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Mons. Fisichella: i giovani ci aiutano a non invecchiare

Mons. Rino Fisichella

I giovani cattolici del Regno Unito stanno partecipando in questi giorni ad un Festival vocazionale a Birmingham. All’evento, che si conclude questa domenica e riunisce più di 400 ragazzi e ragazze, partecipa anche mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Philippa Hitchen lo ha intervistato chiedendogli innanzitutto l’importanza di questo incontro:

R. – Mi sembra molto importante, perché un’esperienza come questa è un’esperienza di grande amicizia. E’ un’esperienza nella quale i giovani si ritrovano insieme, si conoscono, vedono che hanno gli stessi problemi ma anche le stesse finalità e gli stessi obiettivi. E poi è importante, perché sono momenti di preghiera, sono momenti in cui, lontani dal chiasso, lontani dal rumore, lontani da tante distrazioni, possono pensare molto più seriamente alla propria vita. Nel momento in cui soprattutto i giovani guardano più da vicino alla loro vita e alla loro esperienza di fede e di amicizia, possono realmente dare un contributo molto forte al progresso di tutti noi.

D. – Abbiamo visto, in questi ultimi mesi, come Papa Francesco abbia introdotto un nuovo modo di rapportarsi ai giovani, un nuovo modo di evangelizzare i giovani. Secondo lei, questo ha avuto un effetto, un impatto notevole su quanti sentono la vocazione?

R. – Io credo di sì. Abbiamo sempre avuto un incremento di vocazioni con le Giornate mondiali della gioventù; ma abbiamo avuto un incremento di vocazioni dopo che in alcune parti del mondo ci sono stati dei gravi scandali che hanno toccato la vita della Chiesa. E adesso abbiamo anche un incremento di vocazioni per la presenza di un nuovo Papa che arriva al cuore di tutti, e soprattutto al cuore di tanti giovani che lo vedono come una presenza molto significativa nella loro vita. Noi speriamo: Papa Francesco è Papa da solo un anno e mezzo, ed è molto difficile poter verificare se a partire da questo ci sono delle vocazioni; però posso dirle che l’anno scorso, quando durante l’Anno della fede c’è stato l’incontro del Papa – il primo incontro di Papa Francesco – con tutti i giovani che si preparano alla vita religiosa, c’erano più di 5 mila giovani: bene, proprio qui, a Birmingham, in questi giorni, i responsabili dell’Invocation Festival, mi hanno detto che cinque giovani che erano presenti hanno scelto di seguire la vita religiosa. Io debbo dire, allora, che questa è già una prima risposta molto significativa alla sua domanda.

D. – Lei pensa che ad un festival come questo i giovani possano anche porre delle domande alla vocazione dei pastori, dei vescovi come lei, che sono lì come guida a questo evento?

R. – Assolutamente sì. Io mi auguro che questo avvenga, perché è reciproca la provocazione che noi facciamo. Noi facciamo una provocazione ai giovani perché riflettano seriamente sulla loro vita, perché non disperdano le forze della loro giovinezza in tante cose che non sono l’essenziale. Ma loro sono anche una provocazione per noi. Non dimentichiamo che noi dobbiamo imparare da loro un nuovo linguaggio, dobbiamo imparare anche dal loro entusiasmo. Tante volte, noi siamo stanchi, diventiamo vecchi prima del tempo: bene, loro ci ricordano che chi è cristiano, chi ha la vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa, deve rimanere giovane per sempre, fino alla fine della sua vita. E io credo che questi giovani ce lo dicano con il loro entusiasmo, ce lo dicano con le loro domande ma ce lo dicano anche con la loro richiesta di essere fedeli a noi stessi, fedeli alla vocazione e sempre entusiasti.