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La Santa Sede propone all’attenzione dei governi le preoccupazioni del Papa per la pace

L'arcivescovo Dominique Mamberti

La Segreteria di Stato ha inviato alle ambasciate accreditate presso la Santa Sede una “Nota verbale” per richiamare i recenti appelli sul Medio Oriente rivolti dal Papa dopo gli ultimi Angelus. Debora Donnini ha intervistato il segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Dominique Mamberti, chiedendogli con quale animo la Santa Sede guardi a quanto sta accadendo ai cristiani in Medio Oriente, in questo momento:

R. - Ovviamente, la Segreteria di Stato segue la situazione delle comunità cristiane in Medio Oriente con grandissima preoccupazione. Le comunità cristiane stanno soffrendo ingiustamente, hanno paura e molti cristiani sono stati costretti ad emigrare. Solo a Mosul circa 30 chiese e monasteri sono stati occupati e danneggiati dagli estremisti e la croce è stata tolta. Per la prima volta in tantissimi anni non si è potuta celebrare la Santa Messa la domenica. Bisogna ricordare che in Iraq, come negli altri Paesi del Medio Oriente, i cristiani sono presenti dall’inizio della storia della Chiesa e hanno avuto un ruolo significativo nello sviluppo della società e vogliono semplicemente continuare ad essere presenti come artefici di pace e di riconciliazione.

D. - Cosa sta facendo la Santa Sede per cercare di alleviare la situazione?

R. - La Santa Sede agisce a diversi livelli. Innanzitutto il Santo Padre stesso ha manifestato in varie occasioni e in modo commosso la vicinanza alle comunità cristiane, in particolare alle famiglie di Mosul, invitando tutti a pregare per loro. Ha personalmente espresso la sua vicinanza anche attraverso alcuni dei loro responsabili religiosi, tra cui il Patriarca di Babilonia dei Caldei e il Patriarca di Antiochia dei Siri, incoraggiando pastori e fedeli ad essere forti nella speranza. Ha mandato pure un aiuto economico alle famiglie tramite il Pontificio Consiglio Cor Unum, per venire incontro ai bisogni umanitari. Da parte nostra quindi la Segreteria di Stato, attraverso i propri canali diplomatici, continua a stimolare l’attenzione delle autorità internazionali e dei governi alla sorte di questi nostri fratelli ed è stata inviata, proprio ieri e oggi, una "Nota verbale" a tutte le ambasciate accreditate presso la Santa Sede con il testo degli ultimi appelli del Santo Padre concernenti anche più in generale la situazione in Medio Oriente, con la richiesta di far presente il messaggio ai rispettivi governi. Ed è nostro vivo augurio che la comunità internazionale prenda a cuore la questione, giacché sono in gioco principi fondamentali per la dignità umana, il rispetto dei diritti di ogni persona, per una convivenza pacifica ed armoniosa delle persone e dei popoli. L’Iraq e gli altri Paesi del Medio Oriente sono chiamati ad essere un modello di convivenza tra comunità diverse, altrimenti sarebbe una grande perdita e un pessimo presagio per il mondo intero.

D. - Con riferimento sempre alla situazione in Medio Oriente, cosa pensa dei conflitti che attraversano la regione e in particolare dell’intensificarsi della violenza nella striscia di Gaza?

R. - Si tratta di una situazione tragica e molto triste alla quale c’è il rischio purtroppo di abituarsi e di darla quasi come inevitabile, il che non sarebbe giusto. Il Santo Padre ha rivolto numerosi appelli a continuare a pregare, invocando il dono della pace e accogliendo la chiamata che viene da Dio a spezzare la spirale dell’odio e della violenza che allontana dalla pace. Vorrei qui ribadire l’invito del Papa a quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale a non risparmiare alcuno sforzo per fare cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di tutti. Come dice proprio Papa Francesco, ci vuole più coraggio per fare la pace che per fare la guerra, inoltre andrebbero posti al centro di ogni decisione non gli interesse particolari, ma il bene comune e il rispetto di ogni persona.