aiutare i bimbi autistici

Sviluppata una app per i bambini autistici

Un’applicazione per aiutare i bambini autistici a superare problemi cognitivi e motori. E’ il Fifth Element Project, l’invenzione di quattro giovani ingegneri informatici. Il bambino, giocando a casa con l’applicazione, svolge degli esercizi che vengono registrati da una telecamera. In questo modo il terapista può controllare in tempo reale il paziente. Questa nuova tecnologia è scaricabile gratuitamente e ha già vinto il premio Image Cup di Microsoft. Maria Gabriella Lanza ha intervistato l’ingegnere informatico Matteo Valoriani, uno degli inventori.

R. – Siamo partiti lavorando con i bambini autistici. Il tipo di applicazione, in realtà, è pensato per adattarsi a molti altri contesti terapeutici: sia con i bambini che hanno disabilità principalmente motorie e relazionali, ma anche, in un senso molto più ampio, con tutte quelle che sono le disabilità cognitive della fase di apprendimento e di crescita di un bambino.

D. – Come funziona in concreto questa applicazione?

R. – L’applicazione funziona con la macchina Kinect per Xbox e permette di tracciare le persone. Il paziente è davanti ad uno schermo, senza nessun oggetto fisico addosso e viene proiettato direttamente in questo mondo virtuale. Poi, ci sono tutta una serie di esercizi, che cercano di andare a stimolare gli aspetti che sono stati scelti con i terapisti.

D. – Quali effetti positivi avete riscontrato nei bambini?

R. – Ci sono effetti positivi sotto vari aspetti, e uno di questi è l’attenzione: rimanere concentrati su un obiettivo che viene dato; un altro aspetto beneficio, riscontrato nei bambini, è quello motorio e poi, l’aspetto relazionale e sociale. Abbiamo visto, infatti, che questi bambini, effettivamente, hanno più facilità nel creare legami e una comunicazione sia verbale che non verbale con altre persone. L’idea è che sia un’applicazione il più possibile sostenibile sia dal punto di vista sociale che economico, lavorando spesso con famiglie che hanno già grandi spese. L’applicazione ora è gratuita.

D. – I bambini non svolgono questi esercizi da soli, ma sono seguiti in tempo reale da dei terapisti...

R. – Sì, l’idea è questa: da una parte combinare l’esperienza di gioco e dall’altra portare l’attività terapeutica direttamente a casa. Per fare questo abbiamo creato un sistema basato sul "crowd computing" che permette in tempo reale di mettere in comunicazione un terapista con la famiglia, quando è a casa. Il terapista vede quello che sta facendo il bambino, osserva lo schermo del bambino e anche tutte le informazioni relative al movimento. Aiuta, quindi, a capire se l’esercizio viene fatto in modo corretto. Queste informazioni vengono trasmesse in tempo reale per cercare di collegare le famiglie che, ad esempio, dalla Sicilia vengono a Milano per fare terapia per due o tre settimane, ma poi non rincontrano fisicamente il terapista per sei mesi. Noi cerchiamo di superare questo gap. Ora stiamo iniziando a lavorare non solo con i bambini, ma anche con altri tipi di disabili: in particolare con gli anziani, che hanno Alzheimer e Parkinson, e, in generale, con chi ha avuto traumi dovuti ad incidenti, quindi nella riabilitazione post traumatica, come nel caso di un ictus. Partendo dai bambini, stiamo cercando di ampliare gli ambiti in cui la tecnologia può essere utilizzata.