Social:

RSS:

App:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Mondo \ Africa

Nigeria: salta incontro tra presidente e madri delle ragazze rapite

Malala insieme ad alcune ragazze nigeriane fuggite dai rapitori - AFP

Si torna a parlare delle oltre 200 ragazze sequestrate in Nigeria dai miliziani di Boko Haram nell’aprile scorso. Finora solo alcune di loro sono riuscite a fuggire. A riportare l’attenzione sulla vicenda è Malala Yousafzai, la 17.enne attivista pakistana che nei giorni scorsi ha incontrato ad Abuja il presidente nigeriano Goodluck Jonathan per chiedergli di incontrare i genitori delle studentesse sequestrate. L'incontro è saltato dopo che il presidente ha accusato gli attivisti che hanno lanciato la Campagna internazionale di liberazione delle ragazze #BringBackOurGirls e che nella capitale nigeriana continuano a manifestare, di fare politica. Per un aggiornamento sulla situazione Adriana Masotti ha sentito Riccardo Noury, portavoce e direttore della comunicazione per l’Italia di Amnesty International che sostiene la Campagna:

R. – Intanto, questa ragazza – Malala – che ha festeggiato in Nigeria il suo 17.mo compleanno in questa maniera così coraggiosa ed eroica, merita tutta la riconoscenza del mondo. Ha fatto una richiesta precisa al presidente Jonathan Goodluck: di smetterla di tergiversare, di dare informazioni incomplete e a volte inattendibili. Ci avviamo ai 100 giorni dal rapimento delle ragazze ed è stucchevole vedere come non sia stato possibile avere informazioni certe o avere una strategia che porti al loro rilascio. E quindi, la situazione è grossomodo quella che Amnesty International denunciava all’inizio: una complicità e una connivenza che è qualcosa di un po’ più grave dell’impreparazione o della negligenza da parte delle forze di sicurezza locali; una catena di comando che non ha funzionato e oggi ancora un’incapacità da parte del governo nigeriano di prendere delle misure concrete che garantiscano il ritorno a casa in incolumità e sicurezza delle ragazze.

D. – Anche il vescovo di Maiduguri, la diocesi di cui fa parte il villaggio delle ragazze rapite, ha denunciato più volte interessi di gruppi di potere che regnano in Nigeria, la corruzione ecc… Ha detto: c’è qualcuno che appoggia queste milizie nell’esercito e nel governo …

R. – Sì: non meraviglia il contenuto di questa denuncia, perché se dall’inizio dell’anno Boko Haram è riuscito a fare terra bruciata in maniera indisturbata nel Nordest del Paese e ormai i morti sono alcune migliaia; se riesce a fare decine e decine di chilometri in carovana senza che nessuno lo fermi, entrare in un villaggio, prendere le ragazze e portarle via e rifare la stessa strada senza che nessuno lo ostacoli, è evidente che non agisce da solo. Certamente, la vita di 200 e più ragazze vale poco, così come vale poco la vita dei cristiani: ci sono persone che, a causa della loro fede, del loro genere, della loro voglia di studiare, sono al centro di questa offensiva spietata che non si riesce a fermare.

D. – Quale vita possiamo immaginare per queste ragazze, in questo periodo?

R. – E’ difficile poterlo dire… i resoconti che arrivano da parte delle ragazze fuggite, ricordiamo che si tratta, ovviamente, di ragazze traumatizzate, persone impaurite … però, da quello che si sa, i racconti sono di un misto di indottrinamento e di brutalità, con dichiarazioni di vendita delle ragazze, come se si fosse ad una fiera campionaria, come spose … Non sappiamo se sia andata così, non sappiamo quante siano andate fuori confine, acquistate come spose o come schiave. Tutto è nell’incertezza. L’unica cosa certa è che il governo della Nigeria dovrebbe fare molto di più e l’unica cosa certa è che le organizzazioni per i diritti umani non cesseranno di accompagnare la lotta delle madri delle ragazze ancora ostaggio.

D. – In Nigeria si fanno ancora manifestazioni. La Campagna internazionale #BringBackOurGirls cioè “portiamo indietro le nostre ragazze”, sembra invece un po’ caduta nell’oblio. Ma c’è, ad esempio, un appello on-line che si può ancora firmare, sul vostro sito …

R. – Sì: noi abbiamo già consegnato migliaia di firme a Roma, all’ambasciata della Nigeria, ma continuiamo a raccoglierle nella sezione “appelli” del sito amnesty.it. Per quanto riguarda il resto del mondo, quell’hashtag BringBackOurGirls era un hashtag molto emotivo. E’ stato bello vedere tanta gente che si è mobilitata. Poi, per una legge quasi inesorabile, l’attenzione cala, con il tempo, ci sono altre emergenze … E’ anche vero che le persone non possono essere attente a tutto, 24 ore al giorno; i governi invece dovrebbero esserlo: quello nigeriano così come quelli della comunità internazionale.