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Pastorale familiare: l'impegno della diocesi di Palermo per i divorziati

Accompagnamento pastorale per separati e divorziati non risposati

Si chiama “Santa Maria di Cana” ed è un percorso di accompagnamento pastorale per separati e divorziati non risposati né conviventi. Lo propone l’arcidiocesi di Palermo e a curarlo è l’Ufficio della pastorale familiare che, in questi anni, ha sviluppato un cammino volto alla riedificazione personale, al perdono e alla riscoperta degli impegni del Sacramento del Matrimonio. Al microfono di Tiziana Campisi, Maria Pia Campanella, referente del gruppo Santa Maria di Cana e autrice del volume “Il dono di sé”, manuale di accompagnamento spirituale per separati o divorziati, descrive questo cammino pastorale:

R. - Innanzitutto, il percorso prevede di accogliere la persona separata che resta sola perché molto disorientata e - ovviamente - molto ferita. Si tratta di un’accoglienza fraterna fatta da persone che vivono la stessa situazione.

D. - L’arcidiocesi di Palermo offre percorsi anche per i separati risposati. Ci può spiegare come distinguere meglio le diverse situazioni di fronte alle quali la Chiesa si trova oggi?

R. - Da poco tempo è iniziato il cammino per i divorziati e per i risposati. Praticamente, sia i documenti della Chiesa che il Direttorio della pastorale famigliare, hanno distinto le due situazioni in difficili e irregolari. La situazione difficile è vissuta dalla persona separata o anche divorziata che però vive da sola e non ha altre unioni. La situazione irregolare invece riguarda i divorziati che si risposano con il matrimonio civile, i ragazzi che convivono senza sposarsi e le coppie che non si sono mai sposate in Chiesa ma solo civilmente.

D. - Come si articola il cammino dei separati o divorziati soli?

R. - È un incontro di preghiera che prima di tutto ricostruisce l’identità di figlio di Dio. Se io non mi sento amato da Dio Padre, non saprò neanche proseguire sulla strada del perdono; questa è la seconda tappa. La terza tappa consiste nel far riemergere l’identità nuziale: se abbiamo fallito il progetto umano, rimane il progetto nuziale di Dio.

D. - Lei è referente del gruppo che nell’arcidiocesi di Palermo segue il percorso "Santa Maria di Cana". È una divorziata non risposata ed ha partecipato ad incontri con alcune diocesi e con persone che fanno il suo stesso cammino. Cosa può dirci di queste esperienze?

R. - Io cercavo aiuto nelle parrocchie, ho cominciato ad interessarmi nella parrocchia, poi in diocesi e ancora in tutta l’Italia. Ho partecipato a convegni ed ho cercato di leggere i documenti della Chiesa. Anche nelle altre diocesi ho trovato una lacuna su questo aspetto: per il separato che resta solo non c’era ancora qualcosa di definito, di valido. Devo dire che la cosa importante è lo scambio. Alla fine ho preso l’esempio dell’associazione francese "Communion de Notre-Dame de l’Alliance" che ha fatto un percorso proprio per le persone separate sole. Ogni anno prevedono un incontro internazionale con il rinnovo del sì al coniuge.

D. - Lei ha scritto il libro "Il dono di sé", presentato da mons. Salvatore di Cristina come il primo manuale di accompagnamento che affronta la tematica dei separati non risposati…

R. - Vorrei dire che questo è il primo libro - almeno allo stato attuale non mi risulta ce ne siano altri - scritto da una persona che vive la situazione.

D. - Il volume contiene anche un formulario per il rinnovo delle promesse matrimoniali…

R. - Ogni anno facciamo un ciclo di incontri bimensile che si conclude con un ritiro, dove nel corso della Messa, chi vuole - non si è obbligati - fa un rinnovo degli impegni del matrimonio. Questo rito è stato scritto da padre Pietro Sorci, docente ordinario di Liturgia a Palermo alla facoltà teologica. Lui ci ha consegnato questo rito che poi noi abbiamo passato ad altri. Questa nostra fedeltà a Dio la offriamo sì per la nostra famiglia, per il coniuge, ma anche per la Chiesa, per le famiglie unite, affinché possano restare tali, e per i sacerdoti, affinché non tradiscano la propria vocazione. Quindi, si tratta di quella famosa comunione dei santi che ci ricorda che siamo tutti chiamati alla comunione con il vincolo del Battesimo.

D. - C’è un esempio noto di separato non risposato che voi state prendendo a modello: è il servo di Dio Francesco Paolo Gravino Principe di Palagonia …

R. - Guarda caso è proprio di Palermo! Ci rivolgiamo a quest’uomo che dopo dieci anni di vita coniugale si è dovuto separare perché la moglie aveva una relazione con un altro principe. Ovviamente ha sofferto molto. Volle essere terziario francescano e dedicò il resto della sua vita ai mendicanti che venivano presi dalla strada per essere ricoverati in apposite strutture di accoglienza. Anticipando la Dottrina Sociale della Chiesa, a queste persone veniva anche data la dignità di un lavoro. Questo principe per noi è un esempio e ogni tanto siamo andati a pregare sulla sua tomba.