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Società \ Bioetica

Bimbo Down supera la cultura dello scarto: la vicenda di Gammy

Bambini appena nati

Sta facendo discutere in tutto il mondo la decisione di una coppia australiana che, dopo aver avuto due gemelli da una madre surrogata in Thailandia, ha deciso di abbandonare il maschio di nome Gammy, affetto da sindrome di Down, e di tenere soltanto la sorellina. La notizia, riportata dalla Bbc, è stata subito ripresa dai social network. Il bimbo, ora di 6 mesi, ha una grave patologia cardiaca e ha bisogno di cure urgenti. La mamma naturale, una giovane thailandese di 21 anni che ha rifiutato l’aborto, ha già due figli e ha coraggiosamente deciso di occuparsi del piccolo: ha chiesto però aiuto, perché i 15 mila dollari che ha ricevuto per prestare il proprio utero - inizialmente destinati agli studi dei due figli - non sono sufficienti a far curare Gammy. Un giornale thailandese ha lanciato una campagna di solidarietà, che ha già raccolto 120.000 dollari. Sulla vicenda, Giada Aquilino ha raccolto il commento di Filippo Maria Boscia, docente di Bioetica all’Università di Bari e presidente dell’Associazione medici cattolici italiani:

R. - Quando la tecnica lascia credere che tutto sia possibile, l’individuo l’interpreta come "tutto mi è dovuto" e il suo desiderio viene battezzato come un diritto. E lo stesso individuo intende far valere sempre con forza tale diritto presso le tutte le autorità sociali. In questo momento, siamo in un’isteria del progresso. Il diritto al figlio sta diventando "diritto al figlio perfetto". Quindi, in sostanza, l’effetto principale è che quando la scienza e la tecnica vengono applicate al procreare si lascia uno spazio aperto ad una serie di nuove libertà e nuovi domini della natura. La madre che ha portato avanti la gestazione si è invece preoccupata di guardare alla centralità del figlio: è questo l’elemento principale. E’ importante che in tutto il mondo si prenda coscienza che, quando si passa nella fase della procreazione, non sono più un uomo e una donna soltanto ad avere il dominio e la decisionalità di tutto, ma c’è un terzo componente importante: l’embrione.

D. - Papa Francesco più volte ha parlato della “cultura dello scarto”, le cui vittime - ha detto - sono proprio gli esseri umani più deboli e fragili, ad esempio i nascituri. Perché si è arrivati a questo punto?

R. - Perché la scienza mortifica lo statuto dell’embrione. I diritti dell’embrione devono essere fatti valere, ma chi accetta in questa società così modificata di difenderli? Noi abbiamo un silenzio, una mortificazione circostante, che agisce proprio come anestesia sociale. E questo consente pure che i tecnici si spingano oltre misura, anche con dei gesti che praticamente vengono dati come semi del progresso, ma sono semi della minaccia. Giustamente, Papa Francesco considera che ci debbano essere specifiche norme, diciamo speciali. Io direi che le norme della coscienza devono impedire ai poteri forti di utilizzare le metodiche riproduttive in maniera impropria, o seguendo un’onda di collettiva emulazione. Noi, soprattutto noi cattolici, non possiamo tacere.

D. - Proprio il Pontefice ha denunciato il rischio di essere scartati, espulsi da un ingranaggio che deve essere efficiente a tutti i costi. E’ il caso di Gammy?

R. - E’ quello che è successo. Questo bambino è nato, ma ci sono Centri italiani nei quali nel momento in cui viene riscontrato un bambino Down, al terzo mese di gravidanza, si fa una iniezione endouterina e quel bambino viene già scartato ancor prima di nascere, consentendo solo al sano di poter venire alla luce. Salvo poi a registrare casi come quello di Milano, dove un bambino che doveva essere scartato era invece sano…

D. - Dall’utero in affitto al rifiuto di un figlio con sindrome di Down: al di là della fede, dell’etica, è una questione di dignità umana che è in gioco?

R. - L’utero in affitto è già praticamente un attacco all’embrione e alla dignità umana. Mina la genitorialità che diventa asimmetrica, mina la genetica che, in sostanza, si rende responsabile delle trasmissioni delle malattie. Compromette il rapporto educazionale e relazionale, può creare delle crisi di identità, ma soprattutto crea delle situazioni di abbandono della vita che si dice ‘non degna’ di essere vissuta.

D. - Cosa augurarsi per Gammy, il bambino nato in Thailandia?

R. - Augurerei che siano in molte le coppie del mondo capaci di sostenere lo splendido atto di coraggio che la donna thailandese ha avuto. Forse, questo bimbo è il testimone credibile e vivente di quello che è invece il "guasto"’ che queste tecniche hanno portato.