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Francesco: vergognoso chi rende schiavo un essere umano

Papa Francesco saluta una donna vittima di schiavitù - REUTERS

“La schiavitù è una terribile ferita aperta nel corpo della società contemporanea, è una piaga gravissima nella carne di Cristo!”. Lo afferma il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace nel comunicato col quale presenta il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la 48.ma Giornata mondiale della pace, del primo gennaio 2015: “Non più schiavi, ma fratelli”. I particolari nel servizio di Alessandro De Carolis:

Uomini e donne di pelle nera in catene sulle navi o chini al lavoro in piantagioni sterminate. È molto difficile che la parola “schiavo” ancora oggi evochi d’istinto un’immagine diversa da quelle antiche illustrazioni, in fondo più folkloristiche che drammatiche, da libro di storia scolastico. E invece la parola “schiavo” è ancora oggi una porta aperta su una galleria di orrori. Il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace li elenca, perché – esclama – sono “una piaga gravissima nella carne di Cristo”: traffico di esseri umani, tratta dei migranti e della prostituzione, lavoro-schiavo, sfruttamento dell’uomo sull’uomo, mentalità schiavista nei confronti delle donne e dei bambini. Una catena di infamie sulla quale – soggiunge il dicastero vaticano – “speculano vergognosamente individui e gruppi, approfittando dei tanti conflitti in atto nel mondo, del contesto di crisi economica e della corruzione”.

Papa Francesco, sensibilissimo al tema, ne fa oggetto di riflessione nel prossimo Messaggio del primo gennaio, poiché – spiega il Pontificio Consiglio – la schiavitù “colpisce a morte” la fraternità universale “e, quindi, la pace”. La pace, si legge nel comunicato, “c’è quando l’essere umano riconosce nell’altro un fratello che ha pari dignità” e dunque il titolo del Messaggio che afferma “Non più schiavi, ma fratelli”.

Per contrastare “efficacemente” la schiavitù in tutte le sue forme, scrive il dicastero pontificio, “occorre innanzitutto riconoscere l’inviolabile dignità di ogni persona umana, e inoltre tenere fermo il riferimento alla fraternità, che richiede il superamento della diseguaglianza, in base alla quale un uomo può rendere schiavo un altro uomo, e il conseguente impegno di prossimità e gratuità per un cammino di liberazione e inclusione per tutti”.

L’obiettivo, conclude, “è la costruzione di una civiltà fondata sulla pari dignità di tutti gli esseri umani, senza discriminazione alcuna. Per questo, occorre anche l’impegno dell’informazione, dell’educazione, della cultura per una società rinnovata e improntata alla libertà, alla giustizia e, quindi, alla pace”.

Il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ricorda alla fine che l’istituzione della Giornata Mondiale della Pace fu opera di Paolo VI e che il Messaggio del Papa “viene inviato alle cancellerie di tutto il mondo e segna anche la linea diplomatica della Santa Sede per l’anno che si apre”.