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Oratori e "Grest": l'estate con un'anima di molti ragazzi italiani

"Cre Grest": il progetto estivo delle Diocesi lombarde

Il progetto “Cre grest” delle diocesi lombarde consiste in un sussidio fornito alle parrocchie per organizzare le attività estive: un tema di fondo lega giochi, canti, balli e anche riflessioni. Quest’anno l’attenzione va sul tema dell’abitare, declinato in più sfumature: dall’accoglienza del diverso alla custodia di quanto già presente in uno spazio. Un’iniziativa attiva già da anni che, nata come aiuto per la pastorale, è diventata punto di riferimento per le famiglie nell’assistenza dei ragazzi nei tre mesi di vacanza. Paolo Giacosa ne ha chiesto i particolari a Gabriele Bazzoli, referente “Cre Grest” per la Diocesi di Brescia:

R. – Il progetto “CreGrest” è un’occasione delle diocesi lombarde per lavorare insieme e per costruire l’estate dei ragazzi, soprattutto dei bambini delle elementari ed i ragazzi delle medie, con gli adolescenti che sono un focus importante del nostro progetto: in gran parte delle nostre parrocchie fanno gli animatori, cioè aiutano i bambini ed i ragazzi a vivere bene l’estate in oratorio. Le diocesi lombarde sono abbastanza simili rispetto al Grest: in quasi tutte le parrocchie ed oratori d’estate viene offerta questa opportunità, che dura normalmente dalle tre alle cinque settimane ed è un momento in cui i bambini possono giocare, vivere insieme i momenti di preghiera e di animazione legati da un tema particolare. Lo svolgimento del progetto, infatti, prevede un sussidio piuttosto ampio: la storia del Grest, alcune attività, giochi ed una parte tematica sviluppata per integrare il progetto; inoltre, ovviamente, i canti ed i balli che fanno parte del colore che assume ogni estate. Quest’anno abbiamo scelto come tema “Piano terra: il tema dell’abitare, dello stare insieme in un luogo”, tema che va a concludere una trilogia de “l’incarnazione”: abbiamo fatto il percorso dell’inizio del Vangelo di Giovanni. “In principio era il Verbo”, il primo anno di questa trilogia è stato dedicato al tema della parola – “Il Verbo si è fatto carne” – quindi l’anno scorso il tema del Grest è stato il corpo. Poi, “è venuto ad abitare in mezzo a noi”, infatti, quest’anno il tema è l’abitare. Tema molto bello anche perché oggi l’abitare parla dell’inclusione sociale, della presenza di tante persone anche di estrazioni e di provenienze diverse nella stessa terra, nello stesso mondo, nello stesso oratorio. Scopriamo le dimensioni di questo abitare che in primo luogo, senz’altro, significa l’imparare ad entrare: entrare è bello o brutto a seconda di come siamo accolti, di come siamo attesi e di cosa c’è pronto per noi . Poi hanno vissuto i due temi paralleli del custodire e del costruire e, infine, il tema conclusivo dell’ultima settimana di Grest è quello dell’imparare a uscire, cioè lo scoprire che ogni luogo che abitiamo non è fatto per noi per sempre ma è una tappa del nostro viaggio.

D. – Molti oratori organizzano nel periodo estivo campeggi ed animazione in parrocchia. Un grande aiuto offerto alle famiglie per l’assistenza dei ragazzi…

R. – Senz’altro. Se la nascita del Grest era stata un’occasione un po’ pionieristica di sperimentazione pastorale; oggi, i Grest e i campi, sono occasioni di risposta ad un bisogno sociale. Ci si accorge che le famiglie non hanno opportunità di avere occasioni per i propri figli nei tre mesi estivi. Quindi, le quattro settimane di Grest e le due settimane di campo estivo spesso diventano davvero un aiuto grande per le famiglie. Certo, il rischio è di ridursi solo al servizio sociale di risposta al bisogno. Invece, l’idea di aver costruito una progettazione piuttosto ampia vuole rende questo tempo non un tempo da riempire ma un’occasione per scoprire dei valori e per fare nuove amicizie.

D. – I vostri sussidi suggeriscono giochi e balli, ma il tema di fondo è sempre molto importante. E’ difficile coniugare il divertimento con la trasmissione di valori, anche cristiani?

R. – Credo proprio di no. Partiamo da un primo riferimento: ciò che è cristiano è specificamente qualcosa che è umano e, se vogliamo, ciò che è umano è qualcosa che si deve sperimentare e il primo modo che l’uomo ha per imparare a conoscersi è proprio il gioco. Ci piace raccontare agli animatori che il modo con cui i bambini diventano grandi è giocando: io scopro di essere più veloce o più lento di un altro, più intelligente o meno intelligente, più o meno bravo a fare gruppo… Questa è la prima base per provare a capire chi sono io. Il Grest ha come caratteristica quella di dare tante opportunità diverse, tanti giochi diversi e lo scoprirsi bravo in qualcosa è una prima grande occasione perché uno possa dire: “Allora valgo, sono importante”. Secondo quella che è stata l’intuizione originaria di don Bosco: “Anche il più piccolo dei talenti che tu hai è importante per me perché è un dono di Dio”.