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Vescovi Usa: no alla copertura sanitaria per la contraccezione

Il card. Sean Patrick O'Malley - ANSA

I vescovi degli Stati Uniti esprimono la loro ferma opposizione alla nuova proposta di legge per la “Protezione della salute della donna dalle ingerenze delle aziende”. Il provvedimento, presentato nei giorni scorsi al Senato, risponde alla recente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti (la Burwell contro Hobby Lobby Stores) che ha dato ragione a chi aveva chiesto di essere esentato per "motivi religiosi " dall'obbligo previsto dalla riforma sanitaria del Presidente Obama di pagare ai propri dipendenti la copertura assicurativa per la contraccezione.

In una lettera al Senato, il cardinale arcivescovo di Boston Sean O’Malley e l’arcivescovo di Baltimora William E. Lori denunciano il carattere liberticida della legge, le cui norme – affermano - potrebbero rimettere in discussione tutte le tutele giuridiche della libertà di coscienza e religiosa previste dall’ordinamento federale in materia di copertura sanitaria.

A cominciare dal Religious Freedom Restoration Act (Rfra), approvato all’unanimità con voto bi-patisan nel 1993. “Il Congresso non ha mai approvato una legge con lo scopo specifico di ridurre la libertà religiosa degli americani e non dovrebbe farlo nemmeno ora”, si legge nella missiva.

Inoltre, secondo i due presuli, essa si applicherebbe non solo ai contraccettivi, ma a tutte le prestazioni sanitarie minime fissate da leggi e regolamenti federali presenti e futuri. Se, ad esempio, l’Esecutivo decidesse in futuro di includere la cosiddetta “pillola del giorno dopo” nella lista dei servizi sanitari di prevenzione, i datori di lavoro non avrebbero alcuna possibilità di avvalersi della Rfra o di altre leggi federali che tutelano la libertà di coscienza. A questo - prosegue la lettera - va aggiunto che la legge si applicherebbe a tutti i datori di lavoro, non solo quindi alle aziende a scopo di profitto, e riguarderebbe anche i dipendenti.

In sostanza, concludono il card. O’Malley e mons. Lori , il provvedimento non può andare bene per una nazione che difende il principio della libertà religiosa. Né aiuterebbe ad estendere a tutti i cittadini la copertura sanitaria, come nelle intenzioni dichiarate della riforma voluta da Obama. Di qui l’appello ai senatori a bocciarlo. (C.G.)