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Bambin Gesù: arrivano le “storie favolose” scritte dai bimbi ricoverati

Storie favolose: iniziativa dell'Ospedale Bambin Gesù - ANSA

“C’era una volta un drago buono che sputava fuoco solo ai cattivi…”. Iniziano come le favole classiche ma sono storie originali scritte dai bambini ricoverati nell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e interpretate da attori professionisti e personaggi dello spettacolo. Ora queste “Storie favolose” sono raccolte in un libro di favole in video, raggiungibile sul sito www.storiefavolose.it. Su questa originale iniziativa, Alessandro Gisotti ha intervistato la dott.ssa Lucia Celesti, responsabile del Servizio di Accoglienza e delle Ludoteche del Bambin Gesù:

R. – L’iniziativa si inserisce in un ambito più ampio di quella che noi chiamiamo “la terapia dell’accoglienza”: noi ci occupiamo della cura del bambino e non soltanto per l’aspetto proprio prettamente fisico, ma della cura a 360 gradi. In questo l’aspetto ludico, l’aspetto anche narrativo del raccontare le favole è uno degli elementi della terapia. L’idea è quella dell’accoglienza e poi la nostra comunicazione ha avuto questo sfizio di far raccontare le storie scritte dai bambini da attori famosi.

D. – Queste storie per cosa si contraddistinguono? Ce ne è una in particolare che l’ha colpita?

R. – Direi che quello per cui si contraddistinguono è che ogni bimbo ci porta dentro la propria esperienza di malattia, le proprie paure. Quindi sono individualmente originali. Lei sa probabilmente che il valore terapeutico della favola è una cosa che non abbiamo certo inventato noi: è qualcosa di molto antico. Quel che è bello e quel che è originale è che ogni bimbo che giunge in ospedale può esorcizzare le proprie paure personali: chi  è entrato in oncologia; chi ha paura del bianco perché il bianco è il camice e quindi lo trasforma in qualcosa di magico; chi ha paura della cosa rumorosa e invece poi quella diventa un’astronave, come la Tac o la Risonanza… Tante sfaccettature che, però, servono tutte ad elaborare il vissuto di paura e farlo diventare una cosa magica e i bambini piccoli eroi.

D. – Davvero c’è anche qualcosa di meraviglioso per voi – immagino - che vedete questa capacità impressionante, che noi adulti non avremmo, di riuscire ad affrontare la malattia…

R. – E’ veramente eccezionale! I bambini si entusiasmano. E’ diverso se lei dice ad un bambino “devi fare un esame di risonanza magnetica” o se il bambino riesce a viverlo come una storia fantastica, riesce a scriverla, a metterla per iscritto, a raccontarla come l’entrata in un viaggio, in un mondo favoloso, nel mondo di Star Trek: nella sua astronave ne esce vittorioso. E il coinvolgimento non è solo dei bambini, ma anche degli adulti: anche se noi non siamo bambini, però questo lato bambino in molti di noi devo dire – per fortuna, penso – è rimasto.

D. – Quale tipo di possibili sviluppi potrà anche avere?

R. – Io credo che noi continueremo a lavorare con tanti attori, perché devo dire che la felicità è contagiosa, le cose buone sono contagiose, per fortuna! Quindi tanti altri attori si sono aggiunti all’elenco di quelli che lavorano naturalmente gratuitamente per noi. Per certo i bambini non si stancano mai e quindi di conseguenza non ci stanchiamo mai neanche noi!