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Società \ Bioetica

Eterologa. Palazzani (Cnb): bene la legge, Consulta non bastava

Il governo ha stabilito che serve una legge sull'eterologa

Il dibattito sull’eterologa. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin afferma che “i centri, pubblici e privati, senza una legge non si possono muovere. Altrimenti si espongono a contenziosi”. Per il presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, invece, ''i centri di fecondazione assistita autorizzati possono praticare gia' ora l'eterologa, purché rispettino tutti quei paletti che la legge 40 ha fissato per la procreazione medicalmente assistita in generale”.  Alessandro Guarasci ha sentito la prof.ssa Laura Palazzani, vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica:

R. - Penso che la legge sia una scelta giusta, perché consente una regolamentazione complessiva, sistematica, di tutto ciò che la Legge 40/2004 non ha esplicitamente regolato a seguito di tutti i cambiamenti che ci sono stati nella giurisprudenza. Il problema della legislazione è che si tratta di una procedura lenta, perché ovviamente implica una discussione parlamentare, ci sono molto problemi etici in ogni singolo aspetto della nuova regolamentazione. L’altro problema della legge è che una eventuale revisione richiederebbe tempi altrettanto lunghi. Quindi, nell’ambito della bioetica ci siamo accorti che i problemi della biolegislazione sono dati proprio dalla lentezza e dalla rigidità di certi meccanismi, che non riescono a stare al passo rispetto a tutti i nuovi problemi che emergono da progresso scientifico.

D. - Lei come risponde a chi dice che però la sentenza della Consulta bastava per dare il via all’eterologa in Italia?

R. - No, non bastava. Dal mio punto di vista non era assolutamente sufficiente, perché dare il via all’eterologa in realtà è un percorso che deve essere regolato in modo molto chiaro e preciso rispetto, ad esempio, alla selezione dei donatori, al numero di donazioni per donatore, alla donazione, soprattutto degli ovociti femminili, che può nascondere un mercato…

D. - Ma secondo lei quale è un principio cardine da rispettare?

R. - Il diritto dei nati a conoscere le proprie origini. Credo che questo sia un punto inesorabile che debba essere accolto, quale che sia la prospettiva etica, perché il problema delle nuove tecnologie non è solo il diritto di chi accede alle nuove tecnologie, ma è anche il diritto di chi nasce. E in questo caso, nella nascita da eterologa il bambino ha diritto a conoscere le modalità in cui è stato concepito e soprattutto conoscere qual è la sua origine: l’origine genetica innanzi tutto, perché altrimenti questo gli creerebbe uno svantaggio da un punto di vista medico, ma anche la sua origine geografica, perché, in qualche modo, si è percepito ormai da tutti gli studi che sono stati fatti sull’eterologa, che i bambini che nascono da questo procedimento sentono l’esigenza di ricostruire le proprie origini.