Social:

RSS:

App:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Mondo \ Italia

Italia: quasi 30mila i minorenni allontanati dalle famiglie

Un bambino scrive

Le esperienze e le storie dei minorenni allontanati in Italia dalle loro famiglie sono stati oggi al centro di un incontro con la stampa, svoltosi presso la Camera dei deputati e promosso da varie associazioni. Nell’occasione è stato illustrato il manifesto “#5 buone ragioni per accogliere i bambini e i ragazzi che vanno protetti”. Sui dati che riguardano i minorenni allontanati, Amedeo Lomonaco ha intervistato Liviana Marelli, del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca):

R. – I minorenni fuori famiglia sono 29.388, di cui più o meno la metà, 14.991 sono in comunità, comunità educative o in comunità familiari; il restante, quindi 14.396, sono in affido familiare. La metà, esattamente 6.986, sono in affido a nuclei di parenti. Questi sono i numeri.

D. – Da questi numeri emerge anche che l’Italia è uno dei Paesi, in Europa, che meno ricorre all’allontanamento…

R. – Esatto. Il dire che in Italia si allontana troppo è una cosa statisticamente non vera. Questo non vuol dire che va bene allontanare. Bisogna sostenere la famiglie. Se stiamo sui dati, gli altri Paesi europei, simili all’Italia, ovviamente, quindi la Francia, la Germania, il Regno Unito e la Spagna, allontanano in ordine con questa percentuale: la Francia il 9 per mille, la Germania l’8 per mille, il Regno Unito il 6 per mille, la Spagna il 4 per mille, l’Italia il 3 per mille. Non è neanche vero che si allontana di più negli anni. Dal 2007 ad oggi, il numero dei minorenni è grossomodo questo, quindi non c’è un’impennata come a volte si dice. Dico solo che negli anni 60 i bambini nei cosiddetti orfanotrofi erano 250 mila. Quindi, non possiamo neanche dire che non si è fatto nulla per evitare l’allontanamento. Questi sono i dati. Peraltro, quando parliamo di ragazzi in comunità, dobbiamo anche ricordare che fra gli oltre 14 mila in comunità, 1.926 sono ragazzi in comunità ma con un procedimento penale, in quanto autori di reato. Allora andare dentro i numeri, secondo me, ci permette di capire e di stare in maniera più adulta su queste questioni, evitando ideologie o stereotipi.

D. – Che tipo di famiglie sono quelle coinvolte negli allontanamenti?

R. – Il primo dato che mi sembra importante sapere è che il 26%, e quindi uno su quattro dei minorenni allontanati, è allontanato d’urgenza, ma dalle forze dell’ordine, non dal servizio sociale o altro. Uno su quattro vuol dire che esce dalla propria famiglia perché è in conclamata situazione di maltrattamento, di incuria, di disagio. Poi, c’è quella che viene definita l’inadeguatezza genitoriale: si parla di grave trascuratezza, di grave negligenza, non è la normale fatica del vivere. Poi, ci sono abuso e il maltrattamento e il dato della povertà non è mai un elemento a sé stante: è spesso uno degli elementi che accompagna abuso e maltrattamenti, trascuratezza, grave negligenza, grave situazione di abbandono morale e materiale. Peraltro, l’abbandono morale e materiale è l’unico presupposto per la dichiarazione di adottabilità.

D. – Al fianco dei numeri ci sono anche le proposte: quali quelle principali in favore dei diritti dei minorenni?

R. – La prima proposta è proprio di costruire, finalmente, le linee guida per l’allontanamento ma anche per l’inserimento in comunità o in famiglia affidataria. Quindi linee guida: perché si allontana, quando si allontana, quando si deve fare, come si sceglie la risposta. E’ il tema dell’appropriatezza. Peraltro l’Onu ce lo chiede. Il secondo passaggio è: investiamo sull’infanzia, sosteniamo la famiglia. Oggi noi abbiamo un sistema di welfare assolutamente carente. Gli interventi a sostegno delle famiglie fragili sono sempre meno e poi ci meravigliamo se queste, alla fine, non ce la fanno più a crescere i propri figli. L’altro punto è che il piano nazionale infanzia sia finanziato, non sia il libro delle buone intenzioni. Sono un po’ queste le richieste.