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Gaza. Tregua umanitaria violata, nessun accordo sul cessate il fuoco

Gaza, non c'è accordo sul cessate il fuoco - AFP

Conferme e smentite si alternano in queste ore sul futuro della pace in Medio Oriente che la comunità internazionale continua a sollecitare. Fonti israeliane annunciano un cessate il fuoco per la Striscia di Gaza con effetto da domani alle 6 ore locali, le 5 italiane, ma Hamas nega e parla solo di progressi. Tutto questo al termine di una mattinata di tensione per la tregua umanitaria violata dopo poche ore e dopo una lunga trattativa in corso al Cairo. Finora oltre 220 i morti a Gaza. Il servizio di Gabriella Ceraso:

Tre proiettili di mortaio sono stati lanciati da Gaza sulla regione di Eshkol, che confina con il settore meridionale della Striscia. Così si è violata, ma senza vittime, la tregua umanitaria proposta dall’Onu a partire dalle 9 di stamane e accettata nella notte anche dal movimento radicale di Hamas. Fiato sospeso dunque, finché, a livello internazionale fonti israeliane diffondono la notizia di un accordo di cessate il fuoco raggiunto al Cairo tra le due delegazioni al lavoro in un albergo della città. La mediazione sarebbe quella egiziana in stretto contatto con gli Stati Uniti, come confermerebbe una telefonata tar il ministro degli Esteri egiziano, Shukri, e il segretario di Stato Usa Kerry. Ma la doccia fredda arriva pochi minuti dopo con l’annuncio di  Hamas che da Gaza nega tutto e poi corregge il tiro parlando di progressi e modifiche da apportare. Unico dato certo, per ora, sono 10 giorni di vioenze e oltre 220 morti a Gaza, gli ultimi i 4 bambini di ieri per i quali il presidente uscente isareliano Peres ha chiesto perdono pubblicamente.

 

Paura e sofferenza segnano in queste ore dunque la Terrasanta, ma la preghiera comune non si ferma, come testimonia al microfono di Gabriella Ceraso, Edoardo Stupino della comunità del Movimento dei Focolari a Gerusalemme di cui fanno parte israeliani e palestinesi:

R. - Da parte palestinese - soprattutto coloro che abitano a Gaza  con cui siamo in contatto telefonico perché non si può né entrare né uscire - mancano tante cose e ci sono tante perdite umane. Quindi, non si vede una via d’uscita attualmente.

D. - Nessuno è andato via, è riuscito ad allontanarsi o ha voluto lasciare le proprie case?

R. - No. Dei nostri sono rimasti tutti, abitano lì, hanno famiglia da tanti anni.

D. - Le loro esperienze, su come riuscire a far in modo che l’odio non prevalga, le state raccogliendo?

R. - Sì. Loro cercano di non perdere lo spirito cristiano, malgrado la sofferenza e le paure, cercando di aiutare e di mettere in comune quel poco che possono avere, con le altre famiglie anche se sono musulmane.

D. - Invece, a Gerusalemme l’opinione, il clima che si respira, qual è?

R. - La paura degli ebrei è di avere un contesto intorno a loro che sia ostile. C’è tanta tensione, più del solito, che si riflette anche in una diminuzione, per esempio, dei pellegrini. Quindi, anche qui ci sono delle ripercussioni, anche se in un modo molto diverso.

D. - Il Papa ha chiesto in Italia, ma anche a Gerusalemme, di pregare per la pace. State organizzando o sono previste iniziative a riguardo?

R. - Ci sono iniziative, magari anche piccole. Ci sono, per esempio, incontri di preghiera comune tra le tre religioni; ci sono anche visite a livello personale per sostenersi e pregare insieme.

D. - In generale, qual è il vostro atteggiamento in questo momento? Qual è il vostro sentire ed il vostro auspicio?

R. - Sentiamo che il nostro aiuto deve essere soprattutto un sostegno morale e spirituale, in particolare per i giovani e per i bambini che non vedono vie d’uscita in questo momento.