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Papa Francesco \ Incontri e Eventi

Abusi sessuali, don Di Noto: dal Papa monito affinché non accadano più

Don Di Noto, fondatore associazione Meter

"Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono". Questa richiesta di perdono è uno dei passaggi centrali dell'omelia pronunciata da Papa Francesco durante la Santa Messa celebrata nella Casa Santa Marta lunedì 7 luglio, alla presenza di sei persone vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Dopo la celebrazione, per circa tre ore, il vescovo di Roma ha avuto colloqui individuali con ciascuna di loro. Sul valore di questi gesti del Pontefice ecco il commento di don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter contro la pedofilia. L'intervista è di Fabio Colagrande:

R. – Papa Francesco, seguendo le grandi orme ben consolidate di Benedetto XVI, sta continuando a dare un segnale che io definisco quasi una rivoluzione. Sta dando ascolto proprio a quel grido del Bambino Gesù, che raccoglie le grida di tante vittime, di tanti bambini. Papa Francesco sta dando un segnale ben chiaro: la Chiesa è madre e proprio perché madre deve proteggere i suoi figli. La Chiesa, nel corso dei secoli, forse ha dimenticato questa attenzione…  Però Papa Francesco – accogliendo le vittime proprio nel cuore della Chiesa – ha riaffermato che la Chiesa è dalla loro parte. E’ un appello, secondo me, incisivo per tutti i vescovi: che i vescovi inizino sempre di più o continuino sempre di più a fare i pastori del gregge; e nei confronti delle vittime, credo che il più grande segnale che si stia dando è la possibilità di poter offrire percorsi di guarigione, di libertà, di riconciliazione. Ma soprattutto si dice ancora: “Che non accada mai più!”. Non devono accadere questi fatti! Ahimé, il problema è che ancora ci sono dei fatti simili che accadono, ma per fortuna ormai la Chiesa li affronta con determinazione: chi compie questi atti non può stare nella comunità ecclesiale!

D. – Don Fortunato, cosa significa il fatto che Papa Francesco abbia trascorso circa tre ore incontrando questo persone?

R. – A chi come me, come fondatore di Meter, da 20 anni si è posto ad ascoltare e a guardare il dolore delle vittime, sembra che Papa Francesco abbia dato un ulteriore segnale: chi non ascolta non comprende; chi non guarda negli occhi le vittime, chi non nota la ferite - non soltanto psicologiche, ma anche fisiche nella loro esistenza – non può capire. “Chi guarda, ama” diceva Benedetto XVI. Ci vuole coraggio ad ascoltare ciò che accade nelle ferite delle persone, una grande umiltà anche. Io credo che il dolore abbia imposto a Francesco quasi quell’atteggiamento di compenetrazione della sofferenza umana. E’ un segnale, un comportamento, io direi quasi uno stile pastorale, che non possiamo non fare nostro: io che sono un parroco e di conseguenza tutti i vescovi. 

D. – Hanno colpito le parole del Papa che ha chiesto perdono anche per le omissioni di quei capi della Chiesa che hanno taciuto di fronte all’orrore o girato la testa dell’altra parte. Questo ovviamente è anche un monito per il futuro…

R. – Sicuramente, sicuramente! Certo i capi della Chiesa, i vescovi – alcuni – non hanno fatto i vescovi. Questo lo dobbiamo dire. Non è che sia un’offesa, ma proprio perché di fronte a questi drammi non sono stati capaci di affrontarli, hanno creato questo senso di omertà… Sarebbe bello un altro atto, oltre quello di Papa Francesco che raccoglie nell’unità della carità tutte le Chiese. Sarebbe bello che i tanti vescovi che hanno coperto, dicessero alla loro comunità: “Abbiamo sbagliato anche noi! E possiamo andare anche avanti ora”.