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Razzi da Gaza e raid israeliani, cresce la violenza

Miliziano palestinese ucciso nei raid israeliani a Gaza

Senza sosta le tensioni in Medio Oriente, scatenatesi dopo il rapimento e l’uccisione di tre giovani ebrei a cui è seguito il barbaro omicidio di un giovane palestinese, bruciato vivo. Ancora durissima la rappresaglia israeliana dopo il lancio di razzi da Gaza. Attacchi aerei dell’esercito ebraico nella Striscia hanno causato la morte di almeno 9 palestinesi. Intanto il premier Netanyahu ha telefonato al padre del palestinese ucciso, esprimendo “lo shock dei cittadini israeliani e personale per il brutale omicidio, assicurando che i colpevoli saranno giudicati e puniti”. Tre dei sei ultra-nazionalisti ebrei fermati dalla polizia avrebbero confessato, ricostruendo l’assassinio. Della situazione, Giancarlo La Vella ha parlato con don Nandino Capovilla di Pax Christi:

R. – Dal nostro punto di osservazione, che è quello della comunione con le comunità cristiane, sentiamo che più che la situazione politica è il coinvolgimento delle persone, delle comunità ad essere veramente in attesa, non solo di gesti di profezia, ma anche di una decisione da parte della comunità internazionale di riprendere il percorso di giustizia, nella terra segnata dalla violenza.

D. – Perché la logica della vendetta lasci il passo a quella del dialogo, che cosa si può fare?

R. – E’ proprio questo. Il problema è che diamo ancora per scontato che, per esempio, la logica della vendetta sia accettabile, insieme ai gesti profetici, come è stato quello di Papa Francesco. Quel silenzio potentissimo, appoggiandosi al muro di apartheid, quel silenzio può diventare debolissimo, se non c’è da parte, questa volta, della comunità internazionale, veramente, una ripresa di quello che è l’obbligare i due contendenti al rispetto, al ripristino della legalità, che supera quindi assolutamente la logica della giungla e della barbarie.

D. – Non siamo più di fronte ad un confronto tra esercito e miliziani, ma lo scontro sta coinvolgendo indiscriminatamente i civili...

R. – Sì, la situazione è così grave, perché non stiamo parlando di uno scontro tra due eserciti, non stiamo parlando di un campo di battaglia. Ecco, l’uscita da questo incubo, quindi, deve essere, da una parte, ancora una voce da Papa Francesco e, dall’altra, invece, non più della comunità ecclesiale, perché il Patriarca attuale è stato chiarissimo in questi giorni - “Basta con questa logica di vendetta” - ma da parte della comunità internazionale, appunto, una ripresa della chiarificazione, perché senza un congelamento immediato della colonizzazione, senza un ripristino dei diritti per tutti, nella stessa terra, davvero, l’incubo si avvolge solamente in una spirale, che può solo portare ad un peggioramento della situazione.