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Processione a Oppido, Libera: omaggio al boss abitudine ormai intollerabile

La processione mariana svoltasi in una frazione di Oppido Mamertina, in Calabria, il 2 luglio scorso

"Ci troviamo di fronte a episodi non nuovi nella storia della Chiesa e in particolare di quella calabrese. Le mafie, la 'Ndrangheta, utilizzano qualsiasi mezzo pur di ottenere il consenso e la popolazione, purtroppo, spesso dà il consenso a questi criminali". Così, don Pino De Masi, referente dell'associazione Libera per la Piana di Gioia Tauro, in Calabria, commenta la notiza che a Oppido Mamertina una processione con la statua della Madonna si è fermata davanti alla casa di un boss mafioso, per omaggiarlo.

"Credo che proprio per questo - continua il sacerdote - la scomunica che il Papa ha pronunciato contro i mafiosi a Sibari, il 21 giugno scorso, sia oggi importante non solo per loro ma anche per la Chiesa. Non era solo un avvertimento rivolto ai mafiosi, per ricordargli che sono fuori dalla Chiesa se non si convertono. Ma anche un invito alla Chiesa stessa ad accelerare il passo, a fare di più contro il male, per prevenirlo". "I vescovi calabresi - ricorda don De Masi - si sono già pronunciati tante volte contro questi gesti. Di fatto però, nei nostri ambienti ancora manca una prassi pastorale condivisa. Quindi è importante che tutte le chiese di Calabria lavorino per scelte condivise che impediscano queste situazioni. E, nonostante fatti come questi si verifichino ancora, molto si sta facendo anche nella diocesi di Oppido. Un lavoro di educazione delle coscienze, una cooperativa che gestisce i beni confiscati alla mafia, la costruzione di una chiesa su un terreno confiscato". "Questa è la strada: la scomunica del Papa ai mafiosi è un punto di non ritorno per noi uomini di Chiesa e per le nostre comunità".

Don De Masi, ribadisce poi la critica, già pronunciata dai vescovi calabresi, verso gli esponenti del clero che non hanno abbandonato quella processione: "Di fronte a un maresciallo dei Carabinieri che si è allontanato, proprio per dissociarsi dall'omaggio al boss, i sacerdoti presenti non dovevano restare a guardare". "Comunque - conclude il referente di Libera - non leggerei questo 'inchino' della processione davanti alla casa del boss come una ritorsione dopo le parole del Papa a Sibari, ma piuttosto come una brutta abitudine che, nel modo più assoluto, non dobbiamo più tollerare". 


(Fabio Colagrande)