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Usa: sentenza della Corte Suprema in difesa della libertà religiosa

Sentenza della Corte Suprema Usa in difesa della libertà religiosa

Negli Usa, la catena di negozi "Hobby Lobby" non dovrà fornire ai suoi dipendenti contraccettivi gratuiti o la pillola del giorno dopo, come previsto dall'Obamacare, la riforma sanitaria voluta dalla Casa Bianca. Lo ha stabilito la Corte Suprema Usa accogliendo il ricorso presentato dal gruppo che aveva invocato l'obiezione di coscienza per motivi religiosi. La Corte ha deciso con cinque voti contro quattro. Il verdetto si applica solo a datori di lavoro come "Hobby Lobby", società controllata da una sola famiglia le cui convinzioni religiose sono profonde. Debora Donnini ha chiesto un commento a Paolo Mastrolilli, corrispondente da New York de "La Stampa":

R. – La riforma sanitaria di Obama prevedeva che tutti quanti i datori di lavoro dovevano pagare ai loro dipendenti la contraccezione attraverso le assicurazioni sanitarie. Su questo provvedimento si sono sollevate critiche, in particolare, naturalmente, da parte delle organizzazioni e delle istituzioni religiose, che accusavano questo provvedimento di violare i loro principi e quindi la loro libertà di religione. L’amministrazione Obama aveva risposto a queste critiche offrendo un’eccezione: cioè, le istituzioni religiose potevano non pagare questi contraccettivi e anche le organizzazioni non profit legate alle organizzazioni religiose. Questa è un’eccezione che ha offerto la Casa Bianca che non risponde necessariamente alle aspettative delle organizzazioni incluse. Ma ora si è aperto un altro fronte, cioè quello delle aziende private: aziende private che sostengono di essere gestite sulla base di principi cristiani e che quindi ritengono che questo mandato che le obbliga a pagare i contraccettivi ai loro dipendenti viola la loro libertà di religione. La Corte Suprema ha riconosciuto che anche le aziende private hanno quindi il diritto di essere protette rispetto a questo problema e hanno il diritto di non pagare i contraccettivi perché farlo violerebbe i loro principi religiosi e quindi la loro libertà di religione.

D. - Quindi, questa decisione della Corte Suprema in un certo senso va in direzione di una vittoria delle organizzazioni in difesa della vita?

R. – E’ certamente un riconoscimento da parte della Corte Suprema che le aziende private hanno il diritto di evocare i principi cristiani, sulla base dei quali sono gestite, per evitare di applicare questo aspetto della riforma. Significa, in sostanza, che la Corte Suprema ha riconosciuto le loro ragioni e ha detto che devono essere protette. Naturalmente questo caso riguarda nello specifico due aziende private e quindi toccherà questo genere di realtà: le compagnie private che sostengono di essere gestite sulla base di principi cristiani. Però, chiaramente, riconoscendo che la loro obiezione era valida, la Corte Suprema ha riconosciuto la validità di un argomento che era stato sollevato dalle organizzazioni, dalle aziende, dalle istituzioni, che si sono mobilitate in difesa della vita per evitare che questo aspetto della riforma sanitaria entrasse in vigore.