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Filippine: i vescovi sulla legge sulla salute riproduttiva

Filippine: lettera dei vescovi sulla legge sulla salute riproduttiva - AFP

Una “Guida pastorale” dettagliata per aiutare i cattolici a comprendere l’applicazione della legge sulla salute riproduttiva: a diffonderla sono i vescovi filippini, che proprio in questi giorni hanno tenuto la loro Assemblea Plenaria. Il documento arriva dopo che, l’8 aprile scorso, la Corte Suprema del Paese ha confermato la costituzionalità della normativa (Reproductive Health Law, Rh Law): fortemente osteggiata dalla Chiesa cattolica, con un dibattito durato ben sedici anni, la legge introduce metodi di pianificazioni familiare anche artificiali, come la contraccezione, nell’assistenza sanitaria pubblica, con l’obiettivo di fermare la sovrappopolazione.

Tuttavia, ad aprile la Corte suprema ha sì accettato l’impianto complessivo della legge, ma ha riconosciuto il diritto all’obiezione di coscienza da parte di singoli medici o di strutture sanitarie private.

Ora, dunque, i vescovi sentono di avere il  “dovere pastorale di offrire istruzioni a quanti operano in strutture sanitarie, pubbliche o private, in modo che possano conoscere le loro prerogative”, considerato la lunghezza della sentenza della Corte (ben 104 pagine) ed il linguaggio tecnico-giuridico in essa contenuto. Innanzitutto, la Chiesa di Manila sottolinea quanto evidenziato dalla Corte: l’aborto ed i farmaci abortivi sono proibiti dalla Rh Law. “Il diritto alla vita – spiegano i presuli – è basato sulla legge naturale, precede e trascende ogni autorità o legge umana”.

Quanto agli operatori sanitari che fanno obiezione di coscienza, la Chiesa filippina si appella al principio della “inviolabilità della coscienza umana” e sottolinea che un obiettore “non è obbligato e può rifiutarsi di informare un paziente sui luoghi in cui si possono ricevere i contraccettivi”. Tanto più che la sentenza della Corte afferma: se un obiettore dovesse fornire tali informazioni, “sarebbe complice di un azione per lui moralmente ripugnante ed offensiva”.

Altro punto essenziale del verdetto emesso dalla Corte Suprema riguarda la tutela degli obiettori impiegati in posti governativi: definendo “discriminatorio” l’articolo della Rh Law che obbliga i dipendenti dello Stato a non praticare l’obiezione di coscienza, la Corte ora permette loro tale opzione. “Naturalmente – aggiungono i vescovi – i cattolici non dovrebbero, in base all’etica, cercare lavoro in quelle agenzie governative che promuovono la contraccezione artificiale”. 

I vescovi, poi, ricordano quanto stabilito dalla Corte riguardo alle forme irreversibili di contraccezione, come la vasectomia o la chiusura delle tube: ora viene richiesto il consenso di entrambi i coniugi, contrariamente alla Rh Law che permetteva la scelta del singolo coniuge, “erodendo quella coesione familiare che lo Stato è obbligato, secondo la Costituzione, a tutelare e promuovere”. 

E ancora: in riferimento alle istituzioni educative private, i vescovi evidenziano che “la Corte riconosce il diritto di tali enti di esseri esclusi dall’applicazione della Rh Law, in base al riconoscimento della libertà accademica di educazione, specialmente riguardo all’ambito religioso”. Per questo, i vescovi sottolineano che “le scuole cattoliche non sono obbligate a diffondere la Rh Law”, ma devono “preparare i giovani ad essere genitori responsabili, sulla base della dottrina della Chiesa”.

Infine, la Chiesa di Manila invita le diocesi del Paese ad organizzare “seminari e simposi” per aiutare gli operatori sanitari cattolici a comprendere “l’importanza della sentenza della Corte” per l’attuazione della Rh Law. (I.P.)