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Violenze in Medio Oriente: uccisi 4 bimbi palestinesi

Finisce la tregua umanitaria a Gaza, 4 i bambini palestinesi uccisi

In Medio Oriente, subito dopo la fine della tregua umanitaria alle ore 15 locali, sono ripresi sulla Striscia di Gaza i bombardamenti dell'aviazione israeliana. Uccisi 4 bambini: tre di loro, due fratelli e il cugino, si trovavano sul tetto di un palazzo.  Una settantina i razzi lanciati sulle città di Israele da Hamas e dalla Jihad islamica. Abbattuto dall'aviazione di Tel Aviv un drone di Hamas nella zona di Ashqelon. Intanto prosegue la missione al Cairo del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, missione sostenuta dal segretario generale dell’Onu, Ban- Ki moon.  Il servizio di Graziano Motta:

E’ stata una boccata d’ossigeno la tregua di cinque ore ottenuta  dall’Onu per ragioni umanitarie, a Gaza ha permesso i soccorsi ai feriti più gravi e alla popolazione che si è rifornita viveri e generi di prima necessità di scoprire la lievitazione dei prezzi. Per cinque ore sono pure cessati i lanci di razzi palestinesi su Israele, la popolazione dei centri abitati non ha risentito sia pure per poco le sirene di allarme. Poi il conflitto è ripreso con gli spari di missili e obici di mortaio sul territorio israeliano e con i raid aerei israeliani su Gaza. Una fonte militare ha riferito che sono stati colpiti tre obiettivi dei miliziani fondamentalisti, uno dei quali in un campo profughi. Proprio mentre un portavoce dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, annunciando la casuale scoperta in una sua scuola di venti razzi, denunciava i pericoli per la sua missione umanitaria in questi giorni di conflitto nei quali sta ospitando nelle sue strutture circa 20 mila civili. Nel raid israeliano nel quartiere Ashraf di Gaza città sono morti tre bimbi palestinesi della stessa famiglia, facendo lievitare così anche il numero dei ragazzi uccisi nel conflitto;  sui quattro fratelli raggiunti ieri nella spiaggia dove giocavano a pallone dagli spari di un’unità navale, il governo israeliano ha annunciato un’inchiesta. La tensione si è riaccesa al confine israelo-libanese per il lancio sulla Galilea di razzi dal territorio controllato dagli Hezbollah ma sembra ad opera di un gruppo estremista palestinese; l’aviazione israeliana ha risposto e l’UNIFIL, la forza delle Nazioni Unite, “seriamente preoccupata” ha detto il suo portavoce, ha aumentato a 400 il numero delle pattuglie militari.

Paura e sofferenza segnano in queste ore dunque la Terrasanta, ma la preghiera comune non si ferma, come testimonia al microfono di Gabriella CerasoEdoardo Stupino della comunità del Movimento dei Focolari a Gerusalemme di cui fanno parte israeliani e palestinesi:

R. - Da parte palestinese - soprattutto coloro che abitano a Gaza  con cui siamo in contatto telefonico perché non si può né entrare né uscire - mancano tante cose e ci sono tante perdite umane. Quindi, non si vede una via d’uscita attualmente.

D. - Nessuno è andato via, è riuscito ad allontanarsi o ha voluto lasciare le proprie case?

R. - No. Dei nostri sono rimasti tutti, abitano lì, hanno famiglia da tanti anni.

D. - Le loro esperienze, su come riuscire a far in modo che l’odio non prevalga, le state raccogliendo?

R. - Sì. Loro cercano di non perdere lo spirito cristiano, malgrado la sofferenza e le paure, cercando di aiutare e di mettere in comune quel poco che possono avere, con le altre famiglie anche se sono musulmane.

D. - Invece, a Gerusalemme l’opinione, il clima che si respira, qual è?

R. - La paura degli ebrei è di avere un contesto intorno a loro che sia ostile. C’è tanta tensione, più del solito, che si riflette anche in una diminuzione, per esempio, dei pellegrini. Quindi, anche qui ci sono delle ripercussioni, anche se in un modo molto diverso.

D. - Il Papa ha chiesto in Italia, ma anche a Gerusalemme, di pregare per la pace. State organizzando o sono previste iniziative a riguardo?

R. - Ci sono iniziative, magari anche piccole. Ci sono, per esempio, incontri di preghiera comune tra le tre religioni; ci sono anche visite a livello personale per sostenersi e pregare insieme.

D. - In generale, qual è il vostro atteggiamento in questo momento? Qual è il vostro sentire ed il vostro auspicio?

R. - Sentiamo che il nostro aiuto deve essere soprattutto un sostegno morale e spirituale, in particolare per i giovani e per i bambini che non vedono vie d’uscita in questo momento.