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Mons. Nicolli: Chiesa si chini sempre più su famiglie in crisi

Mons. Nicolli interviene sulle famiglie in crisi

"Custodire l'umano. Il bene della famiglia”: è il tema del Convegno di tre giorni, promosso della Cooperativa Frate Jacopa a Bellamonte in Val di Fiemme. Ad inaugurare l'evento (il 27 agosto), mons. Mario Toso, segretario del dicastero vaticano “Giustizia e Pace”. Al convegno interviene anche mons. Sergio Nicolli, parroco a Rovereto e già direttore dell’ufficio Cei per la famiglia, sul tema “La fragilità della famiglia, luogo di grazia”. Al microfono di Alessandro Gisotti, mons. Nicolli illustra i punti salienti del suo intervento:

R. – Molti, oggi, che falliscono un progetto di matrimonio cristiano hanno proprio la sensazione di non contare più nulla per la Chiesa, quasi di essere soltanto degli avanzi di un bel progetto andato a male, quasi i cocci di un vaso rotto, insomma, mentre credo sia importante mantenere alta la proposta. Per le famiglie sicuramente è un progetto di santità, ma nello stesso tempo credo che il compito della Chiesa sia quello di affiancarsi alle famiglie che vivono delle difficoltà, perché sono in crisi, oppure delle persone che hanno fallito questo progetto di matrimonio e aiutarle a ritrovare, all’interno di una situazione cambiata, la presenza di un Dio che si fa tenerezza, che accompagna le sensazioni di sofferenza, che non lascia perdere nessuno; dare l’immagine di una Chiesa che non si occupa soltanto dei “perfetti”, ma di una Chiesa che accompagna i deboli e i "falliti" della vita. Questo su cui insiste in maniera molto bella, splendida Papa Francesco.

D. – Lei ha un’esperienza concreta di accompagnamento di un gruppo di separati. Questo aspetto della misericordia così fortemente e convintamente ripetuto da Papa Francesco, come viene colto da queste persone che hanno alle spalle una sofferenza molto profonda?

R. – Viene raccolto quasi come un’ancora di salvezza. Io ho iniziato circa 15 anni fa con un gruppo di separati a Trento. Adesso, essendo parroco a Rovereto, ho ripreso con un gruppo qui. Io spesso, quando parlo in giro, dico che tra tutti i gruppi che ho seguito, in oltre 40 anni di sacerdozio, il gruppo dei separati è il gruppo in cui ho trovato dei capolavori della grazia di Dio, dove ho visto veramente che lo Spirito è capace di scolpire dei capolavori anche da situazioni che sembravano umanamente fallite. E’ il gruppo da cui ho raccolto una ricchezza umana e spirituale più forte che non in altri gruppi. E per questo mi sono convinto che lì dove c’è la sofferenza, dove c’è anche il fallimento, è possibile ritrovare un disegno di Dio, che valorizzi la sofferenza in maniera positiva.

D. – Lei è stato per anni responsabile dell’Ufficio nazionale della Cei per la famiglia, con quale aspettative, con quali speranze guarda al prossimo Sinodo di ottobre sulla famiglia, quello straordinario, e poi l’anno dopo quello ordinario, ma sempre dedicato alla famiglia, per volere di Francesco?

R. – Io vivo questi due Sinodi con una grande attesa che la Chiesa sia capace di dare un’immagine davvero di un Dio, che si china sui fallimenti umani, che si china sulla sofferenza umana, che non lascia perdere nessuna storia, che non considera fallita nessuna vicenda umana, pur continuando a proporre degli ideali alti, quindi senza abbassare il tenore della proposta, una Chiesa che sia capace di valorizzare anche le situazioni di sofferenza e riuscire a far cantare l’amore pure in queste situazioni.