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Ocse/Cnel: l'integrazione degli immigrati in Italia passa per la scuola

Immigrati sbarcano a Lampedusa

Gli immigrati in Italia lavorano relativamente di più degli italiani, svolgono i lavori più umili e precari, ma subiscono maggiormente gli effetti della disoccupazione. E’ quanto emerge dal rapporto “L’integrazione degli immigrati e dei loro figli in Italia”, redatto dall’Osce con la collaborazione del Cnel e del Ministero del Lavoro e presentato questo lunedì a Roma.  C’era per noi Michele Raviart:

 

Metà degli uomini lavora nel settore edìle, metà delle donne fa la badante. Sono questi i mestieri degli immigrati in Italia. 4 milioni e mezzo di persone, che rappresentano l’11% della forza lavoro attiva del Paese. Sono lavori poco qualificati, poco attraenti per gli italiani, e penalizzati dall’economia sommersa e dal crollo dei consumi delle famiglie.

La disoccupazione colpisce soprattutto gli stranieri meno istruiti. L’Ocse calcola che la metà di quelli tra i 15 e i 34 anni ha un grado di scolarizzazione paragonabile, nel migliore dei casi, alle scuole medie. Il loro ingresso alle superiori è sempre più difficile. Stefano Scarpetta, direttore del dipartimento del lavoro e delle politiche sociali dell’Ocse.

Quello che vediamo è che in molti di loro si ripetono alcune delle difficoltà dei loro genitori. Molti di loro lasciano il sistema formativo troppo presto, senza aver acquisito delle competenze che poi gli permetteranno l’integrazione nel mercato del lavoro. Bisogna concentrarsi su di loro, aiutarli ad acquisire quelle conoscenze che poi saranno importanti per il loro inserimento, per la loro vera integrazione. Sono una potenzialità nel nostro Paese. Dobbiamo in qualche modo renderla più efficace.

L’Italia è, insieme alla Spagna, il Paese europeo con la più alta crescita annua di immigrati, anche a causa della sua posizione. Per questo, suggerisce Giorgio Alessandrini del Cnel, la risposta al fenomeno deve essere strutturale ed internazionale.

La prima priorità è sicuramente indurre l’Europa ad un impegno veramente solidale rispetto all’emergenza “Mare Nostrum”. L’immigrazione deve entrare dentro la politica estera attraverso le politiche di cos viluppo con i Paesi africani, a partire da quelli del Nord Africa. La seconda priorità è quella di affrontare seriamente in Italia le politiche di integrazione con i 4 milioni di immigrati che abbiamo. Non c’è un problema degli immigrati che si affronta da solo. I problemi degli immigrati rispetto al lavoro è il problema degli immigrati e degli italiani.