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"Pronto? Sono Francesco", un libro sulla comunicazione del Papa

Dalle telefonate ai tweet, dalle omelie ai grandi viaggi internazionali. Lo stile comunicativo di Papa Francesco si muove dall’individuo alla collettività. "Pronto? Sono Francesco" è un libro che affronta proprio la rivoluzione della comunicazione del Santo Padre a quasi un anno e mezzo dall’inizio del suo Pontificato. Gianmichele Laino ha intervistato Massimo Enrico Milone, autore del libro e responsabile di Rai Vaticano:

R. – E’ una sorta di bloc-notes lungo un anno di riflessioni, che Papa Francesco ha voluto regalare agli operatori della comunicazione e che ha voluto fare sul mondo dei media, quasi una sorta di Enciclica sui media. Ci ha chiesto subito, all’indomani del Conclave, di poter raccontare verità, bontà e bellezza; questa rivoluzione dello spirito, la rivoluzione di una Chiesa, che offre la proposta rivoluzionaria del Vangelo, duemila anni dopo, in chiave moderna di accompagnamento a credenti e non credenti. Dal primo viaggio a Rio de Janeiro all’intervista a Civiltà Cattolica, al colloquio con il laico Scalfari, alle sue telefonate, Twitter, Papa  Francesco ha percorso e ripercorso, rivisitato tutti i canoni della comunicazione moderna.

D. – Dalle telefonate ai tweet, dalle omelie ai grandi viaggi internazionali, lo stile comunicativo di Papa Francesco si muove dall’individuo alla collettività e questo piace moltissimo. Si può parlare di Papa Francesco come uno dei più grandi comunicatori del ‘900?

R. – Certamente, è uno dei più grandi comunicatori. Non lo dico io, lo hanno sottolineato commentatori, opinionisti di tutto il mondo. Basti ricordare il 2013, quando la rivista Time l’ha innalzato a persona dell’anno, o quando Papa Francesco è finito sulla copertina della rivista rock Rolling Stones. Tutte le componenti mondiali della comunicazione gli hanno riconosciuto questo carisma: un Papa essenziale, che mira sempre al cuore dell’uomo e, ovviamente, al cuore della proposta cristiana.

D. – La capacità di comunicare del Pontefice come si riflette sui cattolici e sui non cattolici?

R. – E’ stata una grande sferzata, innanzitutto per il mondo cattolico, anche quello, forse, più sonnolento e dormiente; e per i non cattolici e non credenti, addirittura, la possibilità di un incontro: Papa Francesco ci accompagna quotidianamente lungo le strade di una ricerca; per i non cattolici, la possibilità di una porta aperta. Questa facilità all’incontro, insomma, è stata una chiave vincente e anche per questo rivoluzionaria.

D. – Qual è stato il messaggio e il gesto di Papa Francesco, che più l’ha colpita dal punto di vista dell’efficacia comunicativa?

R. – La conferenza stampa a tutto campo, senza nascondere nulla sull’aereo di ritorno dalle splendide, meravigliose giornate di Rio de Janeiro, quando nonostante la stanchezza si è soffermato a lungo ad affrontare tutte le problematiche inerenti la Chiesa, il rapporto con la società, la sua persona, il perché di alcune scelte. Quella intervista a 360 gradi senza rete – la chiamerei così – senza alcuna rete, in presa diretta, è stata la base forte del suo Pontificato, e l’abbiamo visto in questi mesi.