2014-08-13 15:21:00

Allarme Onu sugli yazidi: esecuzioni e violenze


Ferma condanna da parte dell'Onu dell'esecuzione, nei giorni scorsi, da parte dei miliziani dello Stato Islamico di circa 500 membri della comunità Yazida in Iraq. Il consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio, Adama Dieng, nella stessa dichiarazione esprime allarme per le notizie di rapimento da parte degli islamisti di circa 1.500 donne e ragazze Yezidi, cristiani e Shabak. Dal premier britannico Cameron l'annuncio di un piano internazionale in corso per evacuare almeno 30.000 profughi yazidi. Delle ultime ore la notizia della distruzione del principale tempio yazida a Lalish, 60 km a nord di Mosul. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno reso noto che è meno probabile un loro intervento per l'evacuazione degli sfollati yazidi. Ma chi sono gli yazidi, noti anche come il popolo dell’Arcangelo Pavone? Paolo Ondarza lo ha chiesto al collega Cristiano Tinazzi, esperto di Iraq:  

R. - Stiamo parlando di una comunità che conta - più o meno - 500 mila persone, che vive prevalentemente nel distretto di Mosul e nella zona del Sinjar; ci sono poi piccole comunità sparse in giro per il mondo, in Germania, in Armenia e anche negli Stati Uniti e in Turchia. E’ una comunità che ha origini antichissime, quasi 5 mila anni, ed è di etnia curda. La religione è molto esoterica, per cui è difficile comprenderla appieno. Sono divisi per tre caste e queste tre caste non possono né sposarsi tra di loro, né sposarsi con esterni. Chiaramente sono tra i primi ad essere soggetti a persecuzioni proprio perché hanno una religione che è legata, in qualche modo, allo zoroastrismo, con alcune derivazioni sufi e anche elementi di Kabbalah giudaica e del cristianesimo: hanno subito influssi, anche se loro preferiscono dire che loro hanno influenzato le religioni che sono venute dopo.

D. - Sono soprannominati anche il “Popolo dell’arcangelo Pavone”…

R. - Sì. L’arcangelo Pavone è uno dei sette angeli che loro venerano. Si tratta di Melek Ṭā’ūs, più o meno corrispondente alla figura dell’arcangelo Lucifero. Diciamo che è un angelo che è “decaduto”, è finito all’inferno e poi si pente: con le sue lacrime spegne le lacrime dell’inferno e torna ad aiutare il mondo. E’ una incarnazione della divinità della luce.

D. - E’ questa associazione a Lucifero che ha reso il popolo yazida soggetto a persecuzioni e a emarginazioni?

R. - Sicuramente! E’ una religione legata ad una sorta di monoteismo, ma duale: nel senso che bene e male sono la stessa persona. Non è visto in senso negativo l’angelo che finisce all’inferno, tant’è che poi si pente delle malefatte… Il fatto comunque che vengano definiti dai sunniti “estremisti adoratori del diavolo” non li mette certo in buona luce. Nel corso dei secoli hanno subito 73 tentativi di genocidio.

D. - In che rapporti sono con i cristiani in Iraq?

R. - In buonissimi rapporti. In sé, loro non hanno alcun problema di convivenza con le altre religioni.

D. - Anche sotto Saddam Hussein hanno subito persecuzioni?

R. - Essendo di etnia curda, comunque, hanno subito un tentativo di arabizzazione da parte di Saddam Hussein: la stessa cosa che ha fatto con i curdi. E’ evidente che dopo la caduta del regime si è acuito questo odio settario - anche religioso - tra i vari gruppi, che è animato anche da interessi politici. E’ una cosa che non è nuova la persecuzione delle minoranze in Iraq, soprattutto dopo l’invasione americana, e l’odio settario che c’è stato dal 2003 in poi. Nel 2007 subirono l’attentato gravissimo da parte di al-Qaeda con un camion bomba che fece quasi 700 morti. Per cui il fatto che adesso ci sia anche una paura feroce nell’avanzata dell’Isis è legata anche a questo, al fatto che il popolo yazida crede e pensa di essere - insieme agli sciiti – il primo obbiettivo "eretico" o "pagàno" soggetto a persecuzioni.








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